“Kyle Meredith intervista The Edge e Adam Clayton”

Nell’immagine di testata: Adam Clayton, Kyle Meredith e The Edge | VIA: wfpk.org

Kyle Meredith è volato recentemente a Chicago per un’occasione molto rara: intervistare una delle più grandi band di tutti i tempi, gli U2. Di seguito è riportato sia l’audio che la trascrizione della sua intervista con The Edge e Adam Clayton, così come una playlist Spotify di canzoni degli U2 che ha usato per la sua Wednesday Worship Service. Buon divertimento!

di Kyle Meredith

Kyle: Eccomi qui sulla prima linea del rock and roll con The Edge e Adam Clayton degli U2.

Adam: Se questa è la prima linea, credo che siamo abbastanza comodi.

Kyle: Non so se questo è vero. Sembra che per tutta la vostra intera carriera, non importa quanto sia buono il disco o cosa stia succedendo, vi siete sempre dovuti difendere. Come se ci fosse sempre qualcosa da difendere su ogni cosa intorno a voi. Deve essere faticoso far parte degli U2.

Adam: Credo che questo significhi che dobbiamo essere fastidiosi per qualcuno da qualche parte. Forse è una cosa buona. E’ bello essere fastidiosi.

Edge: La cosa peggiore è essere ineccepibile.

Adam: Inosservato.

Edge: E’ solo una parte di ciò che ci sembra di generare nel pubblico, una specie di risposta estrema sia in senso positivo che negativo. Per fortuna, ancora un sacco di gente ama veramente quello che facciamo, ma anche sin dagli inizi c’erano sempre persone che semplicemente non capivano la nostra musica. Non siamo rimasti vulnerabili a questo aspetto. La nostra musica guarda al futuro. Non è distaccata. E’ passionale. E’ una specie di ‘parlare in faccia’ e se siete aperti ad essa, e si desidera accettarla, allora io penso che sia una cosa stupenda. Ma alcune persone non sono evidentemente pronte a questo. Il mio modo di pormi al riguardo è che se non ti piacciono gli U2 [vuol dire che] non ti stai sforzando abbastanza.

Kyle: Voi ragazzi avete reso questo [processo] abbastanza semplice poiché molte persone vi adorano. In ogni caso, ci sono stati così tanti suoni diversi nel corso degli anni. Con questo nuovo album, Songs of Innocence, so che gran parte della tematica è sul guardare indietro o sul celebrare la vostra giovinezza. Quando fate questo – forse trasparre molto più nei testi guardando a ciò che sta facendo Bono – trovate che c’è qualche tipo di chiusura quando dovete rivivere la vostra adolescenza ripetutamente ogni notte in tour? A me sembra come se ci fosse un punto in cui si potrebbe chiudere quella porta.

Edge: Penso che le canzoni assumono un significato diverso mano mano che ci convivi. E’ strano come una canzone come I Will Follow venne fuori con un testo abbastanza astratto. Nessuno sapeva ne davvero molto su come fosse venuto fuori o di cosa si trattasse. Guardando indietro, adesso, si può vedere esattamente [che] quello era il momento in cui Bono ha perso sua madre ed è diventato, così come lui sta dicendo ora durante lo show, un artista. Di sicuro è stato l’incitamento [determinante] che gli ha provocato l’ambizione che ha, ed il senso di dover usare la musica come un modo per dare un senso al mondo e definire se stesso. Quella canzone è una specie di crescita nel profondo, e la nostra comprensione di essa è avvenuta nel corso degli anni. Penso che quest’album non sia diverso. Ci sono un sacco di canzoni che sono molto personali, ma ci sono sfumature e testi che stiamo ancora cercando di capire. I brani stanno davvero assumendo un vita propria dal vivo, in un processo che avviene sempre [nella trasposizione live], ma stanno diventando veramente molto intense concerto dopo concerto. Lo spettacolo rivolto nella maggior parte verso le nuove canzoni, e funziona. Questo è quello che è veramente entusiasmante. Ci sono queste nuove canzoni, che coesistono splendidamente con i nostri lavori migliori. Con questo spettacolo abbiamo creato momenti live veramente nuovi, unici, in cui le canzoni iniziano davvero a venire fuori in un modo fortemente suggestivo.

Adam: Penso che in qualche modo essere negli U2 è come avere un diario vivente, perché ogni volta che si guarda a quelle prime canzoni, si ricorda esattamente l’esperienza che hai vissuto, a cosa stavi pensando in quel momento, e quello che stavi facendo. E adesso, quando si torna a quelle canzoni e le si suona con una prospettiva diversa, è come dire “Ah, ok. Ora so perché sono qui. Ora so di cosa parla.” In un certo senso suoniamo meglio adesso quelle canzoni che quando le abbiamo scritte. Certamente con una diversa energia.

Kyle: Il concerto si svolge come un’opera teatrale, e sembra che sia stato concepito per farlo. Con questo in mente, musicalmente, se si entra nell’album pensando a questo e potrebbe essere ciò che staremo facendo tematicamente, guardo a canzoni come Every Breaking Wave, che sembra prestare attenzione ai vecchi suoni degli U2. C’è un pò di The Joshua Tree dentro. So che non deve essere così perché c’è la versione acustica che non lo rispecchia per niente. Fa parte del gioco? Vi dite tra voi “Facciamo un po di trucchetti?

