Willie Williams parla dell’I+E Tour [Parte 4]

Nell’immagine di testata: Johnny Cash sul megaschermo durante “The Wanderer” [Montreal – 12 Giugno 2015] | Photo by: Martin Chevalier | VIA: U2Start.com

Traduzione effettuata con la gentile autorizzazione di LiveDesignOnline: WILLIE WILLIAMS ON U2’S INNOCENCE + EXPERIENCE, PART 4

di Marian Sandberg

Leggete l’ultima parte l’intervista di Live Design con Willie Williams, direttore creativo per l’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour.

Leggi la parte 1, la parte 2 e la parte 3 dell’intervista.

Live Design : Entrando nelle specifiche dell’impianto luci, c’è qualcosa di nuovo che hai provato e ti è davvero piaciuto?

Willie Williams: Ho apprezzato le PRG Bad Boy Spots, in particolare [perchè] si ottiene uno zoom adeguato, piuttosto che ristringere la grandezza. E’ difficile da capire come cosi tanta luce può uscire da un oggetto così piccolo.

Amo i tubi fluorescenti ingabbiati. Hanno il loro arco narrativo durante lo show, che forse è la prima volta per uno strumento d’illuminazione. Tanto per cominciare, evidenziano il palco come un piccolo club stile punk – li lasciamo accesi per la prima mezz’ora dello spettacolo, circa. Dopo, quando lo schermo/ponte si abbassa, ulteriori tubi ingabbiati – sopra e sotto di esso – diventano un intimidatorio “sottopassaggio” dopo l’attentato. Infine, al termine dello show, essi riappaiono, qualcuno orizzontalmente, qualcuno verticalmente, innalzandosi dal palco al reticolato, formando una bellissima “città delle luci” come se fossimo tutti salvati e andassimo in paradiso (o da qualche altra parte).

E’ molto bello che vengano azionati manualmente. Quelli della Tait scalpitavano per tirarli su attraverso pistoni idraulici, o cose del genere, ma mi basta avere Nick Barton e le torce tutt’attorno alla cima del palco e le alziamo quando ne abbiamo bisogno.

LD: Come è stato realizzato il contenuto video?

Willie Williams: Il contenuto video dello show non è per niente casuale ed è estremamente importante per la narrazione. Bono ci teneva molto al fatto che non avessimo “troppi sapori” [al contrario] della solita ricca selezione di contenuti e idee disconnesse da canzone a canzone.

Abbiamo sempre saputo che lo show sarebbe stato diviso in due parti – Innocence ed Experience – cosi Bono ha chiesto se potevamo avere solo un artista a coordinare ogni parte. Molto tristemente, dal 360 tour, a causa del cancro, abbiamo perso Run Wrake il principale punto di riferimento per i nostri contenuti video e ci siamo ritrovati a ripartire da zero.

Sam Pattinson, il mio produttore video di lunga data, ha fatto parecchie ricerche e scovato grandi talenti, cosi abbiamo cominciato a mettere su una lista dei risultati. E’ una cosa difficile portare dei nuovi artisti in uno spettacolo rock perché è un pò come cambiare mentalità per loro, [e] per essere a loro agio con noi sostanzialmente pasticciano [con] il loro lavoro. Inoltre, vista la forza della narrazione in atto, non eravamo davvero alla ricerca di idee e contenuti quando piuttosto alla [sua] esecuzione, che sarebbe stato altrettanto difficile [da affrontare]. Non stavamo cercando nuove interpretazioni delle canzoni.

In definitiva, il modo in cui ha funzionato è stato che – con il team interno The Third Company – abbiamo iniziato a fare le prime versioni del contenuto. Queste sono servite come demo dello show per la band e anche come modelli per la successiva rielaborazione, quando abbiamo individuato lo stile richiesto. La prima parte consisteva nell’avere un vero tocco di manualità: cut-out, grafiche dallo stile punk che riflettono l’influenza di Linder Sterling e di altri [personaggi] del periodo punk. La seconda parte consisteva nell’avere una visione in alta risoluzione di un futuro radioso, rappresentando l’esatto opposto. Abbiamo lavorato con alcune grandi persone lungo il percorso. Il fantasticamente chiamato Xaver Xylophon da Berlino che ha fatto alcuni primi rendering con il contributo di grandi registi come Kevin Godley o anche Danien Hirst.

In definitiva, i due artisti che rappresentano le due metà [dello show] sono Oliver Jeffers – artista e disegnatore per bambini dell’Irlanda del Nord – e Jeff Frost – un giovane regista di Los Angeles. I disegni infantili di Oliver sono diventati lo stile rustico per il primo atto mentre lo straordinario stop-motion in alta risoluzione di Jeff, le riprese della città in time-lapse e i paesaggi naturali sono diventati la nostra meta nel secondo atto.

Live Design: Ci sono degli effetti speciali?

Willie Williams: Nessuno, eccetto l’effetto nebbia ovviamente. Ah, e otto macchine da coriandoli che inondano il pubblico con le pagine di “Ulisse”, “Il Signore Delle Mosche”, “I Salmi” e “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Bono mi disse un giorno: “Quando bombardarono la biblioteca di Sarajevo, le pagine dei libri piovvero sulla città per giorni. Parole, poesie, frasi, tutto mischiato, caddero nelle mani della gente. Pensi che potremmo ricreare ciò?

Live Design: Ci sono stati dei problemi tecnici che hanno cambiato il progetto finale?

Willie Williams: Il peso era un problema enorme. Lo schermo/palcoscenico inizialmente doveva essere 7,30 metri più lungo e coprire tutta la passerella ma, in combinazione con l’enorme quantità di altoparlanti e attrezzatura, era impossibile da portare in tour.

Live Design: Qualche altra sfida?

Willie Williams: Il problema più grosso, naturalmente, è che Mark Fisher non è qui. Fortunatamente, stava abbastanza bene per partecipare alla prima riunione che abbiamo avuto riguardo questo show nel Marzo 2013. E’ stata la prima volta che il team creativo si riuniva con la band, così molti di noi non si erano visti per un paio d’anni. E’ stata anche la prima volta che Ric Lipson e Es Devlin hanno incontrato la band, andando poi a diventare i miei collaboratori principali nella progettazione.

Purtroppo, Mark non fu più in grado di partecipare personalmente agli incontri [successivi], ma si presentò via Skype una o due volte. Al suo ultimo incontro, non aveva voglia di accendere la webcam su Skype, così trascorse la riunione come questa voce incorporea che usciva dal portatile di Ric. Mark non parlò per un pò, e la conversazione si rivolse a come ci piacciono i palchi che “sono” qualcosa: o un oggetto reale o la sua astrazione. Bono chiese a tutti noi di pensare a un oggetto che riassumesse gli U2, come se esso, forse, fosse stato un indizio per la scenografia. Noi tutti intervenimmo con i nostri pensieri, e poi Bono si appoggiò al portatile e chiese “E tu Mark? Che ne pensi?“. Ci fu una lunga pausa, e poi sentimmo “un incrocio del cazzo! Perchè non farlo e basta, mettere una croce del cazzo in mezzo allo stadio?!

Tutti scoppiammo a ridere, ma prendemmo a cuore le sue parole. Quando i tubi fluorescenti ingabbiati presero la forma finale della città di luce, alcuni erano orizzontali e altri verticali, così, qua e là, da certe angolazioni, si possono vedere le fottute croci di Mark. Pensiamo a lui ogni volta che appaiono.

VIA: livedesignonline.com | Traduzione: Angelo @noodles105 & Gabriel @gabrielcillepi
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...