I+E Tour – Tematiche e Statistiche

Nell’immagine di testata: gli U2 a Toronto [7 Luglio 2015] | Photo By: Ian Muttoo | VIA: U2Start.com

Con la conclusione del tour, aggiorniamo la nostra analisi sull‘iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour aggiungendo le delicate tematiche affrontate durante i concerti di Parigi.

Tematiche Generali

La band ha dichiarato apertamente di volersi soffermare sul periodo 1976 – 1983, anni in cui i giovani U2 iniziarono ad entrare nell’élite degli artisti di spicco. Quest’ideologia di fondo ha plasmato lo show portandolo ad essere una sorta di “macchina del tempo”, capace di trasportarci in una dimensione parallela dove il gruppo – attraverso tumulti, gioie e dolori – nascono, crescono e si affermano.

Perno centrale, e simbolo ideologico, dell’intero spettacolo è la lampadina che pende fisicamente sulla testa di Bono: un oggetto talmente essenziale e semplice da rivelarsi la perfetta rappresentazione di quell’amore/dolore materno da sempre rincorso, continuamente rievocato ma mai totalmente sopito.

Il palco, diviso in tre “fasi”, simboleggia il passaggio spirituale dall’adolescenza (palco “I”) alla fase adulta (palco “e”) attraverso una lunga passerella che funge da cordone ombelicale, andando a “nutrire” l’innocenza con l’esperienza e viceversa, in questo continuo interscambio, e se vogliamo anche scontro, tra l’agire del bambino e il pensiero dell’adulto.

La band percorre lo stage varie volte durante lo show, alternando fasi di rabbia tipicamente punk – sul grande palco “I” appositamente scarno di abbellimenti per evocare gli anni della prima ondata del punk-rock britannico – a fasi di gioiosa e intensa estasi musicale sul piccolo palco circolare “e” – molto semplice e intimo.

La grande novità è il “divider”: la mega-struttura sospesa a mezz’aria che funge da veicolo propagandistico, andando ad amplificare, in maniera impressionante, le tematiche affrontate; in certe fasi del concerto l’uomo e la materia addirittura si fondono, con la band che entra letteralmente nello schermo creando un effetto alla Cronenberg senza precedenti. Sembra quasi che la stessa band entri nei propri sogni ed incubi, interagendo con essi e raccontando le proprie vicende partendo dall’inconscio più profondo. [Potete leggere gli approfondimenti di Live Design QUI e lo speciale della CBS QUI.]

Un’altra forte caratteristica di questo tour è la volontà della band di abbattere la “quarta parete” – come lo stesso Bono dichiara QUI – ossia quel muro invisibile che sta tra il palco e il pubblico: per far ciò gli U2 hanno studiato, e messo in atto, il “momento Meerkat” durante il quale uno o più fans vengono portati sullo stage insieme alla band, suonando e interagendo con essa in mondovisione.

Di recente, in una intervista alla WXRT, Larry ha dichiarato che gli piacerebbe convincere la band ad imparare 50 brani cover per intraprendere un mini-tour senza suonare pezzi loro, per poi entrare due mesi in studio per scrivere nuovi brani.

Potete ascoltare l’intervista QUI.


Scaletta e Tematiche Specifiche

Leg 1: Nord-America, Canada

Dopo i 36 concerti sul suolo americano, la scaletta ha preso una struttura ben definita ed è possibile dividere anch’essa in tre “fasi”:

