The Edge parla di Parigi e di Songs Of Experience | Billboard.com

Nell’immagine di testata: The Edge a Londra [3 Novembre 2015] | Photo By: ©Joyce Davidse | VIA: U2Start.com

Il 7 Dicembre, gli U2 sono saliti sul palco all’AccorHotels Arena di Parigi per fare il secondo dei loro due spettacoli inizialmente rinviati a seguito degli attacchi terroristici nella città del 13 Novembre, che hanno lasciato 130 morti, di cui 89 al concerto al Bataclan in cui stavano suonando gli Eagles of Death Metal.

Il concerto, U2: Innocence + Experience Live in Paris, ripreso dal vivo per la HBO dal regista Hamish Hamilton, è stata una testimonianza di ripresa grazie al potere curativo della musica, non solo per il pubblico, ma anche per gli U2.

E’ stato come sentirsi parte di un processo di recupero del rock & roll dal vivo nella città di Parigi,” dice il chitarrista degli U2 The Edge in un’intervista esclusiva. “Siamo stati il primo evento fissato a Parigi dopo gli attacchi, per noi è stato molto simbolico e molto significativo. Abbiamo cercato di tornare il più presto possibile.

Gli U2 hanno invitato gli Eagles of Death Metal a unirsi a loro sul palco, segnando il primo ritorno a suonare della band della California dopo gli attentati.

Sono stati derubati del loro palco, quindi vorremmo offrire loro il nostro“, Bono ha detto al pubblico.

Telefonando dallo studio dove gli U2 stanno lavorando sul seguito di Songs of Innocence, The Edge ha parlato a Billboard di quella notte a Parigi, dell’aumento della sicurezza a seguito dei recenti eventi, come l’omicidio di Christina Grimmie e il massacro al club di Orlando, così come del nuovo album e del possibile nuovo tour.

– Qual’è il tuo miglior ricordo di quella notte a Parigi?

Quel momento in cui gli Eagles of Death Metal sono venuti sul palco e abbiamo consegnato loro una delle nostre chitarre, Adam e io, e Larry ha consegnato loro le bacchette. Abbiamo poi preso altre chitarre e ci siamo uniti a loro. C’è stato quel momento nel consegnare il nostro palco e i nostri strumenti che è stato davvero commovente dopo tutto quello che avevano passato.

– Avete suonato People Have The Power insieme e poi avete lasciato il palco appena loro si sono esibiti dal vivo con I Love You All the Time. Questa deve essere stata la prima volta che avete lasciato che qualcun altro chiudesse uno show degli U2.

Sì! C’è probabilmente un fan là fuori che direbbe: “Beh, nel 1981…”, ma nella mia memoria, sì, era la prima volta, e questo basta a sentirmi così bene. E’ stato molto spontaneo. Sapevamo che loro volevamo uscire e fare People Have the Powe”, ma tutto il resto è stato praticamente deciso sul posto. Appena finita People Have the Power, Jesse Hughes, in particolare, che appena con i suoi piedi ha calcato la scena e ha sentito la folla rispondere, penso si sia galvanizzato. E’ chiaro che dovevano ancora fare i conti con il trauma e la sua elaborazione e quindi c’era ancora qualcosa di sconosciuto su cosa questo avrebbe potuto fare per loro.

– Durante City of Blinding Lights, i nomi delle vittime degli attentati di Parigi sono apparse su un grande schermo. Avete fatto la stessa cosa quando avete suonato al Madison Square Garden nel 2001, dopo l’11 settembre. Come mai la band ha deciso di farlo di nuovo?

Ci siamo resi conto subito che il nostro ritorno con lo spettacolo avrebbe dovuto far riflettere su ciò che era accaduto, e dovevamo farlo in modo abile ma che non sembrasse sfruttamento o qualcosa di sciovinistico o banale. Willie Williams [direttore creativo] e i ragazzi della squadra hanno iniziato a pensare a questa cosa del video. Credo perché avevamo usato questo dispositivo prima, sapevamo che sarebbe stato dignitoso e avremmo onorato le vittime senza sembrare eccessivi. Per noi, è un onore essere in grado di usare il nostro palco per tale scopo.

– Qual è la conversazione che la band e il regista Hamish Hamilton hanno tenuto sul come tentare di trovare un equilibrio tra soddisfare le esigenze del pubblico dal vivo e le persone che stanno guardando in TV? E’ stato un tip tap?

