U2 e attivismo politico: dall’Innocenza all’Esperienza| Time.com

Nell’immagine di testata: gli U2 mimano la copertina di “Help” dei Beatles a Sellafield [Giugno 1992] | VIA: Interference .com

Come una rock band si è evoluta per diventare il volto dell’attivismo globale.

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di ALAN MCPHERSON

Gli U2, il leggendario gruppo rock irlandese, hanno appena completato un tour trionfale nel Nord America. I critici hanno elogiato la scenografia, che esalta l’intimità tra band e fans, così come il tema del tour, uno sguardo indietro alle origini della band nella Dublino degli anni ’70, dove la povertà, il punk rock e la politica han guidato o infastidito adolescenti come loro.

Il nome del tour – “iNNOCENCE + eXPERIENCE” – potrebbe anche indicare l’evoluzione della band come attivisti. Osservatori casuali potrebbero essere perdonati per aver pensato agli U2 come una semplice band di “benefattori”, che arringano il pubblico concerto dopo concerto sulle loro cause. Ma nel corso dei decenni, l’attivismo della band è cresciuto in modo più diretto ed efficace, mostrando la strada non solo ad altri musicisti e celebrità ma anche agli stessi attivisti.

Nel 1976, Paul “Bono” Hewson, Dave “The Edge” Evans, Larry Mullen Jr. e Adam Clayton formarono una band liceale, senza particolari visioni del mondo. Ad essere precisi, essi erano stati attratti dalla ribellione del punk. Ma, come cristiani devoti (eccetto Adam),  sono andati vicini ad abbandonare il rock’n’roll a causa della sua eccessiva “violenza”. Raramente hanno discusso di politica fino al rilascio, nel 1983, del loro terzo album, War.

L’innocenza, insieme all’ingenuità, ha segnato il resto degli anni ’80 degli U2. Le opere di carità della band hanno sollevato quasi esclusivamente le coscienze e qualche soldo. Andarono in tour per Amnesty International, registrarono dei brani per il movimento anti-apartheid e hanno smosso lo stadio di Wembley, ed attraverso la televisione altri milioni di persone, con la loro performance al Live Aid. Certo, gli U2 hanno portato la rinascita della “musica-messaggio” assente dagli anni ’60. E sì, ci sono stati successi quantificabili, come triplicata l’adesione degli Stati Uniti ad Amnesty International dopo il tour del 1986 “Conspiracy of Hope”.

Ma in materia di diritti umani, hanno sollevato le coscienze portando a reali miglioramenti? La liberazione di Nelson Mandela nel 1990, è stata dovuta alle lettere inviate dai membri di Amnesty al governo sudafricano? Probabilmente no. Le guerre in America Centrale son terminate perché Bullet The Blue Sky degli U2 ha aspramente criticato l’amministrazione Reagan? Poco probabile. Forse la cosa più triste per gli U2 è stata la scoperta che l’impressionante raccolta di 200 milioni dollari, ricavati dal Live Aid, avrebbe finanziato i pagamenti del debito africano per un solo mese.

Dopo il Live Aid, Bono e Larry hanno discusso del loro attivismo, ed il batterista ricorda che, nonostante tutte le chiacchiere sul palco della band, “non siamo mai stati realmente coinvolti in un’iniziativa.” Così, nel 1990, gli U2 si sono presentati ai loro seguaci con un paradosso. Mentre la band simulava pubblicamente la falsità e il nichilismo per contrastare la propria immagine di benefattori, simultaneamente si tuffò più a fondo nell’attivismo attraverso l’azione diretta. La band ha iniziato a prendere posizione alle elezioni: da quelle presidenziali americane – appoggiando Bill Clinton nel 1992 – al referendum per l’Accordo del Venerdì Santo del 1998 che ha segnato la pace in Irlanda.

