3. One

The Edge: “Nell’istante stesso in cui l’abbiamo registrata ho avvertito forte la sensazione di quanto fosse potente. Stavamo suonando tutti insieme nella grande sala di registrazione, un’enorme, lugubre sala da ballo piena di fantasmi della guerra, e tutti i pezzi andarono a loro posto. Fu un momento rassicurante, in cui tutti dissero ‘Fantastico, l’album è decollato’. E’ il motivo per cui si entra a far parte di una band – sentire l’ispirazione discendere su di te e darti la forza di creare qualcosa di realmente commovente. One è un pezzo incredibilmente toccante. Colpisce dritto al cuore.”

Bono: “Era un pezzo carico di malinconia, ma al tempo stesso potente, Brian Eno voleva liberarlo dalla sua malinconia e così ci convinse a togliere la chitarra acustica, che è forse l’accompagnamento più ovvio, e andò a lavorare con Daniel Lanois ed Edge per cercare di scardinare la sensazione di “troppo bello”. Di qui le parti di chitarra quasi urlante che possiedono una certa aggressività. Le grandi canzoni tendono a essere caratterizzate, nel profondo, da una certa tensione, un perfetto equilibrio tra amarezza e dolcezza. One non parla di unità, ma di differenza. Non è la vecchia idea hippy del “viviamo tutti insieme”. Semmai si basa su un concetto più punk-rock. E’ anti-romantica: “We are one, but we’re not the same. We get to carry each other” (“Siamo uniti, ma non siamo la stessa cosa. Cominciamo a sostenerci a vicenda”). Ci ricorda che non abbiamo scelta. Mi dispiace ancora quando le parole del ritornello vengono fraintese in “dobbiamo sostenerci a vicenda” quando in realtà dicono “cominciamo a sostenerci a vicenda”. Perchè sono davvero parole di rassegnazione. Non è: “Venite, saltiamo tutti oltre il muro”. Volenti o nolenti, il solo modo per uscire da qui è che io ti aiuti a superare il muro spingendoti le gambe da sotto, e che poi tu mi tiri su dietro te. Il che è assai poco romantico. La canzone è un pò contorta, per questo non riesco a capire perchè la gente voglia che venga suonata ai matrimoni. Di sicuro, ho incontrato almeno un centinaio di persone che l’hanno fatta suonare ai loro matrimoni. E a ognuno di loro ho detto: “Sei matto? Parla di separazione!”

The Edge: “Il testo di One è il primo in uno stile nuovo, più intimo. Si basa su due idee. Da un certo punto di vista è una conversazione amara, confusa caustica tra due persone che si sono trovate ad affrontare una situazione brutta, pesante: “We hurt each other/Then we do it again (“Ci facciamo del male a vicenda/Poi lo rifacciamo ancora”). Ma da un altro c’è l’idea del cominciamo a sostenerci a vicenda. La chiave è proprio in questo “cominciamo a“. “Dobbiamo” sarebbe stato troppo ovvio e banale. “Cominciamo a” suggerisce che è un nostro privilegio sostenerci a vicenda. Pone tutto sotto una prospettiva diversa e introduce l’idea di grazia. Tuttavia, non l’avrei mai fatta suonare al mio matrimonio.”

Tratto da : “U2 by U2”

I video

Esistono quattro versioni del video di One.

Il primo video è stato girato a Berlino da Anton Corbijn e narra la storia della canzone dal punto di vista di un padre e di un figlio malato di HIV sullo fondo di una Berlino alla Win Wenders.

Il secondo video fu girato a New York da Phil Joanou e vede Bono seduto al tavolo di un nightclub a Manhattan con alcune scene tratte dai live dello ZooTv. Il video fu appunto nominato “Bar Version”. Il videoclip fu girato in quanto il primo video, di Corbijn,  fu boicottato da molte emittenti (inclusa Mtv che preferì mandare sempre questa versione del video) poichè giudicato scandaloso.

Il terzo e il quarto video di One vedono invece delle riprese di bufali americani in libertà e fu la versione usata per la proiezione sugli schermi dello ZooTv Tour durante la performance live della canzone. Il quarto video differisce dal precedente solo per delle riprese, in primo piano, dei membri della band. Anche in questo caso, la scelta fu adottata per rendere il video più televisivo. Entrambi i video si rifanno alla copertina del singolo di One dove è ritratta un’opera di David Wojnarowicz. Quest’ultimo, nel suo quadro, ha immortalato il metodo di caccia indiano per uccidere i bufali: gli animali venivano accerchiati per poi essere spaventati con una carica in modo che corressero tutti verso un dirupo dove venivano fatti cadere giù. One, come detto, parla di “costrizione all’unione”e si presta molto bene a questo concetto: siamo tutti bufali che corrono gli uni accanto agli altri, coscienti che se non iniziamo davvero a sostenerci a vicenda, laggiù c’è un dirupo che ci aspetta.

“Berlin Version” :

“Bar Version” :

“Buffalo Version” :

“Buffalo/Face Version” :

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