Sì. Abbiamo parlato a lungo di dove sia quel confine. Ci dovrebbero essere camera-men sul palco o no? Abbiamo finito per non averli sul palco. Se qualcun altro è sul palco, si finisce non solo con l’interrompere la visione al pubblico dal vivo, ma si riprenderebbero molti campi lunghi che davvero non vogliono. E ‘ una formula complessa. L’altra cosa molto impegnativa, con una produzione di questa portata, è trovare all’interno di questo incredibile spettacolo visivo delle cose che sarebbero state apprezzate anche se guardato su uno schermo televisivo. Lo spettacolo era in realtà piuttosto difficile da filmare per questo motivo. Si dovrebbe dare alla gente il senso di ciò che sia l’essere lì, che è il fine ultimo di ogni film-concerto, e penso che Hamish sia arrivato il più vicino possibile a tirarlo fuori.

  • Durante Elevation, Bono ha portato molti fans appassionati sul palco. Alla luce dei recenti avvenimenti, non è un atto a cui dover ripensare il fatto di lasciar avvicinare i fans?

Penso che sarà davvero difficile per noi ripensarci. Il nostro rapporto con i nostri fan è molto speciale per noi e vi è una quantità enorme di fiducia che va da entrambe le direzioni, in modo tale che odierei immaginare la necessità di ripristinare quel tipo di libertà. Finora ci sentiamo bene, ma abbiamo avuto questo strano incidente in Svezia [lo scorso Settembre] dove qualcuno arrivò nella sede con un’arma da fuoco. Abbiamo dovuto rinviare lo spettacolo. Siamo riusciti a ripristinare lo show in un paio di giorni e, in quel caso, era solo la più innocente delle situazioni, qualcuno aveva avuto solo un disguido. Ovviamente la sicurezza è di primaria importanza in un concerto degli U2 e prendiamo ciò incredibilmente sul serio, come ogni artista fa in questi giorni, quindi non potevamo correre il rischio. Ma questa è l’unica volta che c’è stata una concreta minaccia grave o potenziale ad un show degli U2. Siamo probabilmente fortunati, e noi non lo diamo per scontato con qualsiasi mezzo, ma il giorno in cui dovremmo modificare i modi con cui i nostri spettacoli sono strutturati vorrà dire molto per noi, per la connessione fra i fans e noi stessi.

– Nel mese di marzo avete detto che la band spera di tornare ‘on the road’ il più presto possibile. Quando presto sarà?

Tale affermazione è ancora valida. Presto annunceremo i piani, che non posso dire in questo momento, siamo ancora sulla strada giusta per tornare il più presto possibile.

– Stai chiamando dallo studio. Qual’è la data per il nuovo album?

Ci stiamo ancora facendo il culo per far uscire il disco entro la fine dell’anno.

Questo è il nostro piano in questo momento e esattamente quando, non siamo ancora sicuri. Stiamo facendo del nostro meglio per assemblarlo come vogliamo, anche se si sa gli album degli U2 sono ben noti per essere trasformati completamente (ride). Questa è l’ipotesi di lavoro. Questa è la nostra ambizione. Potrebbe cambiare, ma stiamo davvero facendo del nostro meglio per farlo uscire quest’anno.

  • Gli U2 erano tra i molti artisti, insieme a Taylor Swift, che hanno firmato una lettera al Congresso sulla modifica del Digital Millennium Copyright Act. Perché si sente il bisogno farne parte?

Il nostro stimolo è stato per gli artisti, per lo più per quelli giovani ed emergenti che non hanno nessuno dei benefici di una serie di concerti dal vivo come quelli gli U2. Noi stiamo bene, ma non c’è dubbio che per i cantautori e gli artisti che si affidano a qualsiasi tipo di servizio per rilasciare la loro musica debbano essere pagati, è stato un passaggio complicato, da un settore che pagava gli artisti [siam passati] ad uno scenario in cui è sempre più difficile guadagnarsi da vivere. Quindi siamo molto preoccupati per l’impatto che avrebbe avuto sulla cultura musicale da qui in avanti. Non c’è dubbio che tanti altri settori hanno sofisticate organizzazioni di lobby per prendersi cura dei loro interessi. Abbiamo pensato che fosse importante per noi restare in piedi e essere conteggiati come artisti che hanno fatto bene nel corso degli anni e che vogliono solo fare in modo che gli artisti emergenti godano della possibilità di continuare, per arrivare a fare musica come abbiamo fatto noi. Credo che tutti noi sentiamo che questo sia in pericolo.

VIA: billboard.com | Traduzione: Daniela @DaniDpVox
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