Nel 1992, Bono e i ragazzi hanno navigato nel Mare d’Irlanda fino ad una spiaggia britannica per protestare contro il nucleare nell’Impianto di lavorazione a Sellafield. Bono propose di spostarsi verso l’interno, rompendo un ordine del tribunale che vietava le manifestazioni sulla proprietà di Sellafield. I compagni di viaggio di Greenpeace cercarono di dissuaderlo, dicendo che avrebbe mandato in rovina l’organizzazione ambientalista.

Un anno dopo, la band doveva nuovamente essere convinta a ridimensionare la sua azione diretta. “Se si crede in una causa si deve essere disposti a mettersi in prima linea per quella causa,” spiegò il bassista Adam Clayton riguardo all’intenzione della band di suonare nella capitale bosniaca di Sarajevo ancora sotto assedio. Alla fine, il pericolo per la crew e i fans – per non parlare della mancanza di istituzioni in città! – si rivelò essere un ostacolo troppo grande.

Tuttavia, il risultato dell’azione diretta degli anni ’90 fu poco concreta. Nessuna elezione ebbe l’acceso sostegno degli U2. Sellafield andò avanti. E la guerra in Bosnia si trascinò senza pietà.

Con queste esperienze in tasca Bono è stato sostenuto moralmente dalla band, ha incontrato il nuovo millennio ed ha abbracciato il ruolo di superstar lobbista. Ha preso di mira la legislazione a favore di una serie di cause: il debito, l’AIDS, il commercio, l’Africa e altro ancora. Il cantante ha spiegato che la perdita dell’innocenza implicava questo salto. “Sono stanco di sognare. Sono per l’agire adesso.

Per un decennio Bono ha supplicato capi di stato e miliardari a far qualcosa per produrre dividendi. I governi ricchi han condonato decine di miliardi di dollari di prestiti ai paesi poveri, che han portato 51 milioni di bambini a scuola. Miliardi di dollari son venuti da Washington per la lotta contro l’HIV/AIDS che hanno contribuito a salvare la vita a 9 milioni di persone. I tassi della povertà estrema, che Bono ha denunciato nel 2013, sono stati dimezzati a partire dal 1990. A differenza degli anni Ottanta e Novanta, i risultati concreti dell’attivismo degli U2 ora sembrano innegabili.

Molti hanno negato. Quest’ultimi sostenevano che le celebrità stavano facendo corsi di filantropia da parte dei governi, che gli U2 avevano spostato il loro capitale per evitare di pagare le tasse, e, cosa più devastante, che il loro aiuto non era riuscito a raggiungere i poveri nei paesi in via di sviluppo. Gli U2 hanno accettato alcune critiche, e ne hanno respinte altre.

L’evoluzione degli U2 non è finita. A dire il vero, la band canta ancora e predica al pubblico della sofferenza umana, sia che essa si trovi in Birmania, ad Haiti o a New Orleans. Un sito web mostra il supporto della band a 22 associazioni di beneficenza e 22 cause (i numeri di Bono: 38 e 29).

Ma la cosa più importante del progresso degli U2 è l’istituzionalizzazione del loro attivismo. Nel 2004, Bono e 11 organizzazioni fondarono ONE. Questa permanente organizzazione in piena regola, di difesa e appoggio, ha mosso gli U2 oltre la loro inclinazione per le campagne temporanee. La leadership della ONE comprende figure istituzionali della politica e della filantropia; inoltre il suo personale qualificato esercita pressioni sulle assemblee legislative, raccoglie fondi e divulga resoconti politici su vari argomenti argomenti: dalla malnutrizione infantile alla trasparenza aziendale. ONE ha contribuito a inaugurare il trend dell’attivismo come mega-filantropia e responsabilità sociale delle imprese. È probabile che ciò sopravviverà dopo Bono.

Attivisti e fans possono solo sperare che, con tanta esperienza accumulata, gli U2 mantengano sempre un po’ d’innocenza.

VIA: TIME.COM | Traduzione: Daniela @DANIDPVOX | Revisione: Gabriel @GABRIELCILLEPI
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