“Zooropa”

Nell’immagine di testata: Bono – in divisa militare della città fittizia “Zooropa” – posa come Napoleone Bonaparte, tenendo in mano il globo, citazione de “Il Grande Dittatore”

“Lei escogiterà
Il mondo dove vuole vivere
Lo sognerà fortemente”
[Zooropa]

Per capire il contesto di questa canzone dobbiamo partire dall’inizio degli anni ’90, anni in cui gli U2 chiusero il Lovetown Tour: a Dublino, il 30 Dicembre 1989, all’inizio di Love rescue me, Bono fece un discorso dove affermò: “Dobbiamo prenderci un periodo di pausa, per ricominciare a sognare“.
Sognare, è questo il problema. Sognare, nel 1989, veniva un pò difficile e fin troppo semplice.

9 Novembre 1989: cade il muro di Berlino.
L’Europa cambia faccia, il comunismo dell’Est si apre per la prima volta all’Occidente capitalista; la Germania – dopo quasi 30 anni – si riunisce in un unico Stato: “A Berlino si erano riuniti tutti gli uomini d’affari dell’ Europa, erano tutti li a cercare di comprare ogni metro quadro, anche le prostitute si erano riunite li. Sembrava che ci fosse la corsa all’oro. Solo che non c’era nessun oro” disse Bono nel 1992.
La nazione tedesca viveva dentro il proprio territorio la contraddizione della Guerra Fredda: la parte Ovest governata dalla politica capitalista dell’America; la parte Est segnata dalla politica e dall’economia collettivista sovietica.

Sognare divenne facile: l’abbattimento del muro fu visto come lo sgretolarsi della prigionia comunista, nella mente delle persone germogliò l’idea della libertà, della speranza, della possibilità di distruggere le costrizioni, le prigioni, il soffocamento del regime di partito.

Ma sognare, divenne anche difficile: il mondo potè vedere – per la prima volta in modo quasi totale – la faccia del vero comunismo, con i suoi segreti di Stato, gli scandali insabbiati da anni di storia, la miseria. Fu come scoprire la faccia oscura della Luna.

Gli U2 erano alla ricerca di qualcosa di nuovo e la Germania ne fu fonte d’ispirazione. Decisero di spostarsi proprio a Berlino, per farsi ispirare dall’aria del cambiamento, sistemandosi agli Hansa Studio – già teatro di grandi album come Heroes di David Bowie – montando gli strumenti in una grande sala che, durante la guerra, fungeva da sala da ballo.

Ma Berlino non fu solo un luogo fisico dove lavorare, al contrario segnò profondamente la band sino al midollo, divenne poesia e inganno, divenne un’orgia di sensazioni: la città era diventata metafora della vita, era lo zoo, il caos che invade le strade. Lo stesso Bono descrive le origini di tale filosofia: “Eravamo appena arrivati a Berlino, e notammo subito una cosa alquanto particolare, la linea principale della metropolitana si chiamava U2, e proprio quella linea portava allo Zoo. Decidemmo di farci un giro, era decisamente rock’n’roll. Lo Zoo era esattamente al centro di Berlino, e si narra che durante la seconda guerra fu bombardato e la gente una mattina si alzò e vide giraffe, elefanti e leoni girare per la città. Mi rimase in mente questa storia“.

Dalle sessions nacque Achtung Baby, e da li a poco, gli U2 diedero il via allo ZooTv Tour: il più maestoso e inquietante tour della storia del rock. “E’ un mondo alla Blade Runner” riferì il cantante “ci sono luci accecanti, schermi giganteschi e la protagonista assoluta: la televisione“.

Già, la televisione. Strumento dell’era moderna, simbolo del progresso che permette di abbattere le barriere e le frontiere del mondo, riuscendo a farti viaggiare ovunque, con il solo click del telecomando: da Boston a Belfast, da Berlino a Roma, da Sarajevo all’Iraq.

La ZooTv nacque proprio da questo aspetto della televisione” raccontò The Edge nel 1993 “tu puoi premere un tasto sul telecomando e vedere la pubblicità di un prodotto per la famiglia dove tutti sono felici, ma basta che vai un canale avanti vieni proiettato negli orrori della guerra a Sarajevo, dove i bambini vengono mutilati dalle bombe. Eravamo disgustati da questo abbinamento e portammo tutto su un palco. L’unica differenza è che davanti allo schermo c’erano 70.000 persone“.

