La leggenda dei “Fan di serie A” e dei “Fan di serie B”

Al pari di “Gli U2 sono finiti” c’è un’altra frase tipica che aleggia minacciosa sopra la numerosa schiera dei fan italiani: «Sei un fan di serie B» o il suo rispettivo «Sono un fan di serie A». E’ curioso come la prima frase sia sempre rivolta all’interlocutore e la seconda a chi la pronuncia. Non ho mai sentito dare al prossimo del “fan di serie A” e, al contrario, non ho mai sentito dare se stessi del fan di serie B. Quindi, paradossalmente, quest’ultimi non dovrebbero esistere.

Di solito questa distinzione viene a galla in prossimità dei tour nel momento in cui c’è da accaparrarsi il biglietto tanto desiderato o quando, successivamente, si affrontano le inevitabili discussioni sulla tournée corrente paragonandola a quelle passate. La vecchia generazione contro la nuova, o se vogliamo, gli “esperti” contro i “novizi”. E’ giusto che esistano queste “visioni” — la mia non è una critica contro l’esistenza di entrambe — ma è una critica sulle posizioni di partenza delle due fazioni qualora si intavola la discussione.

Molto spesso i “novizi” sono assatanati, sono come crociati mandati da Dio in persona — che per loro coincide perfettamente con gli U2 — a difendere a spada tratta il credo appena abbracciato: non vogliono sentire critiche, non vogliono sentire discussioni, non hanno la pazienza d’ascoltare e chiudono i dialoghi con «lasciate a noi i concerti se li odiate così». Il loro slogan è «Gli U2 sono perfetti, la miglior band al mondo, noi sappiamo godere davvero della loro musica.» In poche parole s’innalzano a privilegiati.

Dall’altra parte abbiano i “veterani”, persone che hanno alle spalle un numero di concerti che oscilla tra i 20 e i 40, avendo avuto la fortuna genuina di aver vissuto anni indimenticabili ed esperienze irripetibili. All’affacciarsi di un nuovo tour spesso sono coloro che propongono i paragoni con gli anni “focosi” — il 1987, il 1992, il 1993 o il 1997 — esaminando tutto ciò che han fatto gli U2 in anni recenti, attraverso un parametro di giudizio vecchio di 30 o di 25 anni fa. Sono quelli che criticano ogni cosa a prescindere, quelli che paradossalmente hanno per primi i tickets in mano, andando però ai concerti illudendosi di trovare la stessa band che videro anni or sono. All’apertura delle vendite insorgono con «date spazio ai veri fan, a chi vuole stare in transenna, a chi conosce veramente la band, a chi c’era, a noi che abbiamo un legame con la band». Anche loro, allo stesso identico modo dei novizi, s’innalzano a privilegiati.


«Il nostro pubblico si divise immediatamente. Ci furono fischi di disapprovazione e applausi. […] Stranamente, ci chiedono se siamo rimasti male nel sentire parte del pubblico fischiare. La risposta è no, perché mi dimostra che il pubblico del rock’n’roll non è formato da pecoroni disposti a seguirti ciecamente giù da un dirupo, non votano quello che tu gli dici di votare. Se non sono d’accordo con te, te lo fanno sapere — ma questo non significa che non siano tuoi fan. E mi va benissimo.»

[Bono]


Quando queste due fazioni si scontrano vien fuori la bolgia delle frasi fatte: «sei un talebano», «non capisci niente di U2», «che li ascoltate a fare», «vi meritate i….» — dove al posto dei puntini trovano spazio i gruppi reputati il male assoluto — e si va avanti all’infinito senza mai arrivare da nessuna parte. E’ solo un enorme calderone che si autoalimenta. Man mano che la discussione progredisce, il livello del confronto si abbassa a tal punto da arrivare anche alle offese personali. Alla fine non c’è stato un dialogo, non c’è mai stato un confronto. Solo uno scontro tra fan(atici).

La cosa buffa è che si accusano a vicenda di essere presuntuosi, entrambi vedono nell’opposta fazione un senso di privilegio insopportabile da scardinare. Ma in che modo lo fanno? Alzandosi al di sopra del privilegiato, diventando essi stessi dei privilegiati.

E poi cosa succede? I fan che odiano queste dinamiche — ammettiamolo, abbastanza idiote — sono le stesse persone che nella vita di tutti i giorni si lamentano dell’anziano che non rispetta la fila, del raccomandato che li scavalca in graduatoria, dei posti migliori riservati a gente benestante, del politico con la pensione milionaria o del collega perennemente in vacanza che li costringe a lavorare al suo posto.

Tutte queste persone non sono altro che cittadini di serie A, dei privilegiati che danneggiano altri cittadini. Si convincono di valere qualcosa e di avere un posto di rilievo all’interno della società; il resto, ai loro occhi, merita di lasciargli il posto: quel “resto” sono i cittadini di serie B. Questo è lo stesso ragionamento adottato dai fan, è lo stesso punto di vista adottato nei forum, su Facebook, nelle fanpage e in tutti quei luoghi virtuali che non richieda un confronto faccia a faccia, ovviamente. E molto spesso quei cittadini di serie B, al di fuori del mondo U2ico, siamo noi. La gente comune. Se usassimo lo stesso metro di giudizio delle infiammate discussioni tra fan allora dovremmo accettare di essere calpestati nella vita di tutti i giorni: accettiamo che ci sia qualcuno che ha il dovere morale, culturale o identitario di abusare della nostra persona, accettiamo di dover sottostare ai veri cittadini che meritano a nostro discapito, accettiamo di essere considerati minorati, accettiamo di dover lasciare il posto a chi ci sta sopra, accettiamo di scansarci e di farci da parte, accettiamo tutto questo; e dobbiamo accettarlo solo perché loro devono stare in transenna, davanti, e godersi il vissuto, perché lo meritano pur non avendo meriti tangibili.

Alla fine il discorso si riduce a una constatazione molto semplice: non esistono fan di serie B, nessuno di noi andrebbe ad un concerto con la consapevolezza di doversi accontentare, di sentirsi inferiore di fronte ad altri fan meritevoli; il punto è ci sono persone convinte di essere nelle grazie di Bono & Co.; stiamo parlando di personaggi pubblici che girano il mondo per 300 giorni all’anno incontrando milioni di persone e incrociando miliardi di sguardi. Come si può pensare di essere speciali ai loro occhi? Come si può partorire una follia del genere?

Eppure la band lo fa, ci fa sentire speciali…ma non il singolo, l’insieme. I fan degli U2 sono tutti privilegiati ad essere fan degli U2: siamo tutti fan di serie A perché ognuno di noi ha una ragione nobile che lo ha spinto a seguire questa passione. Queste “caste” sono tutta un’invenzione strumentale, una leggenda amplificata dalla “santificazione” dei nostri idoli. Sono dinamiche che con la band non hanno niente a che fare. E non lo hanno mai avuto.

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