“A day without me” [1980]

Nella foto di testata: Bono nel backstage del “Garden of Eden club” a Tullamore, Irlanda [2 marzo 1980] | Photo By: ©David Corio

“Ho fatto partire una frana nel mio ego
Guardavo dal di fuori
Verso il mondo che avevo lasciato indietro.
Sto sognando, tu sei sveglio
Se io stessi dormendo, cosa ci sarebbe in gioco?”
[A Day Without Me]

A day without me

sing004-02

 

 

 

 

 

 

 

Produttore: Steve Lillywhite
Pubblicazione: 18 Agosto 1980
Etichetta discografica: Island Record
Formato: Vinile

Tracklist
01. A day without me – 3:12
02. Things to Make and Do (strumentale) – 2:14
03. I will follow – 3:37 [solo nella versione francese]


A day without me – primo singolo estratto dall’album Boy e prima canzone prodotta da Steve Lillywhite – racchiude in essa due elementi fondamentali che andranno poi a costruire, e definire, il mito U2: il delay di Edge e la tematica del mutamento dell’Io spesso cantata da Bono nel corso degli anni.

A metà del 1980, con il contratto discografico della Island Records in tasca, gli U2 iniziarono a lavorare davvero al loro primo album canalizzando sia le esperienze acquisite da tre anni di live – inframezzati dalla registrazione dell’EP Three – sia le idee e le influenze che i gruppi post-punk avevano loro trasmesso. Steve Lillywhite ricorda: “La prima cosa che registrammo insieme fu ‘A day without me’, che allora pensavamo fosse abbastanza buona. Se la ascolti adesso, è probabilmente un pò bambinesca, ma a tutti sembrava piacere così mi fu chiesto di fare il loro primo album…Tutti erano in una tale disposizione d’animo, che le idee scorrevano proprio una dietro l’altra.

Sull’album, A Day Without Me giunge subito dopo The Ocean, dove quest’ultima – col suo minuto e trenta di durata – ne fa quasi da introduzione, viaggiando attraverso l’animo irrequieto degli adolescenti descrivendone, con pennellate decise, i tratti più fragili. La canzone nacque nella testa di Bono a pochi giorni dalla morte di un suo mentore, Ian Curtis, morto suicida in casa propria alla vigilia del primo tour americano dei Joy Division. Tale vicenda segnò profondamente il giovane Bono, non solo perché gli U2 erano – e sono tutt’ora – legati alla musica di Ian, ma soprattutto perché il suicidio era un’idea alla quale il giovane cantante irlandese aveva pensato spesso (e che ricorre frequentemente dentro l’album Boy).

The Edge all’epoca aveva già sviluppato uno stile alternativo nel suonare la sei corde: prendendo esempio da chitarristi come Tom Verlaine dei Television o Bernand Sumner dei già citati Joy Division, e unendo lo stile degli Associates, dei Jam e degli Skids, aveva sviluppato l’idea che “meno si fa meglio è“, allontanando il metodo chitarristico blues – fatto di bending e tremoli – al fine di adottare una tecnica fatta di arpeggi, ritmiche veloci, armonici sospesi, la caratteristica tendenza a far ronzare le corde – suonandole “a vuoto”, per ricreare ampi suoni d’atmosfera – e l’uso di accordi di quinta (preferiti per via della loro neutralità, come disse Edge “finì col modificare da me gli accordi poichè gli accordi maggiori suonavano troppo allegri mentre quelli minori troppo cupi e tristi“).

A tutto ciò si aggiunse, quasi per caso, un nuovo effetto comprato da Bono (facendosi prestare i soldi da un amico) con la convinzione che l’eco Memory Man avrebbe portato la band verso una nuova dimensione musicale. E fu davvero così. The Edge lavorò sull’effetto in modo da dar l’illusione, all’ascoltatore, che in studio stessero interagendo due chitarristi, una sorta di botta-e-risposta, rendendo il risultato talmente azzeccato che il brano risulta assolutamente valido tutt’oggi nella sua semplicità. Se inoltre notiamo la scelta di modulare l’eco con l’effetto flanger, il tutto acquisisce quel sapore tipico del glam rock impreziosendo ulteriormente il brano e rendendolo riconoscibile all’interno del panorama post-punk.

Il testo è un colpo di genio di Bono che va a descrivere una surreale, a tratti macabra, scena durante un (suo?!) ipotetico funerale: il defunto si alza dalla tomba e guarda, con occhi diversi, il mondo che si è lasciato alle spalle, passeggiando tra le persone che assistono alla funzione e annotando coloro che non sono presenti. E’ appunto la descrizione del “giorno senza me” a cui allude il titolo della canzone. Un pensiero che, come ammette lo stesso Bono, lo ha affascinato parecchio e che si è spinto talmente tanto in profondità nel suo animo da fargli chiedere “Farebbe qualche differenza se mi suicidassi?“, dove è evidente la disgregazione dell’Io-bambino e la nascita dell’adulto con i suoi dubbi esistenziali.

