“Babyface”

Nell’immagine di testata: Christy Turlington e Bono, durante il servizio fotografico per la rivista Vogue [1992]

“Tornando a casa tardi alla sera
Per accenderti
Esaminando ogni fotogramma
Ho la moviola dalla mia parte
Girando intorno ed intorno
Con il suono ed il colore
Sotto il mio controllo, vai”
[Babyface]

The Edge: “Credo che noi stessi siamo stati influenzati dalla guerra (del Golfo ndr) in termini di immagini. Dalla campagna ‘Desert Storm’, il contrasto bizzarro in tv tra quelle immagini di soldati carbonizzati nei loro carri armati con la pubblicità o le soap opera su altri canali, ci facevano cominciare a pensare che potevamo usare il concetto di questo ‘sovraccarico di informazioni media’ come uno dei concetti del tour. E’ sicuramente una delle dinamiche dello show, portare le immagini ad un punto tale che fossero quasi ipnotiche ed allo stesso tempo sconcertanti. I ‘media’ elettronici sono il simbolo della nostra epoca, ed era giusto sottolineare un punto così importante.”

Adam Clayton: “E’ interessante capire che tutt’ora c’è il dramma in Bosnia, il concetto che ci sconvolge è che possiamo vedere atrocità in TV e poi non fare nulla, semplicemente cambiare canale.”

The Edge: “E’ terribile pensare che queste immagini non abbiano più significato. Ti stancano, arrivi al punto di saturazione della compassione, diventano solo statistiche, si confondono realtà e fiction senza avere più significato. Ci si dimentica che ad appena 300 chilometri c’è la guerra in Europa (Guerra di Bosnia ndr). Abbiamo perso il potere di rimanere coinvolti intimamente in questa tragedia per colpa del modo in cui viene descritta.”

Adam Clayton : “Durante in Nazismo in Germania l’uomo della strada si difendeva dicendo che non era al corrente di quello che succedeva, la situazione oggi è ben diversa ma non mi sembra che ci sia molta mobilitazione.”

[Intervista della Rai in occasione dei concerti dello ZooTv a Roma nel 1993]

Lo ZooTv iniziò il 29 Febbraio 1992 a Lakeland e si dilungò sino al 10 Dicembre 1993 chiudendosi a Tokyo: 157 date per un tour lunghissimo che toccò ogni parte del mondo portandosi dietro il gigantesco teatro cibernetico fatto di luci, ombre e televisori. Alla fine del 1992 gli U2 erano sfiniti per i numerosi concerti, decisero così di prendersi una pausa, durante la quale, canalizzarono l’esperienza dello ZooTv in nuove canzoni dall’aria ancora più cupa del recente Achtung Baby. L’idea dei quattro ragazzi irlandesi era quella di pubblicare un EP di pochi brani – una sorta di Wide awake in America degli anni ’90 – ma con il procedere dei lavori si resero conto di possedere abbastanza materiale per pubblicare un album vero e proprio.

Intanto i concerti dello ZooTv erano ripresi, e gli U2 si ritrovarono a suonare in giro per il mondo per poi ritornare a Dublino per registrare. Così Bono ricorda quel periodo : “Fu una vera folliaNon puoi nemmeno immaginare cosa sia stato. Volavamo a Roma per suonare davanti a 60.000 persone e, ancora con il costume di MacPhisto indosso e il trucco che mi si scioglieva sul viso, tornavamo all’aeroporto e ripartivamo con lo Zooplano. Arrivavamo a Dublino verso le quattro del mattino, lavoravamo sino alle otto, dormivamo sino a mezzogiorno e poi riprendevamo il tour. Qualcosa risentì di tutto questo ma a me sembra che il disco possieda una bella energia.”

In quel periodo, la band era entrata in un mondo completamente diverso rispetto agli anni ’80 : i ragazzi cowboy incazzati col mondo, che professavano i fatidici “tre accordi e la verità”, non c’erano più. Adesso Bono appariva sulla copertina di Vogue abbracciato a Christy Turlington indossando l’abito in pelle di The Fly, mentre Adam Clayton si era fidanzato con Naomi Campbell: gli U2 erano entrati in contatto con il glamour delle discoteche, dei party di alta moda, della vita mondana. Avevano oramai amicizie VIP, e le top model dell’epoca spesso si recavano nei backstage dei loro concerti.

Bono si ritrovò quindi a vivere in quell’aria rarefatta delle celebrità – cosa che aveva sempre rifiutato di fare negli anni ’80 – e accettò di farne parte per poter svelare, attraverso le canzoni, cosa si nascondesse dietro quel mondo dominato dall’apparenza.

Babyface, seconda canzone dell’album Zooropa – pubblicato nel Luglio del 1993 – è una canzone che io definirei “emblema” degli U2 di quel periodo. In essa ritroviamo tutte le tematiche che, Bono e soci, portarono sul palco attraverso immagini, suoni e costumi. La canzone, che ha un aspetto dolce e idilliaco, in realtà cela una cupa realtà che si ricollega alla guerra del Golfo e al, ancor odierno, rapporto che abbiamo con la tv.

Guardando i tuoi occhi azzurri
Nel fermo immagine
Li ho visti così tante volte
Mi sembra di essere il tuo migliore amico
Tu sembri bella, così bella, oddio,
Agghindata come una bella giornata
Viso da bimba, Viso da bimba
Rallenta figliola, lasciami sciogliere il tuo pizzo
Viso da bimba, viso da bimba
Ragazza copertina con grazia naturale
Come può la bellezza essere così gentile
Con un tipo normale ?

