“Lemon” [1993]

“Mezzanotte è quando nasce il giorno”
[Lemon]

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Prodotto da: Flood, Brian Eno e The Edge
Pubblicazione: • Ottobre 1993 [Promo]
                                         • 8 Novembre 1993 [Australia]
                                            • 26 Novembre 1993 [Giappone]
Etichetta discografica: Island Records
Formato: MusicassettaVinile 7″, 10″ e 12″, CD e Digitale

Tracklist

  • Lemon (Edit)” – 4:42
    [Australia, Giappone, Digitale, CD Promo USA e CD Promo UK]
  • Lemon (Oakenfold Jeep Mix)” – 5:33
    [Australia e Giappone]
  • Lemon (Album Version)” – 6:58
    [Australia e Giappone, CD Promo USA]
  • Lemon (Morales BYC Version Dub)” – 6:36
    [Australia e Giappone]
  • Lemon (Bad Yard Club)” – 10:13
    [12″ USA, Digitale,  12″ Promo UK e 10″ Promo USA]
  • Lemon (Version Dub)” – 6:35
    [12″ USA,  Digitale e 12″ Promo UK]
  • Lemon (Momo’s Reprise)” – 4:08
    [12″ USA e Digitale]
  • Lemon (Perfecto Mix)” – 8:56
    [12″ USA, Digitale e 12″ Promo UK]
  • Lemon (Jeep Mix)” – 5:30
    [12″ USA e Digitale]
  • Lemon (Trance Mix)
    [Digitale e 12″ Promo UK]
  • Lemon (Momo’s Beats)
    [Digitale e 12″ Promo UK]
  • Lemon (Serious Def Dub)
    [Digitale, 12″ Promo UK e 10″ Promo USA]
  • Lemon (Lemonade Mix Edit)
    [CD Promo USA]
  • Lemon (Lemonade Mix)
    [CD Promo USA]

Nella storia della musica il concetto della perdita è stato usato e abusato sin quasi all’esasperazione. Le canzoni d’amore ricoprono il 90% di tale tematica e spesso si è scaduto in un turbinio d’insopportabile nichilismo sentimentale fatto di (finta) disperazione o, al contrario, di un romanticismo stucchevole assolutamente vuoto.

L’amore, per gli U2, ha sempre assunto le sembianze di una “bomba ad orologeria” da maneggiare con cura: fragile, delicato ma al tempo stesso malinconico, pericoloso e insidioso…un filo conduttore che, attraverso i quattro membri della band, ha segnato le loro vite in maniera tragica. Pensiamo all’amore materno di Bono e Larry prematuramente violato e distrutto  – il primo perse la madre a quattordici anni per un’aneurisma celebrale nel 1974, il secondo per un incidente stradale nel 1978 – ma pensiamo anche alla difficile situazione sentimentale di Adam e The Edge – il primo attorniato da bellissime ragazze che lo portarono ad un passo dall’autodistruzione, come nel caso di Naomi Campbell; il secondo dilaniato dalla fine del suo primo matrimonio con Aislinn O’Sullivan che lo portò ad un isolamento spirituale, e ad una chiusura psicologica, talmente forte da riversare poi il suo dolore nell’album Achtung Baby.

Lemon si colloca in mezzo tra l’oscurità dell’album berlinese e l’industrial-rock wellesiano di Zooropa. Il brano possiede ancora la malinconica vena romantica di Achtung Baby ma si avvicina di più all’oppressione distopica del mondo di inizi anni ’90: la televisione che educa, l’occhio della telecamera che spia, il controllo e l’essere controllati dalle immagini.

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Bono si riprende con la videocamera durante il concerto a Cardiff [18 Agosto 1993] | Photo By: ©Len Copland | VIA: U2Start.com

Tutto ciò spicca in modo ben più palese nel videoclip della canzone — di cui parleremo più tardi — adesso concentriamoci invece sulla sua nascita del brano e sul testo.