La Mosca iniziò a prendere sempre più il mio posto” raccontò Bono “voleva un camerino tutto per se e dopo un pò portò con se il suo amico Macphisto. Mi mettevo quegli enormi occhiali e diventavo qualcun’altro e la cosa mi piaceva“.

Durante lo show” raccontò Larry “ci collegavamo con Sarajevo proprio durante la guerra, Bono diceva che faceva parte del gioco, che la gente doveva vedere la realtà in faccia…io ero contrario…non mi piaceva, credevo che in qualche modo saremmo stati attaccati dalla stampa e dalla gente.

Una volta ci fu una scena davvero toccante e imbarazzante” spiegò Bono “ci collegammo con tre donne di Sarajevo e loro ci dissero il perchè ci collegavamo, ci dissero che lo facevamo solo per apparenza tanto noi eravamo ricchi. Gridarono che nel loro paese si muore e noi invece stavamo su un palco a fare musica. Quando il collegamento si chiuse noi quattro ci guardammo in faccia, eravamo totalmente toccati da quelle parole. Il pubblico era ammutolito e lo show doveva continuare, e continuammo come se non era successo nulla. Ecco questo è quello che la televisione è veramente, contraddizione pura, e quella sera si toccò l’apice della contraddizione“.

La Mosca ad ogni show faceva zapping chiedendo al pubblico cosa volesse vedere: “Volevano vedere una scena di un film porno ed eccoli accontentati…’Dai ragazzi dateci dentro!'” – continua Bono – “Volevano vedere una partita di baseball o una soup-opera nessun problema, basta cambiare canale e il gioco è fattoMontammo una specie di confessionale, lo chiamammo Zoo-Confessional. Era uno stanzino tappezzato con una fodera tigrata, la gente entrava li e si sfogava davanti alla telecamera. Poteva dire quello che voleva…quello che non sapevano è che tutto poi veniva trasmesso durante lo show. C’era gente che confessava di essere omosessuale, altri che si baciavano davanti alla telecamera, altri ancora che raccontavano di aver tradito la fidanzata o la moglie. E facevano tutto davanti a centomila persone“.
Il Grande Fratello. Già, ma quasi dieci anni prima.

Da Berlino e la sua Zoo Station, alla ZooTv interattiva; dalla ZooTv il passò fu breve per espandere l’idea e creare una nuova città: Zooropa.

L’Europa stava entrando in una nuova fase, tutto fu ancora più incerto: la caduta del muro di Berlino lasciò il posto alle guerre di Sarajevo e tutta la comunità europea sembrava anch’essa uno zoo, con le sue nette contraddizioni. Zooropa era la città dove tutto era governato con una sola legge: “contraddiction is balance” [la contraddizione è equilibrio].

La prima canzone-omonima di Zooropa si apre con una lunga introduzione fatta di rumori e voci elettroniche: voluta da Flood – produttore dell’album assieme a Brian Eno e The Edge – è un viaggio dentro il mondo cibernetico, l’entrata dantesca dell’inferno elettronico dove la nostra anima si fonde, letteralmente, alla confusione digitale del XX secolo (consiglio la visione del film Videodrome di Cronemberg).

Che cosa vuoi?

Una domanda molto vaga, molto misteriosa. La voce distorta di Bono la ripete in sottofondo. Ci siamo mai posti la domanda “Cosa vogliamo?”. Cosa cerchiamo veramente nella nostra vita? E’ difficile rispondere, magari non lo sappiamo neanche cosa vogliamo veramente.

La domanda continua a risuonarci nell’orecchio, la canzone sembra tentarci mandando messaggi subliminali al cervello: ci invita ad accendere l’apparecchio elettronico, sederci sulla nostra poltrona e goderci il piacere carnale della televisione. Essa ha sempre qualcosa da offrirci.

Zooropa…Il progresso per mezzo della tecnica [Audi]
Zooropa…Sii tutto ciò che riesci ad essere [Esercito USA]
Sii un vincente [Lotterie Inglesi]
Mangia per dimagrire [Slimfast]
Zooropa… Un tipo di bianco più tendente al blu [Pepsi/Daz]
Zooropa…Potrebbe essere tuo stanotte
Siamo delicati e verdi
E perfettamente puliti
Zooropa…migliore da progetto [Toshiba]
Zooropa…vola i cieli amichevoli [United Airlines]
Per mezzo dell’ applicazione della scienza [Zanussi]
Abbiamo quella cerchia di confidenza…[Colgate]

