11. Acrobat

Edge : Verso tutto questo cupo romanticismo, “Acrobat” rivolgeva una dose di acredine. E’ nell’amara, “lennoniana” tradizione di “Working Class Hero”, un pò scorbutica e cinica. Non è mai diventato uno dei nostri pezzi forti dal vivo, forse perchè non credo che la gente venga a sentire gli U2 per ascoltare questo genere di canzoni. Ma mi piace davvero.

Bono : “Acrobat” è una delle canzoni degli U2 che preferisco, anche se non è mai decollata come speravo. Contiene da qualche parte una specie di manifesto. “Don’t believe what you hear, don’t believe what you see, if you just close your eyes, ou can feel the enemy” (“Non credere a quello che senti, non credere a quello che vedi, se solo chiudi gli occhi puoi sentire il nemico”). E’ una canzone che parla della malinconia, dell’ipocrisia, dell’abilità nel cambiare forma e assumere, come un camaleonte, il colore dell’ambiente in cui ci troviamo. “I must be an acrobat, to talk like this and act like that” (“Devo essere un acrobata, per parlare così e agire così”).

Tratto da : “U2byU2”

Acrobat fu un caso emblematico. “Daniel ci divenne matto” racconta Bono. “Fece un ottimo lavoro ma cercava di farci suonare in modo da mettere in risalto i nostri punti di forza e io non ero d’accordo. Io volevo mettere in evidenza i nostri punti deboli. Volevo sperimentare. Con il senno di poi, devo ammettere che non tutti gli esperimenti riescono.”

Per la maggior parte degli autori, Acrobat sarebbe stata una canzone lenta ma Edge girò ben bene la manovella della chitarra e fece una via di mezzo fra Where the streets have no name e Bullet the blue sky. Il ritmo di Larry aggiunse un senso di urgenza, aiutato in questo dal basso dinamico di Adam. Fu un tentativo coraggioso da parte di una rock band di infondere un carattere duro e distintivo a quella che sarebbe dovuta essere a tutti gli effetti un’ennesima canzone d’amore.

Sono comunque i testi a rendere Acrobat speciale. Nell’intimo contiene la consapevolezza delle devastazioni causate dal tempo e di quel che il tempo fa alle persone e alle relazioni. Al di là di questo, però, c’è quell’autoconsapevolezza che deriva soltanto dall’esperienza. Bono ammette la propria debolezza e inadeguatezza, e non è la prima volta che lo fa su quell’album. E’ più consapevole adesso, rispetto al passato, delle contraddizioni determinate dalla sua posizione.

E io devo essere un acrobata / Per parlare così / E comportarmi così” canta. Un’affermazione del genere era distante anni luce dalla “virtuosità” di cui gli U2 venivano tanto spesso tacciati. O no?

“La frase ‘Non lasciare che i bastardi ti abbattano‘ fu una frecciatina alla stampa musicale” suggerisce Gavin Friday. “L’album” – ha detto Brian Eno a proposito di Achtung Baby – “ha finito per essere un luogo in cui alle incongruenze viene permesso di intrecciarsi fra loro e dove a un’immagine probabilmente disunita (ma in fin dei conti assolutamente europea) è consentito di emergere.”
Forse parlava proprio di Acrobat.

Tratto da : “U2 dentro al cuore – La storia canzone per canzone”

Video

Acrobat è un’altra di quelle canzoni mai (purtroppo) proposte live. La sua unica apparizione, nel contesto dei concerti, fu durante il soundcheck di Hershey nel 1992 in una veste acustica e a cui si riferisce il secondo video.

Il primo video, invece, non è altro che un collage di immagini prese dallo ZooTv e dal periodo di Achtung Baby, montate sapientemente dalle mani di un fan.

ZooTv collage:

Soundcheck – Hershey 1992:

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...