Lemon, come la maggior parte delle opere d’arte, fu ispirata da un evento casuale e del tutto inaspettato. Durante una pausa del mastodontico ZooTv Tour, Bono ricevette per posta un pacco da un suo lontano parente. Quest’ultimo fu avvicinato in aeroporto da una persona che gli riferì dell’esistenza di un vecchio filmino a colori della madre di Paul, Iris, e una volta reperito il materiale si premurò di spedirlo in Irlanda, a casa Hewson.

Bono aprì il pacco titubante sorprendendosi di trovarci dentro delle vecchie pellicole Super 8. Una volta montate sul proiettore rimase di sasso: sua madre, giovanissima, che gioca a rounders sulla spiaggia…e poi ancora sua madre, a 24 anni, damigella d’onore a un matrimonio mentre indossa un vestito giallo limone. In un attimo il silenzio di quasi vent’anni di lutto furono spazzati via da un breve filmato dimenticato chissà dove, trovato per caso e spedito in una casa dove un uomo di trent’anni osservava sua madre ventenne. Un incontro dal sapore cyberpunk, futurista, dove la tecnologia permetteva a due persone di incontrarsi nel futuro, di incrociare sguardi dimenticati, di vedere ciò che la vita aveva accecato. (I filmati sono stati recentemente mostrati durante l’esecuzione di Iris (Hold Me Close) nell’iNNOCENCE + eXPERIENCE Tour.)

Bono, si sa, assorbe tutto ciò che lo sconvolge, che lo affascina e che lo scuote dal profondo. La visione del filmino accese in lui ricordi profondi legati ad una adolescenza perduta, ad una quiete familiare dimenticata, ma provocò anche una densa cascata di riflessioni: una madre che “ritorna” dall’aldilà attraverso un filmato, frame scolpiti sulla pellicola, fotografie in movimento, due persone – una in carne ed ossa ed una fatta di luce – che si ritrovano dopo anni di pianti e sconforto, il tempo che può essere fermato.

Come poteva essere espresso tutto questo in una canzone, come conciliare lo sviluppo tecnologico con la memoria umana, come si poteva musicare la sensazione di ritrovare un pezzo di se stessi creduto perduto per sempre?

Tra Maggio e Giugno del 1993 gli U2 ci riuscirono, includendo nell’album Zooropa un brano dal titolo enigmatico Lemon. Ciò che colpì da subito i fans fu un brano dalle forti tinte sperimentali, capace di spingersi oltre i limiti imposti da Achtung Baby e di espandersi in un luogo inesplorato dove l’umano incontra la macchina, dove tecnologia e umanità si scontrano e si fondono in un’infinita danza spirituale. Fu l’ultima canzone ad essere conclusa durante le sessions di registrazione, con la band che lavorava in studio 4/5 ore al giorno prima di riprendere l’aereo per continuare lo ZooTv Tour.

Flood ricorda così quel periodo: «Erano in tour e tornavano dopo ogni concerto. Arrivavano in studio verso mezzanotte. Io avevo fatto i mixaggi. Loro ascoltavano ed esprimevano le loro opinioni, a volte facevano un po’ di musica. Poi se ne andavano a casa a dormire. Io tiravo avanti sino alle quattro o alle cinque del mattino. Verso mezzogiorno tornavano in studio, suggerivano qualche altro cambiamento sul mixaggio o suonavano ancora un po’. Ci fu un periodo di due settimane in cui questa fu la nostra organizzazione, pura follia. Con Lemon, avevo trascorso la notte a mixare e alle nove o dieci della mattina avevo la certezza di aver fatto il massimo in quelle condizioni di pazzia generale. Pareva funzionare e me ne andai. Gli altri ascoltarono quel che avevo fatto e gli piacque. Quello era il mio ultimo giorno dedicato all’album, perché avevo altri impegni.»

