“Seduto su un divano con gli U2: parlando di concerti, vita e T-shirts”

Nell’immagine di testata: Bono a Montreal [12 Giugno 2015] | Photo By: Dario Ayala | VIA: U2Start.com

Montreal – Bono e Adam Clayton sono seduti su un divano in un albergo del downtown dopo il concerto degli U2 della scorsa settimana, e parlano di T-shirts. All’improvviso sembra che hanno di nuovo 17 anni e sembra che siano nuovamente in giro per i club punk nella loro nativa Dublino, nel 1977.

The Ramones, The Clash, The Buzzcocks,” dice Clayton, il bassista, ricordando le band da cui lui, Bono e gli altri futuri membri dgli U2 – il chitarrista The Edge e il batterista Larry Mullen Jr.- trassero ispirazione quando erano degli adolescenti.

I Buzzcocks – le loro melodie erano veramente grandiose,” dice Bono, mimando Pete Shelley che si dimena furiosamente con la chitarra.” Come si chiamava il loro batterista (John Maher)? Larry ha usato una sua parte in una delle nostre canzoni.

Io ho preso qualcosa da JJ Burnel (the Stranglers’), un grande bassista” aggiunge Clayton.

Si, abbiamo aperto [un concerto] per gli Stranglers una volta e gli chiesi di indossare una delle nostre spille sul palco, e lui – giustamente – mi mandò a quel paese” Bono dice con un ghigno. “Cosi gli abbiamo rubato tutto nei loro camerini, e ci siamo presi la birra.

Alla fine, Clayton ha indossato una sua maglietta degli Stranglers la sera prima di fronte a oltre 20000 fans, per il loro ultimo concerto dei 4, tutti sold-out, a Montreal. E’ servito come da preludio per le 5 notti che attendono gli U2 a Chicago, allo United Center, da Mercoledì (24 Giugno).

Lo show vede gli U2 proporsi quasi come guide turistiche durante i loro inizi come band d’impatto a Dublino, fino ad arrivare alle avventure e alle tragedie che hanno caratterizzato le loro giovani vite. La setlist è incentrata su un album che ha avuto una difficile gestazione e che ha procurato alla band tantissime critiche, tra le più aspre della loro carriera, “Songs of Innocence”.

L’album fu rilasciato lo scorso Settembre come un auto-download gratuito a centinaia di milioni di utenti iTunes. Gli U2 lo hanno chiamato un “regalo”, ma alcuni lo hanno considerato vero e proprio spam, e queste polemiche hanno alterato la percezione del disco. La produzione leggera – che ha spinto qualcuno a pensare che gli U2 stessero imitando band meno ambiziose e con più successo commerciale, che a loro volta avevano imitato gli U2 stessi – ha fatto diventare il lancio del disco un deludente preludio per il tour mondiale.

Ma il tour esplode letteralmente in maniera grandiosa e dà nuova luce alle canzoni, dimostrando che c’è molto più Songs of Innocence nelle canzoni stesse di quanto la produzione fiacca avesse fatto pensare. L’album è l’opposto del precedente, No Line on the Horizon (2009), caratterizzato da un approccio più sperimentale adottato dai produttori di sempre Eno e Lanois. Quell’album non produsse quei successi in radio che la band auspicava.

Avremmo dovuto permettere che ‘No Line’ fosse sperimentale nel modo in cui era stato pensato – Eno sarebbe stato il primo ad esserne felice” ha detto The Edge, nel backstage del Bell Centre che ha ospitato gli U2 a Montreal. “Ma il peso delle attese, derivanti dal nostro nostro lavoro precedente a quello, ha influenzato la nostra decisione, e cosi abbiamo scritto delle canzoni per rendere il disco più accessibile, e mentre ‘Moment of Surrender’ è una delle nostre migliori canzoni, non si può dire di altre dell’album.

Cosi gli U2 hanno deciso di rimescolare le cose in maniera sostanziale e di lavorare con produttori di successo, sulla cresta dell’onda, come Danger Mouse (che ha lavorato con i Black Keys e Gnarls Barkley), Ryan Tedder (Beyonce, Madonna) e Paul Epworth (Adele). Il quartetto ha lavorato molto, cambiando e ricambiando idee per anni fino a dare alle canzoni una forma definitiva e coerente. Alla fine, le varie idee hanno fatto venir fuori un album di 11 canzoni, con un seguito già annunciato per l’anno seguente [Songs of Experience].

Questa volta abbiamo sentito che volevamo sintonizzarci sulle idee di produttori più nuovi e di successo” ha detto The Edge. “Volevamo essere al passo con i tempi. Siamo aperti alle nuove idee…Ryan Tedder ha un grande talento nel riconoscere le canzoni, cosa è davvero una grande melodia o un’idea interessante da afferrare al volo. Come band, noi vogliamo canzoni che la gente senta che gli appartengono, perché non hanno molto tempo per stare seduti ad ascoltare un album e cercare di capirlo. Se un album non è facilmente accessibile e non crea legami con le persone, ci sono buone possibilità che non venga ascoltato completamente.

Ma l’album non ha avuto il sound che la band auspicava.

Se devo essere onesto, c’è qualcosa nel suono del disco che è un po troppo strutturato,” ha detto Bono in un’altra intervista. “Questo è quello che succede quando passi troppo tempo in studio.