  1. La fase “Innocence”: va dalla canzone d’apertura, identificata da sempre con The Miracle (Of Joey Ramone) – con tutta la band sul palco “I” – sino a Until The End of The World, quest’ultima suonata con il gruppo “sparpagliato” tra palco “I”, palco “e” e passerella centrale a simboleggiare proprio la transazione, la fine dell’adolescenza, la rottura della lampadina, la morte, lo tsunami che spazza via il mondo;
  2. La fase della “crescita”: che va da Invisible sino a Every Breaking Wave, dove quest’ultima è quasi l’ultimo dolce gemito del bambino che lascia il posto all’adulto;
  3. La fase “Experience”: che va da Bullet The Blue Sky sino alla fine dello show, e identifica da subito il contrasto tra Paul Hewson (l’adolescente, il semplice ragazzo)  con Bono (la ricca rockstar, il filantropo, l’attivista politico e umanitario). Non è un caso che questo terzo atto inizi con Bullet, dove Bono parla a sé stesso in un duro faccia a faccia tra la parte più combattiva e impulsiva del suo carattere, appartenente al passato, e la parte più ragionata, dotta e calcolatrice del presente.

Inoltre la set-list presenta delle sottocategorie che variano a seconda del concerto:

  • la seconda canzone è sempre stata dedicata al primissimo periodo della band: sin’ora si sono avvicendate Out Of Control, The Electric Co., Gloria e Two Hearts Beat As One. E’ molto probabile che i brani più vintage degli U2 vengano posizionati qui;
  • la parte centrale – dalla quattordicesima sino alla sedicesima canzone – è quella più imprevedibile dell’intero spettacolo ma anche la più spontanea, essendo slegata dalla scenografia del palco. A dimostrazione di ciò la band posiziona qui i brani poco suonati o inediti; infatti sin’ora hanno trovato posto In God’s Country, When Love Comes To Town, Desire, Lucifer’s Hands, The Crystal Ballroom, Sweetest Thing, Stuck In A Moment You Can’t Out Of, All I Want Is You, Angel of Harlem, Elevation, Ordinary Love, California (There Is No End To Love), Satellite of Love e Party Girl.
  • gli encores (i bis) hanno subìto solo inizialmente delle variazioni per poi stabilizzarsi nel corso del tour:
    • l’alternanza dei primi show tra Miracle Drug e City Of Blinding Lights è andata a favore di quest’ultima, oramai divenuta la canzone d’apertura della fase finale dei concerti;
    • Where the streets have no name occupa la parte centrale degli encores e racchiude il momento più “socialmente impegnato” dello spettacolo, dove Bono tiene dei discorsi a favore di Amnesty International, di (RED) e ONE.
    • la canzone di chiusura è stata, sin’ora, scelta tra I Still Haven’t Found What I’m Looking For, One e 40 (più raramente).
Leg 2: Europa

Già all’inizio della seconda parte del tour – inaugurata a Settembre, con due concerti a Torino – si è notato un cambiamento nella parte centrale della scaletta che, precedentemente, era stata fortemente incentrata sul tema del “sogno” americano e della politica a stelle e strisce. La sequenza Bullet-Hands-Pride ha lasciato quindi il posto ad un quartetto di canzoni che hanno, come tema centrale, la crisi umanitaria che sta attraversando tutto il continente europeo in queste settimane.

October funge da introduzione: il lamentoso e cristallino pianoforte di The Edge proietta lo spettatore direttamente nel cuore della questione, in Siria – nello specifico nella cittadina di Kobane – attraverso un filmato che viene amplificato dal gigantesco schermo posto sopra il palco. Il drone, sorvolando la città-fantasma, mostra tutto l’orrore della guerra mentre le note di October scandiscono inesorabilmente il silenzio straziante del post-bombardamento; per un istante sembra quasi di poter sentire le bombe e le urla della gente in fuga, ma il tutto viene racchiuso nella suadente melodia, lasciando un retrogusto poetico ed agrodolce. [A questo LINK potete trovare il video completo del drone su Kobane.]

La bravura degli U2 di “vestire” la guerra con abiti di pace e speranza, non è nuova: avvenne già nel 1995, con la sanguinosa guerra dei Balcani, quando incisero la meravigliosa Miss Sarajevo insieme a Brian Eno e al maestro Pavarotti – canzone che riprende, tra l’altro, il titolo del documentario girato dal giornalista Bill Carter, finanziato direttamente da Bono, riguardante proprio la città bosniaca nel periodo del conflitto. Il brano divenne un potente inno d’accusa sia verso gli abominevoli crimini di guerra in atto a Sarajevo ma anche verso l’Unione Europea, totalmente incapace di fronteggiare un massacro di tali proporzioni. Esattamente ciò che sta accadendo adesso.

