“Avrei potuto lasciarti andare”

 “I could have lost you
I could have let you go
Slipping through the cracks
Slipping through the cracks…”
[La “preghiera” della Mosca durante l’intro dello ZooTv Tour – 1992]


Misterioso. Sexy. Superbo. Questi sono alcuni dei tanti aggettivi con cui i fans degli U2 descrivono “La Mosca” forse il personaggio più amato dei tre nati dalla mente di Bono per lo ZooTv Tour.
Eppure, questo personaggio vestito di pelle e dalle movenze puramente da rock-star, cela qualcosa di mostruoso dietro i suoi occhiali scuri, qualcosa che vuole accuratamente nascondere ma che, citando un verso di Ultraviolet, è come un segreto che vuole rivelare a tutti.

Il suo aspetto, come racconta Bono, è un collage di prototipi da rock-star che nell’insieme viene a creare un macabro “Frankenstein del rock” – sorte vuole che tale definizione sia stata attribuita a Lou Reed per via della copertina del suo celebre disco Transformer.

“La Mosca” ha tutte le caratteristiche di un personaggio horror, che non sfigurerebbe in film come La cosa di John Carpenter o La mosca di David Cronenberg per l’appunto. A pensarci su, questa considerazione fa quasi ridere o gridare allo scandalo ma se ci soffermiamo per un attimo sull’essenza del personaggio, vedremo che non è poi così impensabile.

I concerti dello ZooTv erano una concatenazione di viaggi nell’animo dell’uomo – l’alienazione, la falsità, la droga, la caduta, la risalita, l’amore che ti illumina e che ti fa soffrire, il mutamento – e niente era lasciato al caso; pensiamo alle introduzioni dei concerti del 1992 quando una timida mosca, con passo strisciante e sigaro in bocca, saliva le scale del palco per mostrarsi ad un pubblico in estasi. Quella mosca sentiva da subito il bisogno di liberarsi da qualcosa ed il canto che intonava, con voce pesantemente distorta, aveva quel sapore di “preghiera”, carica di dolore e sofferenza, la melodia di un essere sprofondato ormai nell’oblio più nero, senza speranze e senza guarigione.

Le sue parole ed il suo modo di esprimersi generano l’immagine di un uomo che si è dovuto costruire un involucro gradevole per nascondere le deformità che ne hanno deturpato il corpo e l’intelletto – il concetto de “Anche meglio dell’originale” qui acquista un significato forte: se vuoi sopravvivere, devi abbassarti al sistema e creare un alter-ego che alla fine verrà più apprezzato di te stesso. “La Mosca” intona una melodia che Bono sentì cantare nelle moschee a Fez durante le preghiere musulmane, e ne rimase talmente affascinato da traslare quel “canto ad Allah” nella preghiera del suo personaggio.

Bono/Mosca cantava queste parole: “Avrei potuto perderti/Avrei potuto lasciarti andare/Scivolando attraverso le crepe” e si sta rivolgendo a noi, (tele)spettatori, occhi curiosi che osserviamo quest’essere divorato da qualcosa o da qualcuno. E ci rivela che è qui per dirci cosa ha imparato, per mostrarci cosa è diventato. E’ qui per salvarci sapendo che lui è ormai spacciato.

“The Fly” è la rappresentazione oscura dell’uomo che ha attraversato l’inferno, ne è uscito contaminato sino al midollo e torna da noi per metterci in guardia da quello che potrebbe accaderci, se anche noi cadessimo nelle sue fauci.

Nella settima canzone di Achtung Baby egli telefona ad un bambino – l’anima innocente non ancora intaccata dai mali del mondo – e gli mostra i pericoli della vita con aforismi semplici, spietati e diretti. Il bambino tace e ascolta mentre l’essere oscuro rivela – con la voce angelica della “Fat Lady” – che l’amore può annullare tutto questo fungendo da luce che irrompe nell’oscurità ma che, malgrado ciò, gli uomini ne hanno perso il valore limitandosi a scivolare sulla sua superficie, non carpendone più il significato profondo.

Dietro il confine dei suoi grandi occhiali, egli nasconde l’orrore di ciò che ha visto, creandosi una barriera tra lui e il resto del mondo, riuscendo ad avere una visione totale e fredda delle cose. Il non vedere i suoi occhi lo fa tramutare in qualsiasi cosa e ci appare come un uomo dalle mille forme – pensate dunque al video di Even better than the real thing dove Bono abbassa il suo viso con gli occhiali da mosca e ne rivela un volto che cambia continuamente forma sino a fermarsi, poche scene dopo, nella testa orripilante di una vera mosca: ecco dunque il mio richiamo al film di Cronenberg).

“La cosa” che l’ha posseduto è come in incubazione, ed ogni giorno spinge per venire fuori modificando il suo aspetto, le sue caratteristiche e il suo “io”. Illuminante il video di Hold me, thrill me, kiss me, kill me dove in una scena si vede “La Mosca” su un lettino legato ai polsi e alle caviglie mentre si contorce tra spasimi atroci e subito dopo si alza tramutato (quasi in modo Kafkiano) in un diavolo, MacPhisto, atto finale di quella trasformazione lenta e massacrante.

Il personaggio di “The Fly” è a tutti gli effetti l’usura dell’anima, la maschera che mettiamo per nascondere le nostre perversioni, le nostre paure, le nostre ansie, i nostri segreti, i nostri cambiamenti. Ma se pensiamo che ogni essere su questa Terra potrebbe portare quel paio di occhiali e nascondersi dietro ad un alter-ego, se tutti noi fossimo delle mosche punte dal germe che sta corrodendo il mondo, chi riuscirebbe a fidarsi realmente del prossimo?

Misterioso. Sexy. Magnifico. Aggettivi che forse non vi sognereste nemmeno di pronunciare se mai quell’essere si abbassasse i suoi enormi occhiali e riusciste a vedere cosa celano i suoi occhi.
Ma una cosa è palese: “La mosca” è dannatamente attraente con i suoi movimenti ammiccanti, le sue pose volutamente eccessive e la sua voce suadente. E’ il richiamo della trasgressione: è la voglia di scivolare sulla superficie delle cose. L’unica cosa certa in tutto questo turbinio di “maschere” è che tutto quello che sappiamo è sbagliato.

“Gli insetti non hanno diplomazia, sono molto brutali, non hanno comprensione, non hanno compromessi: non c’è da fidarsi degli insetti. Io, invece, avrei voluto diventare il primo insetto politico. Io…sto dicendo che sono un insetto che aveva sognato di essere un uomo e gli era piaciuto. Ma adesso il sogno è finito, e l’insetto è sveglio.”

[dal film “La Mosca”]

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