The Fly [1991]

Amore, splendiamo come una
Stella che brucia
Stiamo cadendo dal
Cielo… stanotte
[“The Fly”]

Prodotto da: Daniel Lanois
Pubblicazione: 21 ottobre 1991
Etichetta discografica: Island Records
Formato: Vinile 7″ e 12″, Musicassetta, CD

Tracklist
1. “The Fly” – 4:29
2. “Alex Descends Into Hell for a Bottle of Milk/Korova 1” – 3:37
3. “The Lounge Fly Mix“-  6:28


Che cos’è la verità? Una domanda tanto difficile quanto banale se si pensa a quante versioni di veritas sono state partorite da numerosi filosofi e intellettuali nel corso di millenni. Nel 1991 gli U2 furono totalmente soggiogati da questa gabbia concettuale allorquando si accorsero che la televisione, nel pieno dell’era tecnologica, elargiva tante “verità” quanti erano i canali disponibili sulla tv via cavo; attraverso i notiziari — con i continui racconti dei corrispondenti di guerra in Iraq — e alle pubblicità che lanciavano slogan tanto materialistici quanto empatici, la band sprofondò in uno stato di inquietudine emotiva dettata dalla disarmante capacità di essere soggetti a verità tanto distanti quanto vicine: ascoltare di uomini carbonizzati dai bombardamenti americani e, allo stesso tempo, di famiglie sorridenti che incitavano a comprare la brioche per la colazione felice, avevano un peso morale tanto diverso quanto uguale sul piano etico. In entrambi i casi si tratta di veritas che giungono agli occhi e alle orecchie dello spettatore — la notizia di un uomo morto è tanto vera quanto la bontà della brioche — ma ciò che fa sprofondare entrambe queste verità in un circolo vizioso di reciproca condanna è il loro accostamento. I canali televisivi diventavano così collegamenti sinaptici distribuiti su frequenze diverse dove il flusso unilaterale di veritas entrava in contatto con il telespettatore in un moto continuo di informazioni; ed è proprio la mancanza di un interscambio comunicativo a far si che la televisione abbia l’enorme potere di tramutare le falsità in verità oggettive o di contraddire verità con altre “verità”.

La veritas mediatica, in sostanza, non è altro che una infinita contraddizione che viaggia di canale in canale, amplificata all’infinito dai ripetitori televisivi e diffusa a livello mondiale.



Nel periodo che intercorse tra la pubblicazione dell’album Rattle and Hum — 10 ottobre 1988 — e la fine del  Lovetown Tour — 10 gennaio 1990 — gli U2 furono attaccati duramente dalla critica musicale per via della loro presunta arroganza verso il blues e, in generale, verso la cultura musicale americana. I quattro irlandesi furono bollati per musicisti presuntuosi, accusati d’avere la faccia tosta di voler “appropriarsi” del blues, del country e del soul. Il tutto venne amplificato dall’uscita del film omonimo, Rattle and Hum, che fu inteso come una prova tangibile di come la band volesse (di)mostrare — in una sorta di mastodontica auto-celebrazione — che non sfigurava al pari di leggende come BB King, Elvis Presley, Stevie Ray Vaughan, Miles Davis, John Coltrane, Billie Holiday e così via.

All’interno degli stessi U2 s’insinuò il tarlo dell’insicurezza che portò al Lovetown Tour, la prima tournée accompagnata costantemente da un artista esterno — BB King e la sua orchestra. Anche quest’ultimo elemento fu interpretato come un sintomo di smarrimento e confusione artistica; i critici stroncarono tutta l’operazione Rattle and Hum — la rivista Rolling Stone scrisse che l’album suonava come “quattro uomini che non hanno ancora trovato ciò che stanno cercando” — decretando il declino della band ad appena due anni dalla pubblicazione del loro capolavoro, The Joshua Tree.

“Non ci rispecchiava il gruppo che eravamo diventati. Sembravamo un grosso e pomposo gruppo rock fuori controllo.”