La seconda canzone, a subentrare ad October, è Bullet The Blue Sky, da sempre utilizzata nei tour come il brano di protesta per eccellenza – possiamo ricordarne i suoi usi nel The Joshua Tree Tour contro la politica di Reagan; nello ZooTv, dove si evolse divenendo un viaggio verso la distorsione politica, capace di sfociare nel totalitarismo; nel PopMart Tour, nel quale divenne ancora più feroce affiancando la tematica della guerra alla dissacrazione stilistica della PopArt (Roy Lichtenstein disegnò personalmente la sequenza animata mandata sullo schermo gigante durante la canzone); nell’Elevation Tour fu usata contro la politica americana del porto d’armi, paragonando tale scelta all’uccisione di Lennon (avvenuta proprio per mano di un folle armato di pistola, Mark Chapman).

Nel nuovo tour essa è un attacco feroce contro l’Unione Europea. Bono urla, attraverso un megafono – adesso colorato come la bandiera europea – accuse e condanne contro la politica d’attesa e di rifiuto nei confronti dei rifugiati. Durante il brano, il cantante canticchia – con un macabro timbro giocoso alla MacPhisto – l’Inno alla Gioia di Beethoven, inno dell’Europa Unita. Nell’assolo di The Edge, brandisce l’asta del microfono mimando i terroristi che sparano con il lanciarazzi, per poi eseguire una nuova versione del discorso denominato 19 nel quale varia la tematica di fondo – non si trova più l’accusa del giovane Paul, rivolta al cantante attuale, di essere troppo “ragionato” – bensì troviamo il giovane Paul che accusa Bono di essersi dimenticato da dove proviene, di essere irlandese, di essere stato considerato egli stesso, dalla ridente e civile America, un immigrato, un fuori posto, un ladro di lavoro, un clandestino, un rifiuto, il “mangia-patate”, il “Mickey“, la feccia umana, lo schiavo lentigginoso.

A seguire fa capolino una struggente e dolente Zooropa – in una versione più breve dell’originale – che va a sottolineare lo stato catatonico e confuso dell’Europa cosiddetta “unita” – in realtà lacerata, sin dalla sua nascita, da politiche interne dettate dall’egoismo di stampo nazionalistico ed economico. Sullo schermo gigante, con alle spalle un tramonto rosso sangue, viene proiettata l’immagine di un uomo che attraversa una ferrovia – pensiamo alle immagini dei rifugiati bloccati in Macedonia – mentre Bono canta: “E non ho bussola/E non ho mappa/E non ho ragioni/Nessuna ragione per tornare indietro/E non ho religione/E non so cosa è cosa/E non conosco il limite/Il limite di cosa abbiamo ottenuto/Non preoccuparti baby. Andrà tutto bene/L’incertezza…può essere un faro guida/Io sento voci, voci ridicole/Fuori nella scia/Andiamo, andiamo…in superficie/Metti la tua testa fuori dal fango baby/Escogiteremo/Il mondo dove vogliamo vivere/Lo sogneremo fortemente.

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L’immagine della bandiera europea formata dai corpi dei rifugiati annegati.

Parole forti. Parole che, a ventidue anni dalla loro incisione su disco, vengono riadattate per essere specchio dei pensieri di un rifugiato che lascia la propria patria, senza più riferimenti e storia, che cerca un futuro migliore, che si sposta verso quell’Europa che lo rifiuta con accuse assurde, le “voci ridicole” citate nel testo.

A chiudere il tutto arriva l’immancabile Where The Streets Have No Name. Ed anch’essa diviene simbolo. Rappresenta ciò che dovrebbe essere l’Unione: libertà, strade senza nomi, patria di speranza. “I want to tear down the walls“, mai, questo verso, risuonò tanto forte in tempi recenti, tempi in cui l’Europa è tornata a tirar su muri di divisione, come in Ungheria, come in Macedonia, come in Danimarca.