La “leggenda” narra che la canzone fu ispirata da un brano del 1992 dei Soda Stereo, Claroscuro, che presenta un riff di chitarra molto simile a quello di Lemon: mentre gli U2 si trovavano per la prima volta in Messico, nel Novembre 1992, nel pre-show venne mandata dagli altoparlanti Claroscuro dall’album Dynamo, all’epoca l’ultimo lavoro della band sud-americana. Bono rimase colpito dal sound del brano e all’indomani del concerto chiese di avere una copia del cd. Questa vicenda sembra essere stata confermata, sulla radio messicana Radio City 101, dalla ragazza che quella sera salì sul palco su invito di Bono, la stessa ragazza che, il giorno dopo, fece da guida turistica alla band per visitare il sito di Teotihuacan. Se si ascolta la Lemonade Mix – una sorta di early mix di Lemon – la chitarra di Edge si avvicina molto di più alle sonorità dei Soda Stereo accentuando l’effetto tremolo della sei corde.

Lemon parla di osservare, come Babyface, ma differisce per il modo di affrontare l’argomento: mentre la prima descrive l’irrefrenabile pulsione sessuale e il desiderio morboso verso il mondo femminile — spiando le top model attraverso la televisione — Lemon possiede la sensibilità wendersiana dell’occhio cinematografico catturando, attraverso le immagini, le emozioni più profonde ed esistenziali; è un brano intimo ma costruito per avere un involucro condivisibile, esattamente ciò che accade al cinema: quando si spengono le luci e l’oscurità invade la sala si crea un “guscio” intorno ad ogni spettatore, esso viene quindi catapultato dentro le immagini a schermo ed isolato dal resto delle persone. Nonostante tutti stiano condividendo lo stesso filmato esso diviene personale, unico, intimo.

Il testo ha una scrittura slegata, altalenante, dove il suono delle parole è importante quanto il criptico messaggio finale.


Lemon/See through in the sunlight/She wore lemon/But never in the daylight/She’s gonna make you cry/She’s gonna make you whisper and moan/But when you’re dry/She draws her water from the stone

“Limone/Trasparente alla luce del sole/Lei vestiva color limone/Ma mai alla luce del giorno/Lei ti farà piangere/Lei ti farà sussurrare e gemere/Ma quando sei asciutto/Lei si estrarrà l’acqua dalla pietra


La musicalità si fonde al riferimento biblico [Esodo 17, 16] dell’acqua che sgorga dalla pietra, fonte di sollievo — la sete placata — ma anche di lacrime liberatrici che rimandano al dolore sommesso ma sempre presente. Le parole di Bono sembrano raccontare e tracciare le sue sensazioni davanti al filmino della madre con riferimenti precisi agli anni metabolizzanti del lutto materno — “Lei ti farà piangere/Lei ti farà sussurrare e gemere” — ma quando tutto sembra passato e archiviato nei meandri dell’anima, ecco che il dolore riaffiora, potente e inarrestabile, riuscendo a riesumare emozioni che si credevano sedimentate — “Ma quando sei asciutto/Lei si estrarrà l’acqua dalla pietra”.


“And I feel/Like I’m slowly, slowly, slowly slipping under/And I feel/Like I’m holding onto nothing”

E mi sento/Come se stessi lentamente scivolando sotto/E mi sento/Come se mi stessi aggrappando al nulla


Ancora una volta si crea un’analogia con Babyface ma più che un affiancamento di tematica siamo di fronte ad un parallelismo dove i concetti viaggiano uno di fronte all’altro senza mai incrociarsi: Babyface ha un fine concreto, il personaggio si illude di avere il controllo della situazione e di raggiungere l’appagamento tramite le immagini che egli stesso controlla, c’è quindi una meta (ir)reale; in Lemon, invece, la meta non è raggiungibile attraverso le immagini, la madre che si muove, e si mostra, mediante la luce del proiettore è come un fantasma irraggiungibile, e invece di appagare lo spettatore lo fa sprofondare in uno stato di sconforto – “E mi sento/Come se stessi lentamente scivolando sotto — talmente radicato da avere la sensazione di non poterne venire fuori — “E mi sento/Come se mi stessi aggrappando al nulla”.

Sembra quasi di assistere alla mancanza di Wim Wenders, uno stato mentale e fisico in cui la persona avverte, improvvisamente, di non essere completa — esattamente quello che accade agli angeli Cassiel e Damiel ne “Il Cielo sopra Berlino” e “Così Lontano Così Vicino” che sprofondano in un bisogno esistenziale di completezza dal sapore umano.