Edge: Penso in realtà facciamo il contrario, piuttosto. Cerchiamo di evitare riferimenti diretti. Ma è la stessa [musica] di quattro ragazzi, la stessa musica che ci ha fatto crescere, cosi importante e costruttiva per noi, tutto ciò a significare che ci muoviamo sempre in una direzione particolare per scrittura e produzione. Ci piace cercare di mantenere le cose quanto più nuove possibili. Se le cose iniziano a suonare come l’album precedente, è quasi l’opposto di ciò che vogliamo sempre raggiungere.

Kyle: Sembra che sia molto difficile. Voi siete conosciuti per l’innovazione. Per quel che riguarda la tecnologia, e lo stile musicale, ho avuto una discussione con un amico parlando degli U2 come, probabilmente, la più grande band di tutti i tempi, nel senso che se vi confrontiamo con qualsiasi altra band, sareste come i Beatles che cambiarono il mondo due volte, con il loro primo disco e con Sgt. Pepper. Ma voi lo avete fatto con The Joshua Tree, con Achtung Baby, e ancora con All That You Can’t Leave Behind. Per avere questa sicurezza nel provare costantemente di rinnovarvi musicalmente guardando al futuro – e ci sono molti suoni nuovi nel nuovo disco come nella canzone con Lykke Li e le b-sides Lucifer’s Hands e The Crystal Ballroom  come ci riuscite? Come fate a provarci sempre e a dire “Ok, dobbiamo trovare qualcosa di nuovo. Dobbiamo essere gli U2.

Edge: Prima di tutto, confrontarci con i Beatles è un’idea inverosimile; nessuno è paragonabile ai Beatles e non credo che nessuno potrebbe mai essere una band paragonabile ai Beatles. Loro, per me, stanno in una sorta di altro universo rispetto a tutti gli altri, ma essere anche solamente nella stessa frase, per me è semplicemente sorprendente. Ma in termini di unità, all’interno del nostro gruppo, abbiamo sempre una specie di [tendenza] a ricercare quella sensazione che sa di nuovo ed innovativo. E’ forse l’unico momento in cui ci entusiasmiamo quando siamo in studio o in concerto, quando sentiamo che stiamo facendo davvero qualcosa di unico e differente. Questo credo, lo abbiamo sempre avuto dentro fin dagli inizi, perché siamo nati in quel periodo della musica punk dove ogni cosa era stata reinventata. Non ci siamo mai basati sulla conoscenza delle strutture tradizionali all’interno rock’n’roll. Abbiamo sempre cercato di evitarle a tutti i costi il più delle volte. [Ci sono] poche eccezioni come su The Joshua Tree, dove stavamo decisamente giocando attorno ad alcune idee blues, e su Rattle and Hum, ma la maggior parte del nostro lavoro è dedicato a tentare di cercare un nuovo punto di vista che non è stato esplorato prima d’ora, e questo vale anche per le nostre produzioni live e tante altre cose che facciamo.

Kyle: Sembra che con l’idea che ci sono solo un certo numero note, tutto alla fine riguardi il nuovo suono che possiamo mettere su queste note. E’ veramente stupefacente che sono oltre 30 anni che provate a dire “Ok, non possiamo ancora farlo diversamente. [Ma] può essere fatto in modo diverso.

Adam: Credo che siamo molto fortunati perché possiamo ricevere molto entusiasmo dal potenziale di quelle note, e ciò che pensiamo è che possiamo trovare un’altra nota lì dentro, tra esse.

Edge: E io credo che possiamo. Credo veramente che ne siamo in grado. Il rock’n’roll come struttura è molto semplice. Quando riascolto i nostri primi dischi, in particolare Boy, ascoltando quelle sfumature e composizioni, mi chiedo “Da dove vengono fuori? E’ cosi estraneo dagli schemi del rock’n’roll.” Non mi viene da pensare ad un riferimento. Mi ricordo che all’epoca molta [parte della composizione dell’album] si basava sullo stare semplicemente in una stanza e tirare fuori alcune idee. Sapevamo pochissimo di composizione musicale al punto da tentare molti esperimenti. E’ attraverso quella giocosità, tentativi ed errori che abbiamo scoperto quelle nuove idee di composizione, che provenivano da un mondo completamente diverso, e che ancora [oggi] trovano fondamento abbastanza facilmente all’interno dell’album. Penso che sia stato quel momento in cui la musica era davvero, tutta da afferrare. Il libro delle regole era stato stracciato, cosi era solo un vedere cosa potevamo essere in grado di fare.

Kyle: Con tutto quello che è stato detto su Songs of Innocence, recensioni positive e non, pensi che stia direzionando o ri-direzionando il modo in cui vi state approcciando a Songs of Experience mano mano che lo state preparando?

Adam: Non credo proprio. Siamo molto felici di come è il disco e di come sono le canzoni. Songs of Experience sarà ovviamente realizzato partendo da una prospettiva differente. Stiamo cercando di renderlo un pò più crudo come suoni e con una produzione più grezza. Ma fino a quando non è terminato, è difficile fare dei commenti al riguardo.

VIA: wfpk.org | Traduzione: Daniela @danidpvox e Angelo @Noodles105
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