[Bono]

Il cambiamento fu notato anche dalla moglie di Bono, Alison, che confessò al marito di non essere più il ragazzo di cui s’innamoro anni addietro: «ero con Ali e mi disse: “Sei diventato così serio. Il ragazzo di cui mi sono innamorata era vivace e folle. Eri una persona che amava sperimentare, cosa ti è successo?», confessa Bono nel documentario From The Sky Down di Davis Guggenheim. Il nuovo decennio si aprì con la volontà della band di fuggire da loro stessi. L’immagine che si diffuse per tutti gli anni ’80 era quella di ragazzi dal forte spirito combattivo, interessati a problematiche importanti e delicate nonostante la loro giovane età; ma al contempo passò anche il messaggio che i componenti della band fossero tipi noiosi, imbronciati, quasi sofferenti del loro ruolo di rockstar.

Durante la gestazione di Achtung Baby, le sessions di registrazione a Berlino si tramutarono in una lotta contro i demoni della band: per la prima volta il nemico da abbattere furono gli stessi U2. Bono meditò su come difendersi dalle accuse di megalomania e sfruttare la forza avversaria per rimandarla al mittente: la risposta risiedeva nell’ondata mediatica che stava investendo il mondo. Perché non creare qualcosa che richiamasse tutto questo? Tutti vogliono la verità, ora e subito, perché non creare un personaggio che la elargisca ai discepoli sotto forma di pillole? Verità tascabile, pronta all’uso.

Il cantante aveva iniziato ad indossare degli enormi occhiali scuri scovati da Fintan Fitzgerald, il costumista della band: essi coprivano totalmente i rassicuranti occhi azzurri di Bono trasformandolo in un predicatore ambiguo, capace di prendersi gioco del vecchio concetto del rock’n’roll — sintetizzato in “tre accordi e la verità” — vestendo con un abito di pelle nero del tutto simile a quello di Elvis durante il famoso speciale del 1968. Questa barriera gli permetteva di potersi esporre come mai prima d’ora attraverso un linguaggio più diretto ma, soprattutto, riusciva a mescolare — in un turbinio dai confini torbidi — ironia e serietà. La Mosca s’innalzò così come uno spirito copperfieldiano dal cadavere del Joshua Tree abbattuto, spazzando via il passato per far spazio ad un presente “al gas esilarante”.

“Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero.”

[Oscar Wilde]

Bono aveva in mente di giocare con il ruolo della rockstar e di abbracciare l’eccentrico mondo dello star-system. «Fondamentalmente la questione consiste nel fatto che ci sono un sacco di stronzate nel mondo del rock’n’roll, ma alcune di queste stronzate sono davvero cool», confessa Bono a Bill Flanagan. «Improvvisamente mi sono sentito imbavagliatose scrivessi una canzone sulla Guerra del Golfo, equivarrebbe a fare soldi con la guerra! Non potrei più scrivere una canzone che parli della fede e del dubbio perché ciò mi trasformerebbe in una sorta di predicatore nella cattedrale di vetro del rock’n’roll. Così, ho deciso che anziché scappare dalle contraddizioni, dovevo correre loro incontro, abbracciarle e dare loro un grosso bacio». Il cantante stava in realtà abbracciando il pensiero del suo conterraneo Oscar Wilde avvicinandosi sempre di più al suo aforisma, “A volte la maschera rivela l’uomo”, e la Mosca gli permetteva di prendersi gioco di chi gli stava di fronte senza scadere nel ridicolo: «sto imparando a mentire, imparo a essere falso», dichiara Bono nel febbraio 1992.

La band aveva espresso il volere di commissionare varie opere a diversi artisti per poi convogliarle sul palco dello ZooTv Tour: furono chiamati a raccolta Catherine Owens, Mark Pellington, David Wojnarowicz, Brian Eno, Emergency Broadcast Network e molti altri: ognuno contribuì attivamente per creare il mondo alla Blade Runner immaginato da Willie Williams insieme agli U2.