“A man makes a picture/A moving picture/Through the light projected/He can see himself up close/A man captures colour/A man likes to stare/He turns his money into light/To look for her

And I feel
Like I’m drifting, drifting, drifting from the shore
And I feel
Like I’m swimming out to her”

“Un uomo crea un’immagine/Un’immagine in movimento/Attraverso la luce proiettata/Lui può vedersi in primo piano/Un uomo cattura il colore/Ad un uomo piace stare a guardare/Trasforma i suoi soldi in luce/Per cercare lei

E mi sento
Come se la corrente mi trascinasse via dalla costa
E mi sento
Come se stessi nuotando lontano verso di lei”


In queste strofe viene accostata l’invenzione del cinema alla ricerca della musa ispiratrice. Quando, alla fine del XIX secolo, si iniziò a sperimentare sistemi scientifici sempre più all’avanguardia che permettessero di registrare la vita quotidiana al fine di riprodurla e di osservarla infinite volte, l’opinione pubblica fu scioccata da una tale manipolazione. L’uomo era giunto al potere di rendere immortale un’istante di vita – lo faceva già con la fotografia in realtà – ma il movimento, avere dei soggetti che potevano muoversi in uno spazio tridimensionale su un supporto bidimensionale, era vista come una stregoneria.

Quando si capì la potenzialità di tale scoperta, il cinema divenne il veicolo d’espressione per eccellenza, dove la luce veniva scolpita dal regista in forme e linee che ricalcavano le sue visioni oniriche. Bono ne riprende l’idea, accosta se stesso di fronte a tale invenzione, e in Iris, proiettata sulla parete di casa sua, egli si rivede — “Attraverso la luce proiettata/Lui può vedersi in primo piano” — e come in uno scherzo del destino si rende conto che attraverso quei filmini ha la possibilità, per la prima volta, di poter osservare sua madre con attenzione, di potersi soffermare con occhi da adulto sulla figura materna, di poter notare tutti quei particolari che da bambino non poteva scorgere — “Ad un uomo piace stare a guardare” — e rubando una frase del regista John Boorman descrive il processo creativo del cinema ossia “Trasforma i suoi soldi in luce/Per cercare lei”.

Come in una magia fiabesca il regista riesce a trasformare i soldi — necessari per il set, gli attori, la scenografia — in luce tremolante, in un sogno ad occhi aperti, in una visione che va oltre il reale lasciandosi trascinare lontano attraverso la sua immaginazione — “E mi sento/Come se la corrente mi trascinasse via dalla costa“. E tutto questo lo fa con uno scopo ben preciso: rincorrere una musa ispiratrice, arrivare a toccarla, esaurire la pazzia creativa che ha provocato il tumulto interiore…quel lei, riferimento al mondo femminile da sempre accostato alla creatività e all’ingegno, è il tutto che placa la mancanza — “E mi sento/Come se stessi nuotando lontano verso di lei”.

E chi è Iris se non una musa che ha ispirato Bono in tutte le fasi degli U2?


“Midnight is where the day begins”

“Mezzanotte è dove comincia il giorno”


Quest’unica frase — “Mezzanotte è dove comincia il giorno” — racchiude perfettamente tutto il senso del brano, simboleggiando la nascita della luce attraverso l’oscurità. Il miracolo della vita nasce nel buio del grembo materno; nel buio gli amanti si amano; la gioia spesso scaturisce da un dolore; l’artista crea il suo capolavoro ispirandosi ai tormenti del proprio animo; il nuovo giorno e il tempo stesso si rinnovano a mezzanotte.

Tutto viene partorito dall’oscurità — Dio, nella Bibbia, crea il Cielo e la Terra attraverso le tenebre, creando la Luce successivamente — e questa frase, nella sua estrema semplicità, abbraccia il senso più viscerale dell’esistenza. La rivelazione, l’illuminazione, la scintilla della mente umana si manifesta attraverso la tragedia dell’esistenza, l’oscura consapevolezza di essere e di non poter contrastare il destino.

