“Fuck Revolution”: i quattro ragazzi che sfidarono l’IRA

Nell’immagine di testata: Bono sventola la bandiera bianca ad Albany (us) [1983]

Della prossima canzone si è parlato davvero molto. Questa non è una canzone di protesta. Questa è Sunday Bloody Sunday.

[Bono – 1983]

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Durante la carriera di una band, soprattutto se quest’ultima attraversa diversi decenni e va incontro a svariate evoluzioni interne, arriva sempre quel periodo buio, che nel gergo artistico viene chiamato “blocco creativo”. Negli U2 si verificarono due importanti “blocchi creativi” rispettivamente nelle due grandi fasi di “evoluzione-rottura” rispetto al precedente modo di porsi al mondo e alla musica stessa: il primo si ebbe nel 1982 durante la lavorazione di War ed il secondo tra il 1990 e il 1991 durante la travagliata gestazione di Achtung Baby.

In entrambe queste fasi la band si ritrovò a fronteggiare una grande difficoltà ad esprimere ciò che aveva in testa. La loro musica sembrava “morire” una volta uscita dall’astrattezza dei pensieri e, al materializzarsi attraverso gli amplificatori, risultava vuota e spenta rispetto al suono che avevano immaginato.

Sia nel 1982 che nel 1990, questa fase di difficoltà compositiva fu superata grazie ad una “canzone-simbolo” ossia un brano, o parte di esso, che fece scattare nei quattro ragazzi irlandesi la scintilla che indicò esattamente dove focalizzare la loro attenzione e le loro forze.

One fu il faro che illuminò gli U2 nella fredda Berlino del 1990. Sunday bloody sunday, invece, fu il folgorante manifesto-guida che trascinò gli U2 verso la composizione di War, e indirizzò Bono e compagni ad affrontare in modo ancor più diretto e deciso sia la questione irlandese sia il concetto più generale di guerra.

La bozza della canzone fu scritta dal solo Edge nell’estate del 1982 poichè tutti gli altri membri della band si trovavano in vacanza. Edge cercò di fronteggiarsi per la prima volta con la veste di compositore e autore di testi, cosa che non aveva mai fatto prima lasciando tale compito a Bono. La frustrazione per il non riuscire a esprimere ciò che aveva dentro lo portò a odiare la sua incapacità, tanto da spingerlo ad afferrare la chitarra e sfogare tutta la sua rabbia. Ne uscì il riff di Sunday Bloody Sunday.

Il 20 Dicembre del 1982 la canzone fu suonata per la prima volta a Belfast, il cuore della lotta irlandese e casa dell’IRA, dove Bono la introdusse così: “Questa canzone parla di noi, se non vi piace non la suoneremo mai più“. Ma solo pochissimi spettatori, dei tremila ad assistere al concerto, lasciarono il luogo indignati.

In questo breve estratto dal film-documentario It Might Get Loud del 2008, Edge spiega proprio lo scenario attorno alla nascita di Sunday Bloody Sunday:

L’8 Novembre del 1987, nella cittadina irlandese di Enniskillen, ebbe luogo un tremendo attentato da parte dell’IRA durante il “Remembrance Sunday”, una parata militare per celebrare e ricordare i caduti della prima guerra mondiale frequentata ogni anno da ex-militari in pensione. La bomba provocò undici morti, tra cui dieci civili e un poliziotto.

Nel giorno dell’attentato gli U2 si trovavano in America per il loro imponente The Joshua Tree Tour, e a Denver, luogo del concerto, Bono non mancò occasione per lanciare un rabbioso messaggio di denuncia durante l’esecuzione di Sunday Bloody Sunday.

Il cantante rivolse le sue accuse verso l’IRA ma, soprattutto, verso il loro metodo meschino di ricercare l’indipendenza e la libertà dall’Inghilterra: obiettivi dell’IRA, infatti, erano spesso luoghi pubblici, frequentati da gente comune, totalmente innocente ed estranea alla lotta armata.

Nel 1997 gli U2 mantennero la promessa (fatta quattro anni prima alla popolazione di Sarajevo) di fare un concerto proprio nella capitale della Bosnia, riuscendo ad organizzare un mega-show nella città ancora in stato d’assedio (ne ho parlato in precedenza qui).
Durante tale concerto fu eseguita, per la prima volta durante il Popmart Tour, una versione inedita di Sunday Bloody Sunday con il solo Edge alla voce e alla chitarra: le macerie di Sarajevo ancora fumanti e le note di Edge diedero, ancora una volta, nuova linfa e significato ad un brano ormai divenuto il simbolo dell’assurdità e della crudeltà di ogni conflitto armato.

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