Ric Lipson parla dell’I+E Tour [Parte 1]

Nell’immagine di testata: la Bell Centre di Montreal [12 Giugno 2015] | Photo By: Dario Ayala | VIA: U2Start.com

TRADUZIONE EFFETTUATA CON LA GENTILE AUTORIZZAZIONE DI LIVEDESIGNOnline: RIC LIPSON ON U2’S INNOCENCE + EXPERIENCE, PART 1

di Marian Sandberg

Ric Lipson, della Stufish Entertainment Architects, ha lavorato come scenografo per l’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour dividendo i compiti con Es Devlin, ma sottolinea della propria squadra, che ha sede nel Regno Unito, che “abbiamo cercato di evitare riferimenti personali perché facciamo un lavoro di gruppo alla Stufish. Io sono nella lista del team creativo a nome di Stufish perché ero personalmente impegnato con la realizzazione, ma lo studio è citato tra i crediti del team creativo ed, in seguito, è stata anche elencata tra le varie aziende coinvolte nello show.

Lavorando al servizio di Willie Williams – direttore creativo di lunga data degli U2 – si è unito nel gruppo nei primi mesi del 2013 insieme a Devlin e Lipson, quando il compianto Mark Fisher era ancora vivo. “Sono stato presentato da Mark, avendo lavorato con Willie in pochi altri show, e abbiamo iniziato a disegnare” dice Lipson. “All’inizio avevamo pensato di fare tre serate differenti e quindi abbiamo disegnato un palco che si sarebbe trasformato attraverso varie conformazioni per i tre spettacoli. Abbiamo lavorato su molte idee ancor prima che Mark morisse, ma poi, con il conseguente ritardo nel tour, abbiamo sviluppato altre idee sul finire del 2013 e nell’arco di tutto il 2014, sino ad arrivare al disegno finale alla fine dello scorso anno.

Lipson osserva che lo spettacolo si basa su una solida narrazione sviluppata con Willie, Es e la band, insieme agli altri membri del team creativo – tra cui il musicista Gavin Friday e la coreografa Morleigh Steinberg. “Una volta che le prime bozze sono state sviluppate, sono tornato nello studio della Stufish per lavorare con la mia squadra e fare i disegni CAD in scala reale, animazioni e rendering” ha detto Ric. “Es avrebbe poi lavorato, col suo studio, per prendere le immagini ed estendere i vari elementi stilistici e i contenuti portati [dalla narrazione] in quadri [in movimento]. Le presentazioni [fatte] alla band tendevano ad essere lavori ibridi partoriti da Stufish/Devlin. Una volta che il disegno complessivo è stato accettato, Es tendeva a lavorare di più con Willie sul contenuto e il flusso narrativo dello spettacolo, mentre noi abbiamo lavorato con il manager della produzione Jake Berry e con la Tait, per assicurarci che tutti i dettagli, i materiali, i prototipi e le consegne non fossero un problema.

Mentre i rendering effettivi sono stati fatti da Stufish, Lipson osserva che lo studio di Devlin li ha sviluppati in quello che lui chiama “l’immaginario più artistico che descrive la narrazione. Le nostre animazioni, ed i nostri rendering, servivano ad aiutare a rilasciare l’esperienza [dello spettacolo] all’interno dell’intera arena insieme alla fondamentale comprensione di come lo schermo, la lunga passerella e l’impianto audio, potessero incidere sulle linee guida del concerto e di conseguenza come lo show potesse essere diffuso. I nostri rendering hanno giocato un ruolo importantissimo nel contribuire a decidere come sarebbero funzionati i biglietti.” [ossia come decidere quale tipo di biglietto sarebbe costato di più e quale meno, in base alle simulazioni ndr.]

Il coinvolgimento dei membri della band nell’atto creativo ha veramente influenzato lo show finale, e Lipson afferma che alcune delle idee sulla narrazione dello spettacolo sono rimaste le stesse fin dai primi incontri. “L’idea della lampadina, del divisorio [la struttura che comprende il mega-schermo ndr], del portare il racconto dei troubles irlandesi, della Cedarwood Road dove Bono è cresciuto e delle autobombe, tutte queste idee vengono dalla band” afferma Lipson. “Sono stati molto chiari nel voler rompere la ‘quarta parete’ e concentrarsi sull’intimità dello show indoor con lo scopo di trovare nuove strade per essere sempre più vicini a più persone possibili.

Esplorando i vari temi della loro crescita nell’Irlanda degli anni ’70, i membri della band hanno voluto rappresentare l’idea del “punk” nella scenografia del tour, così come l’idea di un sottopassaggio “come un luogo di pericolo con luci fluorescenti molto forti” continua Lipson. “L’idea per i materiali concreti era molto importante poiché [essi devono] apparire robusti e di tipo urbano ma non come un miscuglio [confuso]. Ecco perché i rivestimenti delle luci metropolitane, la scala mobile, [esattamente] come il pavimento a coste, hanno delle strisce argentate e nere. Era importante che lo schermo potesse scomparire. Il [PRG Nocturne] V-Thru prodotto [apposta per il tour] ha giocato un ruolo importante in questo [ambito], ma abbiamo anche sviluppato l’intera struttura per lo schermo con la Tait, per essere il più trasparente possibile con un pavimento a sbarre reticolate, scalini aperti, ed [inoltre] la struttura stessa, e il cablaggio, sono stati accuratamente pianificati per aiutare a mantenere lo schermo il più possibile trasparente e compatto. Il colore giallo è arrivato abbastanza presto dato che qualcosa [del genere] gli U2 l’avevano [già] utilizzato in precedenza, ma noi volevamo riutilizzarlo come un marchio. Stufish ha disegnato il logo del tour ‘U2.IE’ così come è scritto. Queste pennellate continue di giallo brillante formato il logo, che è stato poi impresso sulla superficie del palco per considerare l’idea dei palchi “dell’innocenza e dell’esperienza”. Abbiamo lavorato duramente con Tait per trovare una soluzione che permettesse ad una linea continua di LED giallo brillante in plexiglass di percorrere il logo attraverso il pavimento. E’ stato molto efficace e ha creato una forte estetica per lo spettacolo”.

VIA: livedesignonline.com | Traduzione: Angelo @Noodles105 | Revisione: Gabriel @gabrielcillepi
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