Il cinema, dunque, la Luce creata dall’Uomo, buca quell’opprimente sensazione di vivere, portando una nuova forza capace di modificare lo status quo.


“A man builds a city/With banks and cathedrals/A man melts the sand so he can/See the world outside /A man makes a car /And builds a road to run (them) on /A man dreams of leaving /But he always stays behind”

“Un uomo costruisce una città/Con banche e cattedrali/Un uomo scioglie la sabbia così può/Vedere il mondo esterno /Un uomo fabbrica un’automobile/E fa una strada per farcele correre/Un uomo sogna di partire/Ma rimane sempre indietro”


Lo sviluppo industriale ed urbano — “Un uomo costruisce una città/Con banche e cattedrali” — e quello tecnologico — “Un uomo scioglie la sabbia così può/Vedere il mondo esterno” — sono usati per far comprendere come l’uomo si sforzi a migliorare il mondo circostante per vivere meglio e renderlo più agibile — “Un uomo fabbrica un’automobile/E fa una strada per farcele correre” — ma rimane ingabbiato nel suo essere uomo, nella sua forma di animale sociale, non riuscendo a elevarsi a qualcosa prossimo a Dio.

“Un uomo sogna di partire/Ma rimane sempre indietro”, descrive l’esatta sensazione che prova l’essere umano quando si accorge, attraverso la tecnologia e la manipolazione della natura, che egli è solo in un universo immenso. L’ego umano si assottiglia. Gli strumenti che egli ottiene, paradossalmente, lo isolano ancor di più rimpicciolendo la sua importanza all’interno del creato: è quello che accade, ad esempio, con la fabbricazione del vetro ottenuto dallo scioglimento della sabbia permettendogli di creare la lente, il filtro, per osservare l’esterno –– e qui ci si può riferire al telescopio, al microscopio o all’obiettivo di una cinepresa. In un certo senso lo sviluppo tecnologico viene visto come uno sforzo (inutile) per uscire dall’alienazione umana, quando, al posto di analizzare l’esterno, l’uomo dovrebbe analizzare l’interno, cosa che l’arte ha sempre cercato di fare. C’è molta filosofia introspettiva, quasi bergmaniana.

Lemon è un brano complesso, affascinante, enigmatico, dove il cinema sperimentale incontra la musica d’avanguardia. Una strana canzone da dedicare ad una mamma ma che, una volta rimosso l’involucro, rivela come può essere profonda la mente umana, capace di partorire da un semplice ricordo andato perduto nuova linfa vitale. Non è affatto semplice addentrarsi in questa canzone, ma proprio la sua ermeticità la rende una delle sperimentazioni meglio riuscite in assoluto della band di Dublino.

In veste live non ha avuto molto successo: suonata soltanto dieci volte durante la quinta leg dello ZooTv Tour — denominata Zoomerang Tour — ha ottenuto la sua consacrazione durante il celeberrimo concerto di Sydney del 1993. La sua ultima apparizione in scaletta fu a Tokyo il 10 Dicembre 1993.

LEMON

Limone
Trasparente alla luce del sole
Lei vestiva color limone
Ma mai alla luce del giorno
Lei ti farà piangere
Lei ti farà sussurrare e gemere
Ma quando sei asciutto
Lei si estrarrà l’acqua dalla pietra

E mi sento
Come se stessi lentamente scivolando sotto
E mi sento
Come se mi stessi aggrappando al nulla

Lei vestiva color limone
Per colorare nella fredda notte grigia
Lei aveva il paradiso
E se lo teneva ben stretto

Un uomo crea un’immagine
Un’immagine in movimento
Attraverso la luce proiettata
Lui può vedersi in primo piano
Un uomo cattura il colore
Ad un uomo piace stare a guardare
Trasforma i suoi soldi in luce
Per cercare lei

E mi sento
Come se la corrente mi trascinasse via dalla costa
E mi sento
Come se stessi nuotando lontano verso di lei

Mezzanotte è dove comincia il giorno
Mezzanotte è dove comincia il giorno
Mezzanotte è dove comincia il giorno

