“Running to stand still”: il Vietnam ai tempi dello ZooTv

“La politica è guerra senza spargimento di sangue e la guerra è politica con spargimento di sangue”
[Mao Tse-Tung]

Esistono alcune canzoni che possiedono una magia, una forza evocativa, che gli permettono di evolversi nel tempo, plasmando il loro significato, dipingendo nuove sensazioni e colori: Running to stand still parla delle sette torri di Dublino, un luogo periferico della capitale irlandese che — come definì Bono — “nacque quando tutto il mondo capì che costruire case una sopra l’altra era sbagliato.” Le sette torri non sono altro che sette grandi palazzi di cemento armato in cui furono allestite, su più piani, appartamenti per le persone meno agiate. Un luogo malfamato, dove disoccupati e senza tetto si radunavano per alleviare le loro pene iniettandosi l’eroina.

Durante lo ZooTv Tour però, la canzone cambiò completamente sia a livello musicale – con una chitarra più drammatica – sia a livello comunicativo: l’idea di rappresentare la guerra del Vietnam venne a Bono mentre parlava con Jerry Mele membro della crew degli U2, deceduto nell’Aprile 2016. Quest’ultimo, infatti, era un veterano di guerra. Fece parte del corpo dei Marine combattendo proprio in Vietnam come pilota d’elicotteri. Oltretutto ebbe anche problemi con l’eroina essendone stato dipendente proprio a causa del conflitto asiatico. Bono, quindi, elaborò l’idea di mettere in scena una sorta di “redenzione” dei soldati attraverso la droga.

La decisione d’ispirarsi ad un avvenimento tanto brutale e meschino come la guerra, ed elevarlo a poesia, a spettacolo riflessivo, derivava dal fatto che all’epoca dello ZooTv, nel 1992, era in corso la prima Guerra del Golfo. Gli U2 si resero conto che, a dispetto di quanto i media volessero far credere, la guerra era diventata una sorta di cameo all’interno delle trasmissioni televisive: era ovunque, in piccole o grandi dosi. Tale bombardamento – fisico in Kuwait, mediatico nei salotti di casa – era assolutamente contraddittorio qualora si girava canale e si riusciva ad evadere in un sol istante dagli spari di fucile grazie alle soap opera.

Lo ZooTv aveva dunque la sua dose di guerra reale proprio al centro dello show in mezzo a top model, pornostar, pubblicità e ogni diavoleria stucchevole dello show business.

Durante la canzone venivano proiettate immagini del conflitto vietnamita sui maxi-schermo mentre Bono cantava vestito da pilota d’elicottero. Verso la fine della canzone mimava il gesto della siringa che entra nella vena e, rivolgendosi al fascio di luce che scendeva dall’alto e che lo illuminava (come se fosse la divinità a cui rivolgersi), intonava un Hallelujah liberatorio come assoluzione dei peccati commessi.

La canzone terminava con il cantante circondato dal fumo di due bengala ed anche tale particolare non è casuale. Mele raccontò a Bono che i bengala di colore rosso e arancione venivano usati in Vietnam negli scontri a fuoco nella jungla ed avevano un significato ben preciso: uno serviva per indicare agli elicotteri di avvicinarsi per prendere i soldati feriti, l’altro indicava di stare lontani al sicuro per via degli attacchi dei Viet Cong. L’armonica infine irrompeva dentro ai fumi colorati come un urlo straziante impregnato di morte mentre i bagliori accecanti delle bombe illuminavano il cielo e la musica sfumava su Where the streets have no name: nel frattempo un massacro si era consumato tra Bullet the blue sky (nel martoriato San Salvador)  e Running to stand still (nel Vietnam battuto dal napalm americano).

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