“La Soluzione Temporanea Permanente” by Bono

Nell’immagine di testata: il campo profughi di Dadaab, Kenya.


by Bono

Parole…amo parole e frasi, forse perché scrivo canzoni. Le assurdità sono le mie preferite. Oggi lo ricorderò sempre come il giorno delle “soluzioni temporanee permanenti.”

Il campo profughi di Dadaab, vicino al confine della Somalia, è il più grande al mondo. Esso è la casa di 345mila persone, di questi quasi un terzo nato all’interno del campo, che è aperto da quasi un quarto di secolo. E lo definiscono ancora temporaneo.

Dopo gli attacchi particolarmente violenti in Kenya da parte del gruppo jihadista Shabab, con base in Somalia, il primo istinto del governo è stato quello di chiudere Dadaab. Invece hanno scelto di vietare strutture permanenti in questa casa “temporanea”, che ha una popolazione più grande di Pittsburgh. Ma è pura finzione pensare che le persone che si trovano qui se ne andranno da qualche parte a breve.

Lo stesso vale per un altro gigantesco campo keniano, Kakuma, che ospita quasi 200mila profughi vicino al confine con il Sud Sudan. Insieme, Kakuma e Dadaab, sono simboli dolorosi dei tentativi incerti – e spesso confusi – del mondo di far fronte alle migrazioni di massa causate dalla guerra e dalla fame, in particolare nel Nord Africa e nel Medio Oriente.

Poco più di cinque anni fa, circa 10mila persone sono state costrette, quotidianamente, ad abbandonare le loro case. Entro il 2015, questa media è quadruplicata. Questa è la peggior crisi da esodo forzato dalla Seconda Guerra Mondiale. In milioni si stanno muovendo con le loro famiglie attraversando terreni pericolosi e acque turbolente per fuggire al conflitto.

Molti di noi hanno familiarità con la crisi dei rifugiati in Siria. Non così tanti, però, sono a conoscenza delle crisi nel Sud Sudan o in Somalia. Eppure, cinque delle prime 10 nazioni ospitanti per rifugiati sono nell’Africa sub-sahariana. Sei delle prime 10 nazioni d’origine dei rifugiati si trovano nell’Africa sub-sahariana. E indovinate un po’, per la prima volta, questo problema africano è diventato un problema europeo. Il più importante confine d’Europa non è più il Mediterraneo, bensì il Sahel – la fascia di nazioni a sud del Sahara – e il Levante – le nazioni del Mediterraneo orientale.

Oggi ho incontrato persone invisibili. Persone che non avvertono la loro esistenza. Alcune non hanno nemmeno un ricordo di un’altra casa perché sono nate in questo campo.

Essi sono stati in esilio due volte. La prima volta dal loro paese d’origine, poi dal paese nel quale ora risiedono, in giganti parcheggi di disperazione. Ho incontrato un bambino di nome Atong, una bella ragazza del Sud Sudan dagli occhi ribelli, che non fanno altro che adorare la madre. Ho chiesto a quest’ultima cosa significasse Atong. “Guerra“, ha risposto.

Sono nata in guerra“, ha detto. “Sono cresciuta in una guerra senza genitori, e ho partorito in guerra.

Traduzione: Gabriel @GABRIELCILLEPI & Daniela @DANIDPVOX | VIA: NYTimes.com
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