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I concerti europei hanno portato, inoltre, delle new-entry per quanto riguarda la scaletta: Magnificent, debuttata nel quarto concerto ad Amsterdam, è stata posizionata nella zona centrale della scaletta, sul palco “E”; Zoo Station, nel primo concerto a Berlino, ha debuttato con una posizione insolita nella set-list essendo stata posizionata dopo Even Better Than The Real Thing e prima di Mysterious Ways; New Year’s Day, debuttata nel terzo concerto berlinese, ha fatto capolino nella zona centrale della scaletta.

Particolare attenzione ai concerti di Belfast – 18 e 19 Novembre 2015 – dove si scatenarono parecchie polemiche per l’esecuzione di Raised By Wolves, giudicata “non imparziale” sulle vittime dei Troubles.

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Concerti di Parigi

I concerti di Parigi del 6 e 7 Dicembre 2015 – inizialmente programmati per 14 e 15 Novembre 2015 – possono essere considerati l’apice narrativo e tematico dell’intero tour. A seguito degli attentati di Parigi del 13 Novembre 2015 in cui persero la vita 130 persone – 89 delle quali al Bataclan – gli U2 si videro costretti ad annullare gli ultimi due concerti nella capitale parigina per via dello stato d’emergenza emanato dal Ministero degli Interni francese che vietava ogni manifestazione ad alto rischio.

La band, prima di abbandonare Parigi per proseguire il tour, rese omaggio alle vittime del Bataclan recandosi davanti al luogo della strage porgendo fiori, pregando e lasciando una dedica. Gli U2 rimasero molto colpiti dalla violenza degli attacchi e dichiararono, quasi subito, l’intenzione di tornare il prima possibile a Parigi per recuperare i concerti annullati.

Il 6 e 7 Dicembre, dunque, la promessa fu mantenuta e gli U2 tornarono in una città ancora ferita ma intenzionata a rialzarsi. La band di Dublino adottò un nuovo hashtag #U2forParis, quasi per dichiarare apertamente che gli ultimi due concerti dell’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour erano quasi un appendice del vero e proprio tour, un atto d’amore verso la città delle luci splendenti.

Sin dalla sua apparizione sul palco dell’AccorHotels Arena, Bono ha rimarcato l’importanza di Parigi per il mondo civilizzato “Se amate la libertà, Parigi è la vostra città” tornando al concetto di Liberté, Égalité, Fraternité che, dal 1789 in poi, mise le basi per la costruzione dello Stato moderno. Lo slogan “Siamo tutti Parigini” abusato sino alla nausea dalle testate giornalistiche e dai media – con un sottofondo palesemente modaiolo più che un vero sentimento di vicinanza – è stato utilizzato da Bono dal punto di vista storico e politico: se oggi viviamo in uno stato democratico dove, in teoria, ogni essere umano ha eguali diritti davanti alla legge e alla giustizia, lo si deve alla Rivoluzione parigina. “Siamo tutti Parigini” diviene, così, un’appartenenza storica, un’ulteriore dimostrazione che il nostro concetto di libertà – coltivato, difeso, preteso, rivendicato – nasce dai moti del 1789, e fa di noi – almeno ideologicamente – parigini.

Pur presentando una scaletta standard – non ci sono stati cambiamenti a livello di brani – i concerti di Parigi hanno avuto la particolarità di permeare l’atmosfera delle esibizioni con dei momenti veramente toccanti ed emozionanti.

City of Blinding Lights, brano inizialmente dedicato a New York, divenne la canzone della redenzione di Parigi con il megaschermo riempito dai nomi delle vittime ed i colori della bandiera francese. A suggellare il tutto la citazione di Ne me quitte pas da parte di Bono, inginocchiato in preghiera, senza gli occhiali della rockstar, intonando un requiem decadente dal sapore malinconico.