Fintan Fitzgerald aveva inoltre regalato a Bono un libro con gli aforismi della famosa artista visuale Jenny Holzer, aforismi che compongono il ciclo di opere denominate Truism molto in voga alla fine degli anni ’70. Quest’ultimi non sono altro che frasi impersonali che descrivono crude verità — “Mangiare troppo è un reato”, “La libertà è un lusso non una necessità”, “La monomania è un prerequisito del successo”, “Le persone sono noiose se non sono estremiste” — frasi che vengono pesantemente riprese nello stile da The Fly. Quando la Holzer vide il video che accompagnò il brano, nel 1991, credette che la band stesse utilizzando i suoi aforismi arrivando addirittura a voler citare in causa gli U2 per violazione di copyright; ella sostenne che la frase utilizzata dalla band “The Future is a Fantasy”, sia simile al suo aforisma “The Future is Stupid”, e ancora il famoso verso “Ambition Bites the Nails of Success” sia similare al suo “Ambition is just as dangerous as complacency”. La stranezza fu che la band non contattò la Holzer per una collaborazione in vista del progetto ZooTv, ma l’artista, nel corso degli anni, ha affermato di essere la genitrice dei testi del mastodontico tour.

Ma Jenny Holzer non fu la sola ispirazione per gli aforismi didascalici: Barbara Kruger, attraverso le sue opere, incarna la potenza comunicativa dei media grazie all’affiancamento di testo e immagini creando, molto spesso, contraddizioni tra il messaggio testuale e ciò che lo sfondo rappresenta. Tutto ciò venne messo in pratica nel video di The Fly e in maniera ancor più massiccia durante il tour.



The Fly nacque da una costola di Take You Down, demo di Lady With The Spinning Head, che porterà alla nascita anche di Ultra Violet (Light my Way) e di Wake Up Dead Man –quest’ultima vedrà la luce solo nel 1997. Il testo del brano affonda le radici nella contraddizione insita nell’animo umano dipingendo una situazione surreale nella quale La Mosca telefona ad un bambino per confessargli verità scomode. La forza del brano risiede nella coscienza del personaggio di star dicendo ovvietà, tanto banali quanto incisive, ma ancor di più sta nel carattere universale del messaggio: quasi tutte le frasi sono prive di soggetto, La Mosca non si sta riferendo ad un “lui” o una “lei” ma all’umanità, proprio come una pubblicità in TV. Nel brano traspare — come in tutto Achtung Baby — il contrasto tra il sole e la luna, tra la luce e l’ombra, tra la razionalità e la passione, “They say the sun is sometimes eclipsed by a moon” (“Dicono che il sole è a volte eclissato dalla luna”), evocando un gusto erotico per l’oscurità, l’appagante piacere fisico di stare in un mondo fatto di illusioni, “Y’know I don’t see you when she walks in the room” (“Sai che non ti vedo quando lei entra in camera”). E’ proprio l’ambiguità della Mosca che confonde l’ascoltatore, destabilizzando il confine tra verità e presa in giro, svelando la contraddizione viscerale del brano e, in sostanza, dei media.

I versi, inoltre, iniziano quasi sempre con l’espressione “It’s no secret…” (“Non è un segreto…”) a sottolineare il fatto che l’uomo non è capace di percepire le verità assolute che si stagliano davanti ai suoi occhi per via della sua inconsapevolezza di sé e della sua esistenza; a causa di ciò si rifugia nel bisogno di “simulazione” ossia creare “false verità” per poter continuare a poter vivere in società. Questo concetto lo ritroviamo addirittura in Friedrich Nietzsche quando il filosofo dichiara che:

«nell’uomo quest’arte della simulazione tocca il suo culmine: qui l’ingannare, l’adulare, il mentire, e il fingere, lo sparlare dietro le spalle, il rappresentare, il vivere in una magnificenza d’accatto, il mascherarsi, le convenzioni che servono a nascondere, il recitare una parte dinanzi agli altri e a se stessi, in una parola l’incessante svolazzare intorno a quella fiamma che è la vanità, tutto ciò così spesso è la regola e la legge che niente è più inconcepibile del fatto che tra gli uomini possa emergere un impulso onesto e puro verso la verità. Essi sono profondamente immersi in sogni e illusioni, il loro occhio scivola soltanto sulla superficie delle cose e non vede che “forme”, in nessun modo la loro sensibilità conduce al vero, bastandole di ricevere stimoli ossia di giocare un gioco tattile sul dorso delle cose»¹,

il tutto si amplifica quando un apparecchio artificiale, la televisione, bombarda a dismisura tutti gli uomini di ulteriori falsificazioni. Notare la frase di Nietzsche, “il loro occhio scivola soltanto sulla superficie delle cose“, concetto centrale dello ZooTV Tour con tanto di verso in Even Better Than The Real Thing, “We’ll slide down the surface of things” (“Scivoliamo sulla superficie delle cose”).

