>Every breaking wave<

Every breaking wave – seconda traccia dell’album e secondo singolo estratto da Son gs of Innocence – è affidata a Robin Rhode: artista di origini sudafricane stabilitosi a Berlino, città che considera il suo studio, concilia – attraverso la sua arte – fotografia, disegno e animazione grafica.

La tecnica di Rhode si basa sul disegno a muro, pratica tanto cara ai writers americani, ma a differenza dei murales – nei quali il messaggio viene trasmesso con un disegno statico di forte impatto sociale – l’arte di Robin si muove letteralmente, facendo uscire l’azione dalle due dimensioni e riempiendo lo spazio circostante che ne diviene parte integrante dell’opera mediante l’animazione in stop-motion.

Così come Lucio Fontana – che con i tagli voleva scardinare lo spazio metafisico dell’opera d’arte, mostrandoci con occhio indagatore cosa si cela dietro la tela – Rhode fa l’operazione inversa: porta l’Arte nel mondo materiale, in un processo che non vuole far prevalere l’uno o l’altro aspetto, bensì cerca l’armonia tra gli attori – in carne e ossa – e l’arte visiva che interagisce con essi.

Il video di Every breaking wave vuole raffigurare, con occhio poetico, la madre patria dell’artista – il Sud Africa – con le contraddizioni che la caratterizza. Il video mostra degli spaccati di vita di tre giovani ragazzi di basso ceto, elemento, quest’ultimo, che si può benissimo dedurre dall’ambiente in cui essi vivono e che viene da subito mostrato dalle prime immagini del videoclip: si tratta di una township. Quest’ultimo è un termine derivante dal gergo sudafricano che va ad indicare il distretto più povero della città, dove – durante l’apartheid – venivano confinate tutte le persone “non-bianche”, poichè non potevano permettersi di vivere nelle zone residenziali benestanti.

Il primo bambino del video tiene in mano una lanterna, trovata presumibilmente nella discarica da cui emerge ad inizio filmato, e con essa gira per la baraccopoli come se volesse far luce attraverso la difficile realtà in cui vive. Rhode immerge il soggetto nella sua opera animata facendolo interagire con una lampadina – elemento comune nei lavori dell’artista sudafricano – sin quando, a fine sequenza, il bambino ne viene sovrastato, rimanendo inerme, schiacciato dal gravoso peso della realtà sociale.

Il secondo bambino – di colore, elemento importante – si trova in un parco giochi in disuso, magari abbandonato dai bambini più fortunati che hanno preferito giocare altrove, ma che ritrova importanza per quei bambini che hanno poco o nulla. Tra le mani stringe un malconcio gagliardetto nero che, con una certa fierezza, fa sventolare controvento correndo per i grandi spazi naturali che incarnano una libertà ancora lontana e usandolo, nell’opera visiva, come unica arma per difendersi dai pesci che vogliono accerchiarlo. E’ la mancanza di appartenenza: il bambino stringe quella bandiera per sentirsi parte integrante di un gruppo sociale pronto a proteggerlo, un comportamento comune tra i disagiati delle nostre città, spesso abbandonati e isolati da quello stesso Paese che ne dovrebbe garantire salute e benessere.

Il terzo ragazzo, più grande d’età, tiene sotto braccio una tavola da surf, unico elemento che rimanda davvero al mondo borghese, così distante da loro. Con la sua tavola riesce, sempre in ottica sociale, ad affrontare le onde che imperversano cavalcandole senza sprofondare. Dimostra come le persone possano affrontare qualsiasi situazione se disponessero dei mezzi adeguati, e di come – al contrario – essi siano costretti a soffrire per mancanza di tali mezzi.
L’immagine del mare e delle onde – molto valorizzato dal testo della canzone – viene qui rappresentata mediante piccole parentesi azzurre, che man mano si chiudono a formare dei cerchi infiniti: l’oceano.

E’ la rappresentazione di tre esseri umani innocenti che lottano per sopravvivere, e per farlo devono saper sfruttare ogni cosa in loro possesso, compresa l’immaginazione. Gli oggetti diventano i loro amici: la lampada compagna di luce nell’oscurità, la bandiera simbolo d’appartenenza, la tavola da surf il mezzo con cui affrontare ogni onda che s’infrange.

Non dimentichiamo che il video è costruito attraverso gli occhi di bambini/ragazzi, e la “magia” che si viene a creare con l’unione del vero e del fantastico – l’arte visiva – è propria dell’animo innocente, che sa superare la difficile realtà in cui esso è confinato attraverso la fantasia, il gioco, la fantasticheria.

Rhode ha dichiarato: “E ‘stato un progetto d’ispirazione soprattutto perché mi sono innamorato della canzone. Ho creduto con tutto il cuore nei testi e nelle intenzioni della band di esplorare nuove vie di creazione di video musicali che potrebbero avere un effetto più educativo e contributivo sui telespettatori e gli ascoltatori di tutto il mondo. La musica, come l’arte, diventa il meccanismo di diffondere la coscienza.

“Every breaking wave” by Robin Rhode

http://www.dailymotion.com/video/x2c3xsi_u2news-robin-rhode-u2-every-breaking-wave_music

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