A differenza della prima traccia dell’album (che descrive un mondo distopico), Babyface va ad incentrarsi sul rapporto Uomo-Televisione. I primi versi sono, a tutti gli effetti, i pensieri di un uomo seduto davanti alla tv mentre gioca con le immagini rallentandole. La visione di questa ragazza bellissima (la top model o l’attrice del momento, icona temporanea della bellezza femminile) illude lo spettatore di conoscerla, come se fosse il suo migliore amico.

Nasce quindi un nuovo tipo di rapporto tra le persone, il rapporto cibernetico: attraverso i colori e le sfumature saturate di un’immagine, noi, inconsapevolmente, ci convinciamo di conoscere quella persona mai incontrata, e mentre la osserviamo (e addirittura la comandiamo!) pensiamo quasi che quella figura possa pensare a noi, incrociare il nostro sguardo, innamorasi della nostra vera persona. E proprio quest’ultimo concetto è espresso nei versi “Come può la bellezza essere così gentile/Con un tipo normale ?“, dove si sottolinea l’alienazione mentale alla quale le immagini ci sottopongono. Siamo convinti che una star possa provare simpatia, legarsi a noi, avere un rapporto con un tipo normale (noi telespettatori) attraverso il tubo catodico.

Tornando a casa tardi alla sera
Per accenderti
Esaminando ogni fotogramma
Ho la moviola dalla mia parte
Girando intorno ed intorno
Con il suono ed il colore
Sotto il mio controllo, vai
In giro ed in giro, scendendo
Agghindata come una bella giornata
Viso da bimba, Viso da bimba
Capelli di stagnola tutti legati col pizzo
Viso da bimba, viso da bimba
Ragazza agrodolce non mi darai un assaggio?
Come può la bellezza essere così gentile
Con un tipo normale ?

Il telespettatore, quando spegne la tv, ha subito un desiderio: riaccenderla. La tv ha un effetto “stupefacente” verso la nostra mente tanto da ri-attrarci per farci stare nuovamente bene. “Tornando a casa tardi la sera“, si presume dopo la giornata lavorativa, il protagonista della canzone non fa altro che “riaccendere”, nel vero senso della parola, non solo l’apparecchio visivo ma anche le sue emozioni.

La tv come speranza, relax, desiderio (ludico e sessuale, pensiamo alla pornografia) al quale ognuno di noi aspira nella vita di tutti i giorni, ma che trova certezza nel pulsante ON del telecomando. Viene ripreso il concetto del controllo apparente “Ho la moviola dalla mia parte/Girando intorno ed intorno/Con il suono ed il colore/Sotto il mio controllo, vai” costante onnipresente nel rapporto telespettatore-televisione. Questo rapporto, però, non è multilaterale: la prima sensazione che si ha è che il telecomando, stretto nella nostra mano, serva a comandare l’apparecchio audiovisivo. Ma se fosse il contrario? La televisione risponde a noi o noi rispondiamo a essa pregandola di soddisfare i nostri desideri?

Il telecomando a questo punto diventa solo una scelta pilotata: sappiamo che sul canale 8 c’è la Guerra del Golfo ma nel canale 9, lì accanto, abbiamo un film erotico, una sitcom o una fiction. Il telespettatore, per quello che abbiamo detto prima, non va a cercare altri problemi guardando le noiose immagini della guerra (le respinge fortemente perchè sa già cosa andrà a vedere, diventando appunto insensibile a certe tragedie) mentre, nel canale 9, non sa cosa potrà trovare e provare (eccitazione, desiderio, suspance, allegria, gioia, tristezza). A livello mentale, si ha ben presente cosa si possa trovare in entrambe le situazioni, ma la differenza sta proprio qui: sul canale 8 tutto ciò che vedremo saprà di piatto, monotono, scadente e blando; nel canale 9 invece, pur sapendo già che troveremo gente che fa sesso, trasgressione, nudità o quant’altro avviene un meccanismo, attraverso il quale, tutto ciò che vedremo è come se lo stessimo vedendo per la prima volta, mantenendo alto il nostro interesse. E’ pura illusione. Un gioco di prestigio che noi vogliamo fortemente provare quotidianamente.

Viso da bimba, Viso da bimba, rallenta figliola,
Lasciami sciogliere il tuo pizzo
Viso da bimba, Viso da bimba
Apri quella porta
Lasciami disfare la mia valigia
Viso da bimba, Viso da bimba,
Tu sei dovunque figliola
Tu sei da tutte le parti
Viso da bimba, Viso da bimba
Stai venendo da me dallo spazio esterno
Come può la bellezza essere così gentile
Con un tipo normale ?

Il punto di vista quindi si sposta: la prima canzone dell’album parla dell’umanità davanti ai messaggi subbliminali di una tv diventata “multietnica”, qui invece l’obiettivo della telecamera si stringe, entra nelle nostre case, e ci osserva mentre siamo davanti al televisore, con il telecomando, in mano a fare zapping. Gli U2, con l’album Zooropa, volevano dare – ai fans e non solo – il ritratto di un’ipotetica città del futuro, dove ogni cittadino potrà sentirsi Dio e comandare persone, scelte, sensazioni, umore, colore, volume ed emozioni mediante dei pulsanti. Pura illusione certo, ma a chi importa?

Babyface ha l’atmosfera di una canzone d’amore, un involucro dolce e vellutato, un involucro strano per una canzone che parla di illusione e manipolazione mentale. Ma quest’atmosfera, apparentemente leggera, tramuta ogni parola in un messaggio inquietante e oscuro che striscia sotto quei suoni morbidi e rassicuranti.

Bono: “E’ una canzone che parla dell’osservare senza entrare nel quadro. Parla di come giochiamo con le immagini, convinti che possano servirci a conoscere qualcuno. E che manipolando una macchina che in realtà ci controlla, pensiamo di esercitare un certo potere. Parla dell’illusione di avere il controllo.”

image
dal film “Videodrome” di D. Cronemberg
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