Ecco cosa ci offre la tv: pubblicità, slogan, spot, sorrisi, ammiccamenti, la stereotipata felicità occidentale incorniciata da un marketing platinato e zuccheroso. La nostra testa pensa all’occidentale, valuta il potere in base al possesso, l’anima e il carattere sono secondari, la macchina e il conto in banca si sostituiscono alla personalità. La prima parte della canzone è costituita da slogan ‘rubati’ da famosi spot dell’epoca (Audi, Pepsi ecc.) a voler sottolineare come la televisione offre solamente cose. Ma c’è dell’altro: Bono canta il primo slogan – quello dell’Audi – in tedesco, e non è un caso; la tv, come la Germania, abbatte il suo muro, diventa Europea e, come un Leviatano hobbesiano, allunga i suoi tentacoli su più nazioni contemporaneamente. Nasce l’eurovisione: il 1984 europeo.

E non ho bussola
E non ho mappa
E non ho ragioni
Nessune ragioni per tornare indietro

Non sappiamo orientarci in questo mondo frenetico, abbiamo letteralmente perso la bussola. E’ una società fondata sulla velocità, dove le persone cambiano come canali televisivi, dove le relazioni finiscono come emittenti fallite, dove il silenzio non è contemplato essendo sintomo di pacatezza e isolamento. Il nuovo mondo è rumore, interferenze e continuo bombardamento mediatico 24 ore su 24. Silence=Death.

Non esistono mappe che sappiano indicarci come muoversi, dove orientarci. Le metropoli , viste dall’alto, somigliano sempre di più a circuiti elettrici; gli uomini, a loro volta, a delle macchine, guidati da idee spacciate per verità attraverso altoparlanti e schermi in alta definizione. beLIEve.

E non ho religione
E non so cosa è cosa
E non conosco il limite
Il limite di cosa abbiamo ottenuto

Non si ha più la religione. Bono spiegò questo verso a Joe Jackson di Hot Press in questo modo: “C’è una frase, mi sembra, nel Nuovo Testamento che dice che lo spirito si muove e che nessuno può dire da dove viene e dove vada. Ho sempre considerato così la mia fede. Ecco perchè in Zooropa dico di non avere più una religione. Credo che la religione sia nemica di Dio, perchè nega la spontaneità dello spirito e la sua natura quasi anarchica.

Non si sa più nulla, perche’ l’irrealtà, l’immaginazione, il nostro mondo virtuale ci ha creato false certezze. “Everything you know is wrong“. Non si conosce il limite delle cose. Il limite è qualcosa che, per sua natura, segna la fine di qualcosa; ma una volta superato, può essere la linea di partenza di qualcos’altro. Quando non si conosce il limite, però, tutto diviene incerto poichè il mondo ci appare impalpabile: non abbiamo nè riferimenti nè punti d’arrivo, la vita diventa un ‘esistere’ e non più un ‘vivere’.

Non preoccuparti baby, andrà tutto bene
Hai le scarpe giuste
Per attraversare  la notte
E’ freddo fuori, ma ben illuminato
Evita i sotterranei

Ma una voce, indistinta e flebile, ci dice che non dobbiamo preoccuparci, che tutto andrà al suo posto. “Abbiamo le scarpe giuste“, siamo in grado di affrontare questo caos senza fine. Possiamo attraversare la temibile notte, fuori è ostile, fa freddo, ma abbiamo la nostra volontà che ci guida. Abbiamo la nostra luce che ci fa evitare gli ostacoli e le trappole (i sotterranei) del mondo in continuo turbamento.

Andiamo sulla superficie
Metti la tua testa fuori dal fango baby
Pianta fiori nel fango baby
Sopra la terra

Usciamo, andiamo in superficie, mettiamo la testa fuori dal fango e guardiamo la luce, tutto si può cambiare in meglio, con la determinazione ci si può riuscire. La frase “Pianta fiori nel fango” significa proprio questo: anche nei luoghi più ostici si può piantare qualcosa di meraviglioso, come un fiore, e regalare vita. Il simbolo del Joshua Tree qui è fortemente presente: l’albero che cresce nel deserto è simbolo di resistenza, pur vivendo in un luogo ostico ed estremo, è riuscito ad adattarsi, trovando l’acqua, e costruendo il suo paradiso attraverso l’inferno.

Nessun particolare nome di luogo
Nessuna particolare canzone
Mi stavo nascondendo
Da cosa mi sto nascondendo?

