“Gli U2 non si piegano ai terroristi: tornano a Parigi”

Nell’immagine di testata: Bono a Belfast con la bandiera francese [19 Novembre 2015] | Photo By: Remy | VIA: U2Start.com

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Verso la metà di ogni concerto del tour degli U2, un attentato simulato va in scena. Il suono dell’esplosione, insieme alla canzone Raised by Wolves che ricorda le autobombe a Dublino nel 1974, sta a significare la fine dell’innocenza nel loro autobiografico iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour.

Sangue in casa/sangue in strada,” canta Bono. “Le cose peggiori al mondo sono giustificate dalle ideologie.” Messaggi in ricordo delle vittime passano sugli schermi: “Ricorda le vittime,” “Lasciateci la nostra cultura,” “Giustizia per i dimenticati“.

Ai già presenti e ben connotati significati geopolitici dell’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour, vi si aggiungerà parecchio valore simbolico quando la band irlandese terminerà il tour con i due concerti a Parigi – Domenica 6 Dicembre e Lunedì 7 Dicembre – quest’ultimo sarà trasmesso dalla HBO alle 9 p.m. Inizialmente fissati per il 14 e 15 Novembre alla AccorHotels Arena, i concerti e lo special televisivo sono stati posticipati a seguito degli attentati terroristici del 13 Novembre, dove sono state uccise 130 persone, tra cui 89 al Bataclan, dove si stavano esibendo gli Eagles of Death Metal.

Testata - Grazie...
Gli U2 a New York [31 LUGLIO 2015] | Photo By: Jonathan Bayer | VIA: U2START.COM
Poco meno di un mese dopo, gli U2 – che suonarono al Madison Square Garden alcune settimane dopo l’11 Settembre 2001 e onorarono i soccorritori dal palco – suoneranno il più importante concerto a Parigi dopo gli attentati islamici.

Alcune delle nostre canzoni degli anni’80, riguardanti gli eventi in Irlanda, improvvisamente hanno avuto un nuovo significato e attualizzazione con questi terribili fatti di Parigi,” ha detto The Edge, il chitarrista degli U2, che ha aggiunto che la band “sta pensando a qualche ospite d’onore” per onorare i tragici avvenimenti.

Al telefono da New York, dove ha presenziato il decimo anniversario delle organizzazioni umanitarie fondate da Bono, ONE e (RED), il cantante degli U2 si è mostrato speranzoso circa il ritorno della band a Parigi, manifestando gioia e al tempo stesso sfida verso il terrorismo. Ecco alcuni estratti dalla conversazione.

Avete suonato due concerti a Parigi prima degli attentati e vi stavate preparando per il concerto trasmesso dalla HBO. Dove vi trovavate quando avete saputo cosa stava succedendo?

  • Ero sul palco, stavamo provando al Bercy [ora AccorHotels Arena]. Siamo stati evacuati dall’edificio. Speravamo che le notizie che si rincorrevano sui vari attentati fossero sbagliate. Non volevamo crederci, sembrava veramente il caos.

Quale è stato il processo decisionale che vi ha portato ad annullare i concerti?

  • Gli U2 non hanno esperienza nel cancellare concerti. Credo che il nostro essere irlandesi ci porta a non arrenderci al terrorismo. E’ un sentimento che ci accompagna per tutta la nostra vita. Ma guardando la faccia di Arthur Fogel (il rappresentante dei tour mondiali per Live Nation), ho capito che i concerti non sarebbero stati fatti. E inoltre: come potevamo aiutare gli Eagles of Death Metal? Cosa potevamo fare mentre eravamo a Parigi?

Avete visitato il Bataclan e reso omaggio alle vittime.

  • Abbiamo fatto tutto ciò mentre andavamo all’aeroporto. Siamo partiti la sera successiva – abbiamo un aereo, che abbiamo messo a disposizione degli Eagles, ma avevano già trovato un altro modo per ripartire. La cosa migliore che abbiamo potuto fare per i nostri cari colleghi musicisti è stato comprargli dei telefoni.

Così siete riusciti a parlare con gli Eagles of Death Metal?

  • Ho parlato con Julian (Dorio) e con Jesse (Hughes). Ma la cosa migliore che potevamo fare, ci ha chiesto Jesse, era di procurargli dei telefoni per mandare messaggi e informarsi sui social cosa stava succedendo e cosa potevano fare. Gli abbiamo procurato i telefoni.Jesse mi ha fatto rivivere tutto quello che era successo. Erano davvero sotto shock e avevano bisogno di veri consigli, non proprio quelli da una famosa rockstar irlandese. E’ molto difficile vivere i momenti successivi a una tragedia simile, così traumatizzante, erano scossi. Sono sicuro che si riprenderanno, ma erano veramente sconvolti.

Quando si è prospettata la possibilità di rifissare i concerti, per voi era importante tornare a Parigi il prima possibile?