Parigi 3 - Tributo alle vittime

People Have The Power – canzone d’introduzione alla maggior parte dei concerti di questo tour – si seppe rinnovare durante il concerto del 6 Dicembre quando Patti Smith venne chiamata sul palco per cantare la sua hit: un inno alla libertà, un tripudio di vita e musica, un rumoroso gioire contro il silenzio della morte. Un nuovo battesimo per i parigini, destati dalla Sacerdotessa del Rock che ha saputo elevare gli animi degli spettatori al grido di “il popolo ha il potere di sognare, di dettare le regole, di lottare.”

Ma l’apice si è raggiunto alla conclusione del concerto del 7 Dicembre: gli U2, giunti alla canzone finale, chiamano sul palco gli Eagles of Death Metal, la band che si esibiva al Bataclan al momento degli attacchi. Bono afferma: “Tre settimane fa sono stati derubati del loro palco, stasera vorremmo donargli il nostro.” Un momento veramente spettacolare, dove a farla da padrona non sono state le luci e gli effetti speciali dell’avveniristico palco ma solamente la vicinanza umana delle persone. Un vero momento di comunione.

Anche in questa occasione People Have The Power fu il collante tra la gioia e il sentimento di rivalsa. Ma proprio quando tutto sembrava finito, ecco il gesto che non t’aspetti: gli U2 lasciano il palco alla band californiana, permettendogli di suonare un loro brano sul palco dell’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour e di chiudere il tour.

Un gesto infinitamente umile ma che porta con sé un significato davvero importante: è la ricostruzione di quel legame spezzato dai proiettili, di quel continuum vitale rotto dagli spari dei kalashnikov, di quella serenità violentata dalle urla di terrore.

Parigi viene riconsegnata agli Eagles of Death Metal, gli U2 si mettono da parte. Ammirazione.


Brani Eseguiti

L’iNNOCENCE + eXPERIENCE è il tour con più brani, in assoluto, ad essere stati eseguiti durante la prima leg, con ben 46 canzoni diverse più tre cover (dato aggiornato all’ottavo concerto di New York). A questo LINK troverete i 20 momenti più belli della leg americana e a questo LINK i 15 momenti salienti della leg europea, mentre, qui sotto, potete leggere la lista dei vari tour con il conteggio delle canzoni suonate solo durante la prima fase:

  • Boy Tour – 57 concerti / 16 brani eseguiti;
  • October Tour – 33 concerti / 21 brani eseguiti;
  • War Tour – 21 concerti / 24 brani eseguiti;
  • The Unforgettable Fire Tour – 19 concerti / 24 brani eseguiti;
  • The Joshua Tree Tour – 29 concerti / 30 brani eseguiti;
  • Lovetown Tour – 33 concerti / 33 brani eseguiti;
  • ZooTv Tour – 32 concerti / 26 brani eseguiti;
  • PopMart Tour – 29 concerti / 35 brani eseguiti;
  • Elevation Tour – 50 concerti / 36 brani eseguiti;
  • Vertigo Tour – 28 concerti / 34 brani eseguiti;
  • 360° Tour – 24 concerti / 35 brani eseguiti;
  • iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour – 36 concerti + 1 [Roxy Theatre] / 49 brani eseguiti.

Grazie alla sapiente ricerca di Gaetano (di Le Migliori Frasi Degli U2) – che ringraziamo per il costante aggiornamento – e dell’immancabile U2gigs, possiamo stilare una lista di canzoni che la band irlandese ha suonato sul palco dell’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour – incluso lo show al Roxy Theatre – e che ha provato durante i numerosi soundcheck [dati aggiornati all’ultimo concerto del tour]:

Boy [1980] – 4/6

  • I Will Follow (77 volte)
  • An Cat Dubh *
  • Into The Heart *
  • Out Of Control (28 volte)
  • The Ocean (una volta)
  • The Electric Co. (33 volte)

