“Davanti ad un tour che prende il via a Vancouver, gli U2 si aprono sui loro alti e bassi”

Nell’immagine di testata: gli U2, a Vancouver, durante i preparativi del nuovo tour. [©Todd Heisler/The New York Times]

La giornalista Marsha Lederman ha incontrato la band alla vigilia del compleanno di Bono (che il 10 Maggio), durante una serata di svago che gli U2 si sono concessi all’interno dei laboriosi preparativi dell’imminente iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour. Qui di seguito la traduzione dell’articolo apparso ieri sul The Globe and Mail.


In un Sabato sera, a poche ore dai 55 anni, Bono è tornato nella sua stanza d’infanzia al numero 10 di Cedarwood Road – nella sua immaginazione, almeno. “Una piccola scatola in una stanza molto piccola. Le dimensioni di questo tavolo“, spiega – perchè non è in realtà di nuovo alla Northside di Dublino, è in un ristorante a Vancouver, raccontando ai suoi compagni una storia dello scorso Natale.

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Elijah, Jordan, John e Eve Hewson nella Cedarwood Road, a Dublino, lo scorso Dicembre.

I figli di Bono avevano fatto un viaggio nella casa d’infanzia del loro padre per fare delle foto per il suo regalo di Natale. Loro quattro si erano vestiti come una band, posando all’esterno della casa. L’attuale proprietaria, ignara di chi fossero, ha interrotto la seduta – questo secondo Bono – hanno parlato, e lei li ha invitati a vedere dove egli era cresciuto; non erano mai stati dentro la casa prima di allora.

Quando la visita ha toccato la sua vecchia camera da letto, la proprietaria disse ai suoi figli: “La sua scatola segreta è sotto il pavimento“, dice Bono. E continua: “Si tira indietro il tappeto. E c’è una pedana mal segata che ha usato per nascondere le cose. E loro hanno detto: ‘C’è qualcosa dentro?’ E lei rispose: “Non abbiamo mai guardato.

Aspetta un attimo“, interviene Edge, “Sapeva che era lì e non ha mai guardato?

Non voleva invadere la sua privacy, spiega Bono. Quindi la scatola è ancora lì e il contenuto rimane un mistero – anche per lui. Egli non ha nessun ricordo della scatola o di quello che essa nasconde al suo interno.

Sono preoccupato…perchè è roba che non volevo vedesse nessuno“, dice Bono. “Spero che siano esplosivi e non immagini di ragazze“.

Negli ultimi anni, gli U2 hanno passato un sacco di tempo a rivangare il loro passato. Il risultato è Songs of Innocence, l’album più apertamente autobiografico in quasi 40 anni di carriera, e anche – grazie ad una pasticciata trovata di rilascio, che ha scaricato l’album su milioni di account iTunes, senza il consenso delle persone – il più controverso. Modalità di consegna a parte, si tratta di un progetto su cui la band rimane fermamente orgogliosa (“L’unica cosa che mi dispiace del disco è che non è abbastanza rumoroso in termini di suono“, dice Bono).

Penso che ci fosse umiltà nella decisione di tornare indietro e rendersi conto che, in realtà, alcune delle cose in cui eravamo capaci allora e alcune delle cose che abbiamo fatto con innocenza e ignoranza erano molto più potenti rispetto a ciò che abbiamo realizzato adesso“, dice il bassista Adam Clayton. “E sono il motivo per cui siamo dove siamo adesso“.

La “macchina” U2 è da settimane in fase di preparazione a Vancouver, e lo scorso Sabato notte, il giorno prima del compleanno di Bono (anche festa della mamma qui) la band si è riunita in un angolo del Chambar di Vancouver per discutere del tour e dell’album – mantenendo la fame creativa e la rabbia del rock’n’roll viva (la differenza tra rock e pop, opina Bono), nonostante la sicurezza degli enormi successi della band.

Credo che noi come individui non siamo mai caduti nella trappola di addormentarci nel confort del nostro successo. In così tanti modi, che non riesco a spiegare, avvertiamo ancora adesso lo stesso senso di determinazione e vulnerabilità che avevamo quando siamo andati in scena per la prima volta“, dice The Edge, il chitarrista. “Si potrebbe quasi dire che il nostro successo non significhi nulla per noi in termini creativi“.

Ma la band si stizzisce quando la parola “nostalgia” viene collegata a “Songs of Innocence”. Quest’ultimo non è un sentimentale sguardo al passato.

Ci stiamo togliendo i paraocchi“, dice Bono. “E’ più una sedia d’analista“.

In effetti, gli eventi trattati sul disco includono la morte della madre di Bono, Iris, quando lui aveva 14 anni (lei collassò al cimitero durante il funerale di suo padre – un aneurisma celebrale) e un attentato a Dublino quello stesso anno che uccise 33 persone e che portò un loro amico, testimone dell’accaduto, a drogarsi con l’eroina (soggetto di una precedente hit degli U2, Bad). Ci sono anche cose felici: l’amore di Bono per la moglie Ali – stanno insieme da quando esiste la band; l’influenza dei Clash; la gioiosa scoperta di Joey Ramone (“Mi sono svegliato nel momento in cui si verificò il miracolo; ho sentito una canzone che ha dato senso al mondo).

La perdita della madre di Bono (così traumatica, racconta ai suoi compagni Sabato, che non ha mai visitato la sua tomba, nonostante il luogo dove la band provasse agli inizi confinasse col cimitero) è stato anche oggetto della loro hit di svolta “I will follow”, dal loro album di debutto “Boy”. “E’ stato così ribelle cantare dell’amore interiore; cantare l’amore di una madre, nel mezzo del punk-rock“, dice Bono.

Ma Iris (Hold me close) è un affare più intimo. “Cantare ‘Stringimi forte, stringimi forte e non lasciarmi andare, Stringimi forte come se fossi qualcuno che potresti conoscere’ è una cosa vulnerabile da dire al pubblico“, dice Bono.

Mentre si preparano a portare questa vulnerabilità in tour, nulla è garantito. Il loro spettacolo dal vivo è famoso, ma è difficilmente costante, la band spiega: “Può essere orribile e gioioso. Spesso è entrambi“, dice Bono.

E i membri della band dicono di sentirti ancora nervosi sull’esibirsi dal vivo: “E’ solo che per noi non è naturale o facile“, dice il batterista Larry Mullen Jr.

La posta in gioco può essere particolarmente alta questa volta. Cinque anni e mezzo dopo No Line on the Horizon, rilasciato nell’indifferenza , Songs of Innocence è stato rilasciato ovunque lo scorso Settembre – l’invasione iTunes ha generato una raffica d’indignazioni; la tematica del disco venne oscurata dal chiasso [della polemica ndr.]. Ora il tour dà alla musica il suo tardivo momento d’attenzione. Il miracolo si compirà ancora una volta?

Fonte: theglobeandmail.com | Traduzione: Gabriel Cillepi | Segnalazione: @atu2

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