  • Assolutamente si. Il terrorismo agisce sulle persone lasciandole impaurite e spaventate, e noi questo non lo vogliamo e non lo volevamo. Abbiamo creduto che il più grande e vero contributo che potevamo dare era onorare la gente di Parigi, che ci ha trasmesso il concetto di libertè, egalitè, fraternitè.L’ISIS, e questa sorta di estremisti, sono un culto di morte. Noi siamo un culto di vita. Il rock è forza di vita, è gioia ed è un atto di sfida. Questo è ciò che sono gli U2. Questo c’è nel nostro DNA di band. Ancora più importante in questo caso, è la sensibilità del pubblico. Già so fin da ora che saremo veramente trascinati dal pubblico francese. E sarà spettacolare ed elettrizzante.

Vi siete allineati alla risposta politica dopo gli attacchi?

  • Io credo e sostengo solo una cosa da sempre, noi in irlanda siamo abituati a credere che non dobbiamo diventare a nostra volta dei mostri per sconfiggere dei mostri. Non è solo il fatto che è stata tolta la vita a 130 persone. Loro stanno provando a togliere giustizia e uguaglianza. Infatti, se vedi alcune reazioni – salveremo solo i profughi cristiani per esempio – puoi notare come stiano riuscendo nel loro intento. Se ci cambiano, allora si che avranno raggiunto il loro scopo.

Sei cresciuto con la sensazione che nel tuo Paese il terrorismo crescesse sempre e potesse colpire da un momento all’altro. In che modo questo tuo modo di essere cresciuto ti fa vedere i recenti attacchi a Parigi, Beirut e nel mondo?

  • In un qualsiasi altro Venerdì, sarei potuto trovarmi proprio in mezzo alle autobombe di Dublino. Trentatré persone sono morte quel Venerdì. Io non c’ero. C’era stato uno sciopero dei bus quel giorno, ecco perché sono andato a scuola in bicicletta. Nella mia sorta di auto-interrogatorio sul motivo del perché scrivo nel modo in cui sono abituato, ho pensato: perché sto scrivendo sempre canzoni di giustizia sociale? Ho capito che quell’attentato, quando avevo 14 anni, mi ha veramente segnato anche se fisicamente non ho assistito.Il migliore amico di mio fratello non lo ha evitato, ed è stato segnato per sempre dall’attento. E’ venuto ai nostri concerti della scorsa settimana, a Belfast e Dublino, con un pezzo di scheggia della macchina [esplosa]. Non si è mai ripreso del tutto, ha visto cose veramente terribili. Successivamente è diventato un tossico da eroina, ha dormito per la strada. Ora si è ristabilito, ma ha comunque portato un pezzo dalla macchina che è scoppiata di fronte a lui. Gli ho chiesto il motivo, e lui ha risposto, “Ho portato questo piccolo pezzo di essa, perché ha portato via per sempre una parte di me.” Quaranta anni dopo, le persone soffrono ancora.

Quando preparete lo show, a seguito di ciò che è successo, ci saranno della parti che modificherete? Ad esempio, le parti delle autobombe, con quelle fortissime esplosioni?

  • Se tu stessi per scrivere un articolo su Parigi, e ci fossero gli U2 a suonare, ti troveresti davanti a unospettacolo molto simile a quello che facciamo noi. E’ questa la cosa buffa. Ma la nostra non è gioia come atto di sfida; è il nostro lavoro che è un atto di sfida. Questo non sarà un concerto per eroi. Sarà solo: “Fai il tuo compito”. Questo vogliono da noi i francesi. E noi faremo ciò che ci è chiesto di fare.

Il tour era pianificato per terminare in Irlanda, e ora i concerti di Parigi saranno le ultime date. Questo cambierà le cose?

  • Quanto può essere bizzarro – e ironicamente, quanto è di ispirazione – che quando abbiamo lasciato Parigi eravamo diretti a Belfast, e lì abbiamo trovato la pace? Abbiamo trovato la speranza. Questo si pensava che fosse un problema non risolvibile. E questa è stata una pace brutale. La gente è scesa a compromessi per realizzare quella pace.Quando ti senti triste per queste cose e pensi “Dio, ci sarà mai fine a tutto ciò?” Si, ci sarà, serviranno tante cose da fare, e tanto tempo. Non sono mai stato un hippie – sono un punk rocker, per la verità. Non ho mai pensato: “Alziamo le mani, e la pace arriverà perché noi la sogniamo nel mondo.” No. La pace è l’opposto del sognare. E’ costruita lentamente e sicuramente passa compromessi brutali e piccole vittorie di cui non ti accorgi. E’ un affare sporco, portare la pace nel mondo. Ma sono sicuro che ce la possiamo fare, sono proprio sicuro.
VIA: NYTIMES.COM | Traduzione: Angelo @NOODLES105
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