October [1981] – 2/2

  • Gloria (13 volte)
  • October (42 volte)

War [1983] – 4/4

  • Sunday Bloody Sunday (77 volte)
  • Two Hearts Beat As One (3 volte)
  • 40 (17 volte)
  • New Year’s Day (3 volta)

The Unforgettable Fire [1984] – 2/2

  • Pride (In The Name Of Love) (76 volte)
  • Bad (25 volte)

The Joshua Tree [1987] – 5/6

  • Where The Streets Have No Name (76 volte)
  • I Still Haven’t Found What I’m Looking For (21 volte)
  • With Or Without You (76 volte)
  • Bullet The Blue Sky (76 volte)
  • Running To Stand Still *
  • In God’s Country (1 volta)

Rattle & Hum [1988] – 4/5

  • Desire (29 volte)
  • Angel Of Harlem (25 volte)
  • When Love Comes To Town (4 volte)
  • Hawkmoon 269 *
  • All I Want Is You (6 volte)

Achtung Baby [1991] – 5/7

  • Even Better Than The Real Thing (76 volte)
  • One (40 volte)
  • Until The End Of The World (76 volte)
  • The Fly *
  • Mysterious Ways (76 volte)
  • Tryin’ To Throw Your Arms Around The World *
  • Zoo Station (1 volta)

Zooropa [1993] – 1/2

  • Numb *
  • Zooropa (40 volte)

Pop [1997] – 0/1

  • The Playboy Mansion *

All That You Can’t Leave Behind [2000] – 3/3

  • Beautiful Day (77 volte)
  • Stuck In A Moment You Can’t Get Out Of (6 volte)
  • Elevation (33 volte)

How To Dismantle An Atomic Bomb [2004] – 3/4

  • Vertigo (77 volte)
  • Miracle Drug (2 volte)
  • City Of Blinding Lights (74 volte)
  • One Step Closer *

No Line On The Horizon [2009] – 1/3

  • No Line On The Horizon *
  • Magnificent (1 volta)
  • Moment Of Surrender * [Snippet played]

Songs Of Innocence [2014] – 9/9

  • The Miracle (Of Joey Ramone) (76 volte)
  • Every Breaking Wave (76 volte)
  • California (There Is No End To Love) (4 volte)
  • Song For Someone (77 volte)
  • Iris (Hold Me Close) (76 volte)
  • Volcano (10 volte)
  • Raised By Wolves (76 volte)
  • Cedarwood Road (76 volte)
  • The Troubles (4 volte)

Varie – 7/9

  • 11 O’Clock Tick Tock (una volta) [1980]
  • Sweetest Thing (16 volte) [1987]
  • The Ground Beneath Her Feet * [2000]
  • The Hands That Built America * (Snippet played) [2002]
  • Ordinary Love (11 volte) [2013]
  • Invisible (76 volte) [2014]
  • Lucifer’s Hands (3 volte) [2014]
  • The Crystal Ballroom (2 volte) [2014]
  • Party Girl (3 volte) [1982]
  • Spanish Eyes (1 volta) [1987]
  • Two Shots Of Happy, One Shot Of Sad [brano eseguito il 2 Novembre a Londra, a porte chiuse, per lo speciale della CBS Sinatra 100 — An All-Star GRAMMY Concert.]

Cover

  • Stand By Me (2 volte)
  • Satellite Of Love (1 volta)
  • Mother and Child Reunion (1 volta)
  • Happy Birthday (2 volte)
  • People Have The Power (3 volte)

* provate al soundcheck


iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour:
brani suonati 57 / brani provati 66

– Anni ’80: 25/29
– Anni ’90: 7/11
– Anni ’00: 7/12
– Anni ’10: 13/13
– Cover: 5/5


Canzoni Pre-Concerto

Nel pre-show vengono fatte risuonare le canzoni di artisti fondamentali per la formazione artistica e intellettuale degli U2. Qui sotto troverete la lista dei brani. Si ringrazia U2Wanderer.

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