“Non riconoscevo più la persona che si supponeva io fossi attraverso i media.”

[Bono]

Bono ammicca continuamente a se stesso durante il brano, “It’s no secret ambition bites the nails of success” (“Non è un segreto che l’ambizione morde le unghie del successo”), riferendosi a quella megalomania che adesso viene amplificata dentro “l’armatura” del suo personaggio, e ancora ammette che, “Every artist is a cannibal, every poet is a thief” (“Ogni artista è un cannibale, ogni poeta è un ladro”), frase che descrive esattamente il suo ruolo da artista/ladro essendosi appropriato — sia in passato sia proprio su Achtung Baby — di frasi da opere altrui. Si tratta a tutti gli effetti di una confessione da parte di un uomo soffocato dal suo status, «quando rimani a lungo sotto i riflettori, subisci una specie di violenza carnale», dichiarò all’epoca Bono, ma che adesso rivela al mondo cosa alberga nel proprio inconscio.

René Magritte – “Il Doppio Segreto” [1927]

La Mosca è il prototipo della rockstar che si fa gioco delle rockstar, è come vedere Elvis criticare Las Vegas. Bono sapeva del rischio che stava correndo, ecco perché la necessità di una “corazza” che potesse proteggere la sua identità e, al contempo, essere credibile per creare l’illusione definitiva. E lo fu a tutti gli effetti, riuscendo a soggiogare chiunque, portando addirittura un personaggio talmente falso come la Mosca ad essere amato. Ma è la logica televisiva: più si è lontani dalla realtà più si è apprezzati, “it’s your naughty, decadent and Las Vegas trash: this is like you are” (E’ la tua spazzatura di Las Vegas, osé e decadente: questo è come sei), affermava Bono nel 1992, rivelando che noi stessi, nel profondo, abbiamo una fame insaziabile verso la parte più trash della società finendo per rispecchiarci totalmente in essa. Si descrive la paura inconscia di scollarci la maschera che portiamo sul viso e scoprire un brulicare di viscidi esseri.

Il ritornello gospel si staglia come un stella brillante nell’oscurità. La voce sottile e acuta della Fat Lady irrompe dentro il ritmo martellante con la sua morbosa e mielosa dichiarazione d’amore verso il personaggio oscuro, “Love, we shine like a/Burning star/We’re fallin’ from/The sky…tonight” (“Amore, brilliamo come/Una stella incandescente/ Stiamo cadendo dal/Cielo…stanotte”) contrapposta alla voce cavernosa della Mosca, “A man will beg/A man will crawl/On the sheer face of love/Like a fly on a wall/It’s no secret at all” (“Un uomo supplicherà/Un uomo striscerà/Sulla faccia liscia dell’amore/Come una mosca sul muro/Non è affatto un segreto”); la Fat Lady, con il suo cantato in falsetto, è l’esatto opposto del cantato gutturale della Mosca, ed esprime la lussuria accecante di chi sguazza nell’inferno da cui sta chiamando. Anche in questo caso siamo di fronte ad un amore malato, decadente, caratterizzato da un marciume tanto spiccato da risultare quasi affascinante.

Una costante di Bono è quella di mettere in stretta relazione la rivelazione amorosa con la sottomissione dell’ego: pensiamo a With or Without You —  “My hands are tied/My body bruised” (“Le mie mani sono legate/Il mio corpo è ferito”) — a The Sweetest Thing — “I wanted to run, but she made me crawl” (“Volevo correre, ma lei mi fece strisciare”) — a One — “You ask me to enter/But then you make me crawl” (“Mi dici di entrare/Ma poi mi fai strisciare”) — e quindi The Fly — “A man will beg/A man will crawl/On the sheer face of love”. In ognuna di queste liriche troviamo il rimando ad una situazione di impedimento o, addirittura, di penitenza: l’amore ti fa cadere in ginocchio, di qualunque tipo esso sia, ed è questa la verità che il demonio vuole rivelare al bambino dall’altra parte del telefono. Non c’è speranza in esso, solo momenti di pura scintillante follia prima dell’inevitabile caduta verso l’oblio nero. E lo veniamo a sapere con l’agghiacciante litania della Fat Lady, un richiamo diabolico e suadente.