Esattamente come THX 1138 nasciamo con un codice da seguire, regole pre-impostate, binari da percorrere, ed esattamente come il protagonista del film assumiamo la nostra dose giornaliera di droga (la tv) distribuita dal sistema per tenere le nostre menti controllate. E tutto questo lo facciamo senza neanche chiederci il perchè: agiamo per imitazione, il branco si muove e noi ci muoviamo, proviamo paura perchè tutti hanno paura, la nostra vita è meccanizzata in turni vitali (esattamente come i turni lavorativi in fabbrica) dove ci alziamo, lavoriamo, rientriamo a casa, stiamo davanti la tv, dormiamo.

Iniziamo, infine, ad acquistare una mentalità inedita, iniziamo ad uscire dall’omologazione accorgendoci che la nostra paura non ha un nome, non è un luogo o una canzone. Dunque perche’ aver paura? Perchè nascondersi sottoterra come gli altri? E da cosa ci stiamo nascondendo?

Non preoccuparti baby, andrà tutto bene
L’incertezza…può essere un faro guida
Io sento voci, voci ridicole

Il nostro essere ci suggerisce di non preoccuparci, andrà tutto bene. L’incertezza, l’indecisione, possono essere la giusta via da seguire. La confusione è come la nebbia: ci fa dubitare delle cose, nasconde ciò che conosciamo, le strade diventano incerte; ma ci permette di vedere le cose con occhi diversi, e di valutarle ripartendo da zero. La confusione è pensiero. E quest’ultimo è il nemico più temuto dai mass-media.
Zooropa inizia a vacillare.
Adesso le voci confuse della televisione – ascoltate all’inizio della canzone – ci appaiono vuote, senza alcuno scopo. Son divenute solo lettere e simboli, coordinate che non portano in nessun luogo.

Fuori nella scia
Andiamo, andiamo in superficie
Metti la tua testa fuori dal fango baby
(Lei escogiterà
Il mondo dove vuole vivere
Lo sognerà fortemente)

Il mondo che si vuole, lo si deve prima sognare. Tutto parte dalla voglia di cambiare, se non c’è determinazione, non c’è nulla. I mass-media ci dicono come pensare e come agire. Sognare, adesso, è molto più difficile che nel 1989. Siamo lobotomizzati dalle immagini, dai suoni, dai sogni patinati delle star dello show-system. I soldi sono il nostro Dio, la televisione la nostra compagna di vita. Viviamo dentro Zooropa ma non siamo in grado di vederla. Non bisogna più abbattere un muro fatto di cemento e mattoni, ma una cortina invisibile che staziona nelle nostre teste. Cultura e pensiero sono le armi a nostra disposizione, il pulsante OFF del telecomando la protesta più dura che possiamo attuare contro la tv.
La cura è soltanto una: sognare. Ma fatelo fortemente.

they-live-we-sleep
“Essi vivono, noi dormiamo” [dal film “Essi vivono” di J. Carpenter]
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3 pensieri riguardo ““Zooropa”

  1. La creatività e lungimiranza raggiunte nello Zoo Tv Tour è qualcosa di irraggiungibile nel rock ma non solo. Si tratta di un arte contemporanea, una band che ha compreso i mutamenti in atto molto meglio di tanti politici, filosofi e sociologi, portandoli su un palco, riuscendo a sintetizzare lo stordimento dell’era digitale alle porte e un orizzonte tutt’altro che sereno come la narrazione dei media voleva imporre. “Zooropa” non è forse, a distanza di 23 anni, una definizione quantomai azzeccata per quello che stiamo vivendo, tra crisi di rifugiati e ora anche la Brexit? Non a caso Bono & co. l’hanno rispolverata nella leg europea dello I+E rivolgendo al pubblico la fatidica domanda, oggi più che mai pressante: “What do you want?”

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    1. Sono assolutamente d’accordo con te, “Zooropa” è un album che descrive perfettamente il processo in atto in Europa. Da una parte tutto ciò inquieta – non è cambiato nulla, o quasi, da 23 anni fa – dall’altro però ci fa capire come la musica possa anticipare e descrivere fenomeni politici e sociopolitici che altre forme di indagine culturale non fanno trasparire con tale semplicità ed efficacia.

      La domanda da te riportata “What do you want?” è infatti il manifesto perfetto dei giorni nostri: siamo tutti persi in un mare di opportunità allettanti…ma tutte illusorie e vuote.

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