Ma la band la pensa allo stesso modo nel credere che le canzoni possono durare più nel tempo rispetto a quelle dell’ultimo disco, e il tour si muove nella stessa direzione. “Nel precedente album, abbiamo provato una produzione quasi al contrario, mettendo nelle canzoni parti sperimentali, e non ha funzionato” ha detto The Edge. “Con questo disco, la nostra volontà è stata iniziare con canzoni in cui credevamo davvero e renderle sperimentali come volevamo.

L’idea di guardare al passato come fonte di ispirazione inizialmente ha reso The Edge diffidente. “Dublino è un posto molto fertile da cui trarre idee per scrivere, ma io volevo fare qualcosa che guardasse in avanti” ha dichiarato. “Sono spaventato dai ricordi. Non volevo che le canzoni fossero troppo sentimentali. Bono ha cercato di mantenere la cosa [sotto controllo] trovando modi di esplorare il passato con sincerità, per evitare quelle trappole, e lo ha fatto focalizzandosi sulle esperienze essenziali che danno forma e contenuto alle vite che viviamo attualmente.

Se le versioni da studio oscurano un pò l’idea di quanto le canzoni siano intime ed emozionali, le interpretazioni delle stesse, nel tour, amplificano quelle qualità portandone via il senso di scaltrezza. I testi autobiografici sono parte essenziale della prima parte dello show, con Bono, che a un certo punto, riflette sulla morte di sua madre, Iris, avvenuta quando aveva 14 anni, portando i fans in un cammino virtuale attraverso i suoi vecchi vicini di casa della parte Nord di Dublino, fino alla sua stanza da letto in Cedarwood Road e Song for Someone; ed infine alle stragi fragorose d’innocenti di Raised by Wolves.

Le canzoni più personali, che aprono lo show, si mescolano a quelle più “esteriori” della seconda metà del concerto – il dolore e la rabbia dell’adolescenza convolano nella più adulta riflessione che la speranza esiste solo se si è parte di una comunità. Scenografie visive essenziali, la forma del palco e una insolita acustica frizzante fanno si che le due ore e mezza di concerto si trasformino in qualcosa a doppia faccia. Ma piuttosto che la pomposità di Broadway, la band presenta buona parte della musica [con un approccio] più essenziale e semplice [rispetto] ai tour degli ultimi anni.

Un ponte, che si espande lungo la parte centrale dell’arena, unisce i due palchi che sono entrambi parecchio calcati dalla band. A volte il ponte si trasforma in una [sorta] di virtuale riproduzione di momenti di vita degli U2 a Dublino. Il suono si propaga non da una unica fonte, ma da una dozzina di casse sospese sopra il palco, [appese] al soffitto dell’arena, che creano un effetto di suono avvolgente.

Ci permette di progettare la musica senza che sia eccessivamente alta“, dice il direttore audio Joe O’Herlihy, il guru del suono che lavora con la Band ormai dal 1978. “Questo è uno show molto diretto, con canzoni che quando vengono eseguite live ti fanno sentire che stanno davvero raggiungendo il loro pieno potenziale, come se non fossero state terminate in studio. Acquistano una nuova identità con le esecuzioni live, e questa cosa mi soddisfa tantissimo.

Tutto questo [viene] da una band che è diventata una “bestia” molto più complicata rispetto a quella che fece il primo tour in America nel 1980 – suonando in centinaia di piccoli club e piccoli teatri prima di passare alle arene. Gli U2 ora sono partner di Live Nation Entertainment, una multinazionale che controlla la maggior parte delle più grandi strutture per i concerti, ed è la più grande compagnia di vendita biglietti nel Nord America, con costi fino a $250 per i suoi show. Allo stesso tempo, Bono continua ostinatamente la sua missione di avvocato-attivista-lobbista globale per i paesi del mondo più poveri. Durante un giorno di pausa a Montreal, è andato infatti a Ottawa dove ha incontrato il Primo Ministro canadese Stephen Harper e i membri della House of Commons per sensiblizzarli sugli aiuti [finanziari] per combattere l’AIDS in Africa.

Il mondo ha bisogno di più del Canada” è stato il suo mantra sia al Parliament Hill a Ottawa che sul palco a Montreal.

Le contraddizioni apparenti sono molte, e uno degli aspetti più affascinanti degli show di questi giorni è che Bono si confronta direttamente con esse. In una immaginaria conversazione tra il suo alter-ego giovanile e la multimilionaria rockstar che è ora, il giovane Bono lo accusa, “Ti sei dimenticato di chi sei.. hai avuto 300 volte di più di quello che [realmente] avevi bisogno.”

E’ un momento forte dello show, che di fatto lo umanizza – nonostante sia studiato per una arena – e lo rende molto intimo.

Amavamo il punk, ma abbiamo preso le idee del punk e le abbiamo sviluppate,” dice Clayton, con ancora addosso la sua T-shirt degli Stranglers dell’altra notte. “Le cose di cui Bono parla, e racconta in queste canzoni, vengono da un luogo molto vero e reale per tutti noi a Dublino.

Fonte: CHICAGOTRIBUNE.COM | Traduzione: Angelo @NOODLES105 & Daniela @DANIDPVOX
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