“Il gusto è il nemico dell’arte.”

[Uno dei “Truism” degli U2]

Quando Bono cercò di spiegare a Bill Flanagan come potesse lo ZooTv Tour esprimere il devastante orrore della Guerra del Golfo, il cantante rispose con, «Guernica». Esattamente come fece Picasso con il suo quadro per descrivere l’inferno della Guerra Civile Spagnola — dipingendo figure contorte, allungate, bocche spalancate e urla soffocate –, la band voleva usare la potenza dei media e la brutalità della guerra per mostrare ciò che stava accadendo. «La risposta deve contenere la stessa energia della cosa che essa descrive», spiega Bono. Si palesa così un concetto stravagante ma veritiero: quando nell’arte si utilizza la bellezza per raffigurare un’ingiustizia non si fa altro che propagandarla, elevarla ad uno status di venerazione; gli U2 cercavano invece di combattere l’orrore con l’orrore utilizzando le stesse armi che impugnavano le emittenti televisive. Immaginate il Diavolo che vi mette in guardia dal peccato e, subito dopo, l’immagine di Dio che ordina al suo popolo di sterminare gli infedeli. Follia pura, si perde ogni cognizione. Lo zapping aveva sostituito la bandiera bianca.

Karl Popper diceva:

«credo che distinguere in questo caso tra educare e informare non sia soltanto falso, ma decisamente disonesto. E ciò si vede già nella scelta dei contenuti, quando si deve scegliere su che cosa la gente dovrà essere informata. Questo basta a provare che non esiste informazione che non sia ‘dipendenza’. Tutto è il risultato di una scelta. Dire che esiste della pura informazione, come semplice trasmissione di fatti, è falso. La televisione continua a imporre il suo punto di vista al telespettatore e non può impedirsi di farlo. Ma questa distinzione non è semplicemente falsa, risponde piuttosto ad un preciso obiettivo, perché permette di dire: “Noi siamo obiettivi, vi comunichiamo soltanto i fatti, i fatti come sono e non i fatti come vorremmo che voi li vedeste: semplicemente i fatti come sono”. Questo è falso. Secondo il mio parere, la televisione ha un immenso potere educativo. Questo potere può far pendere la bilancia dal lato della vita o da quello della morte, dal lato della legge o da quello della violenza. Evidentemente si tratta di cose terribili: fa una gran differenza. Io credo che la maggioranza dei professionisti della televisione non si rendano conto appieno della loro responsabilit໲.

Come possiamo fidarci della TV se tutto ciò che dice è il prodotto di una rielaborazione? Tutto si palesa chiaramente quando l’invito “Watch More TV” si riflette sugli occhiali lucidi della Mosca, e capiamo che, in fin dei conti, la ricerca di una verità assoluta finisce là dove iniziamo a cercarla in un loop infinito tra il voler respirare e il voler annegare volontariamente. “Look I gotta go/Yeah I’m running outta change/There’s a lot of things/If I could I’d rearrange” (“Guarda devo andare/Già, sto finendo gli spiccioli/Ci sono un sacco di cose/Che rimetterei a posto se potessi”), la chiamata si chiude, la linea è caduta. E quell’ultima frase, “Ci sono un sacco di cose/Che rimetterei a posto se potessi” risuona come un rammarico, un eco funesto che dall’inferno sale sino a stringerci il cuore, avvertendolo, in ognuno di noi, come un oscuro presagio per il nostro avvenire.

“Il futuro è una fantasia”, adesso sembra davvero così.

Immagine di testata:
Bono nei panni di The Fly [1992]
Photo By: ©Lynn Goldsmith
Fonti:
¹ F. Nietzsche, “Su verità e menzogna in senso extramorale” [1873]
2 K. Popper, “Contro la televisione” <http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/p/popper.htm>
Video:
“Quinto Potere” (Network) di Sidney Lumet [1976]
“The Fly” di Ritchie Smyth e Jon Klein [1991]

2 pensieri riguardo “The Fly [1991]

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