Il primo verso del brano recita “Ho provocato una slavina nel mio ego” una metafora forte, che rende bene l’idea di cosa significhi crescere con la consapevolezza di sentir morire il bambino che si è stati. Allo stesso tempo, però, segna il punto di partenza di quella megalomania tipica degli adolescenti e che in Bono, manifestatasi in maniera accentuata, lo spinse ad esplorare i luoghi più bui e nascosti del proprio essere per poi elevarli a canzone, cosicché chiunque ne potesse far parte, nessuno escluso: tutti dovevano partecipare al suo profondo dolore affinché potesse anestetizzarlo.

La canzone ha la tipica atmosfera dei The Cure, dove dolcezza e tristezza si fondono creando una gioia malinconica. Il verso “Asciuga i loro occhi, e poi lascia andare” e ancora “Versa una lacrima, e poi lascia libero l’amore.” descrivono proprio la dolce leggerezza con cui si prende coscienza di dover lasciar scorrere via le persone care. L’addio viene descritto con un’immagine a forte impatto poetico dove il protagonista, ormai morto, consola le persone che deve abbandonare per poi ritrovarsi a piangere andando a delineare quel meccanismo che è l’amore, fatto di sicurezza e insicurezza. In un certo senso, guardando al futuro della band, tali sensazioni le ritroviamo in Who’s gonna ride your wild horses dove Bono descrive nuovamente questa malinconia amorosa, affondando i dispiaceri in versi agrodolci.

Il singolo fu stampato con due copertine sulle quali figurano fotografie scattate da Susan Byrne: la prima – per il mercato irlandese e inglese – vede la foto di un ponte ferroviario sulla Booterstown Dart station a sud di Dublino, e riprende molto da vicino lo stile delle foto dei Joy Division scattate da Kevin Cummins nel Gennaio del 1979; la seconda copertina, destinata al mercato olandese e tedesco, non è altro che la stessa foto di Peter Rowan che figurerà sull’album Boy.

Un brano destinato a divenire molto cupo se non fosse stato per la chitarra di Edge e le ritmiche di Adam e Larry che ne risollevarono le atmosfere verso ritmi post-punk dai toni più spensierati.

Il lato B del singolo presenta un brano strumentale senza tante ambizioni. Fu inciso dal solo Edge poiché gli altri membri della band erano fuori città. E’ una di quelle tracce strumentali tipiche dei primi U2, costretti ad incidere, spesso all’ultimo secondo, dei brani assolutamente improvvisati ed eccentrici, al solo scopo di avere una b-side per il lancio discografico del singolo.

Dal vivo A day without me è stata eseguita con notevole successo risultando una canzone cardine dei primi tre tour sino al 1983, dove raggiunse l’apice con la storica esibizione al Red Rocks. Successivamente è stata suonata per una decina di concerti durante il The Unforgettable Fire Tour per poi essere accantonata e accennata solo con brevi snippet all’interno di altre canzoni. L’ultima apparizione in versione completa fu a Worcester, il 17 Aprile 1985, con Bono che cita Dear Prudence dei Beatles, mentre l’ultimo snippet fu durante la canzone The Unforgettable Fire a Glasgow il 18 Agosto 2009, concerto del 360° Tour.

Things to Make and Do, invece, fu suonata una cinquantina di volte durante il Boy Tour ed una sola volta nell’October Tour in occasione del concerto di Edimburgo del 31 Agosto 1980 che ne segnò la dipartita dai live.

UN GIORNO SENZA ME

Ho fatto partire una frana nel mio ego
Guardavo dal di fuori
Verso il mondo che avevo lasciato indietro.
Sto sognando, tu sei sveglio
Se io stessi dormendo, cosa ci sarebbe in gioco?

Un giorno senza me.

Qualsiasi siano le sensazioni io continuo a sentirle
Quali sono i sentimenti, che lasciasti alle spalle?

Un giorno senza me.

Ho fatto partire una frana nel mio ego
Guardavo dal di fuori
Verso il mondo che avevo lasciato indietro.
Nel mondo che avevo lasciato indietro
Asciuga i loro occhi, e poi lascia andare
Nel mondo che avevo lasciato indietro
Versa una lacrima, e poi lascia libero l’amore.”

Words by: Bono
Music by: U2


Things to Make and Do

[strumentale]

Music By: U2
Traduzioni da: U2/AncheTu!
[il video con The Edge è estratto da “It Might Get Loud” – 2008]

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