Limone
Trasparente nella luce del sole

Un uomo costruisce una città
Con banche e cattedrali
Un uomo scioglie la sabbia così può
Vedere il mondo esterno
Un uomo fabbrica un’automobile
E fa una strada per farcele correre
Un uomo sogna di partire
Ma rimane sempre indietro

E questi sono i giorni
In cui il nostro lavoro è andato in pezzi
E questi sono i giorni
In cui cerchiamo qualcos’altro

Mezzanotte è dove comincia il giorno
Mezzanotte è dove comincia il giorno
Mezzanotte è dove comincia il giorno
Mezzanotte è dove comincia il giorno

Un uomo crea un’immagine
Un’immagine in movimento
Attraverso la luce proiettata
Lui può vedersi in primo piano
Un uomo cattura il colore
Ad un uomo piace stare a guardare
Trasforma i suoi soldi in luce
Per cercare lei
Lei è la sognatrice
Lei è immaginazione
Attraverso la luce proiettata
Lui può vedersi in primo piano

Words By: Bono
Music By: U2
Traduzione da: U2/AncheTu!


I Video

Il video di Lemon è un omaggio a Eadweard Muybridge, fotografo inglese che fu il pioniere della fotografia del movimento, precursore, quindi, di quello che pochi anni dopo verrà chiamato cinema.

Muybridge inventò un dispositivo, lo Zoopraxiscopio – notare il nome – una macchina in grado di riprodurre in modo sequenziale una serie di fotografie scattate in successione – cronofotografia – in modo da poter osservare, e studiare, tutti quei movimenti che all’occhio umano sono impercettibili. I suoi studi si incentrarono sugli animali e sul corpo umano.

Muybridge - getting into bed
Eadward Muybridge – “Woman getting into bed”. Sequence of photographs to show incremental movement [1887]

Qui sotto troverete delle gif che mostrano il movimento tramite la riproduzione in sequenza delle fotografie.

eadweard-muybridge-woman-dancing-1887 eadweard-muybridge-manMuybridge - Hammers muybridge-man-runmuybridge-man-2muybridge-race-horsemuybridge-man-hands

Il video — diretto da Mark Neale e girato a Londra nell’Agosto 1993 — riprende a piene mani gli studi di Muybridge e ne usa lo stile per allestire un set, un laboratorio scientifico, dove gli U2 vengono analizzati.

L’occhio che guarda la band muoversi siamo noi, in questo modo siamo noi lo scienziato della luce – il regista – mentre osserviamo degli uomini che eseguono i più disparati movimenti e azioni. A pensarci non stiamo solo analizzando l’altro ma analizziamo noi stessi, anche noi subiamo le stesse dinamiche anatomiche degli uomini sul set, anche noi agiamo come loro, anche noi siamo materiale di studio. L’uomo che studia l’uomo, ecco cosa fa il cinema. Ecco cosa ha provato Bono rivedendo sua madre nel filmino.

Ogni sequenza viene etichettata con una breve didascalia – riprendendo i titoli degli studi originali – “Man walking”, “Man running”, “Man dancing” ma a differenza dei lavori di Muybridge, per forza di cose, sono presenti anche delle azioni che l’uomo ha adottato dopo la svolta tecnologica come “Man operating telephone”, “Man using television remote control”, “Man singing on television”, “Man with video camera turning through 180°”.

Siamo di fronte allo studio dell’uomo del XX secolo. L’uomo interagisce con il telefono, con la televisione, con la telecamera, con la tecnologia che essa stessa è divenuta parte integrante dell’esistenza umana. E’ come assistere dall’esterno — attraverso quel vetro ottenuto dalla sabbia — al vivere delle persone, scindendo i meccanismi motori ma, allo stesso tempo, analizzando il funzionamento dell’uomo.

LINK


Esiste un secondo video di Lemon, meno conosciuto, rilasciato per la versione remix denominata “Bad Yard Club Mix”. In sostanza è identico al primo ma presenta delle scene inedite non incluse nel video ufficiale.

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