“Son gs of Innocence”

U2_SOI_Packshot_HIRESIl 9 Settembre 2014 sarà una data da ricordare non solo per l’uscita spiazzante, inaspettata (e finalmente giunta) del nuovo album degli U2 ma anche, e soprattutto, per il suo rilascio gratuito sulla piattaforma Itunes. Già nel 2004, la band fece una collaborazione con la casa californiana, per il rilascio di un Ipod griffato con notevoli critiche da parte dei fans che gridarono alla “svendita” di un marchio, quello degli U2, sempre identificato come al di sopra delle regole di mercato e dello show business.

Anche questa volta il binomio è stato U2+Apple, ma l’abissale differenza sta nel fatto che ad essere rilasciato è stato un intero lavoro della band, un album di 11 tracce totalmente scaricabile da internet sino al 13 ottobre 2014, giorno in cui è stato rilasciato su supporto fisico.

Mossa puramente commerciale? U2 venduti alla Apple? I fans anche stavolta si sono lasciati andare in mille critiche e complotti quando, a detta di Bono, l’intento è quello di superare l’ostacolo della distribuzione e di avere finalmente una musica universale e accessibile a tutti.

Vanno chiariti alcuni aspetti prima di lanciarci nell’analisi delle canzoni ed abbandonarci totalmente nella musica: l’album in questione è stato ACQUISTATO dalla Apple PAGANDO agli U2, e alla casa discografica, la dovuta cifra. La scelta di far pagare l’album, per il valore di mercato, a chi i soldi li possiede e dando, contemporaneamente, l’opportunità di far ascoltare gratuitamente a tutti i fans nel mondo il lavoro della propria band, è una scelta innovativa e francamente giusta.

Il fan (e non) trova sul suo CLOUD (e non sulla libreria), a costo zero, il nuovo lavoro della sua band preferita pronto da scaricare con la possibilità di visionarlo, analizzarlo e condividerlo, decidendo poi, solo ne varrà la pena, di acquistarlo in supporto fisico nei negozi.

Con questo sistema si hanno tre benefici importanti dal mio punto di vista: l’industria musicale avrà un’impennata di interesse, i fan acquisteranno solamente ciò che reputano all’altezza della band senza la delusione dell’acquisto a “scatola chiusa”, e soprattutto un abbattimento spaventoso della pirateria e dei canali illegali.

Dopo questa lunga introduzione lanciamoci nella recensione del nuovo disco degli U2 “Songs of Innocence”.

Partendo dal titolo dell’album troviamo subito una decisa propensione dei quattro musicisti irlandesi di volgere lo sguardo alle loro spalle, ripercorrendo i primi stati d’animo della band nel periodo che va dal 1976 al 1980, epoca in cui gli U2 “non sapevano di essere gli U2”, ma erano solamente un gruppetto di ragazzi che suonava per divertimento, per salvarsi dalla difficile realtà irlandese di fine anni ’70.

Un modo originale di ritornare ragazzi, nell’epoca in cui gli U2 di Boy stavano diventando adulti, avvolti dall’ombra della perdita dell’innocenza. Ed è proprio in quell’ombra che la band, ormai cinquantenne, incontra se stessa ventenne e ne traccia memorie e ricordi. Citando una frase di Twilight possiamo dire che “nell’ombra l’uomo incontra il bambino“.

L’album conta 11 tracce per una durata totale di 49 minuti risultando piacevole all’ascolto senza che nessuna traccia risulti ripetitiva o pesante alle orecchie dell’ascoltatore. La tracklist è ben strutturata, in modo da dividere l’album esattamente in due parti, creando una sorta di lato A con sonorità pop/rock e un lato B con sonorità più intime e particolari.

Nota particolare le copertine: la prima – uscita per la versione digitale dell’album – richiama ancora una volta le origini della band riportando quello che, in gergo, si chiama “white label” o “test pressing” ossia vinili, da 12 pollici, sprovvisti di copertina per scopi promozionali, destinati ai dj delle radio. Negli anni ’70 e ’80 questi tipo di supporti circolarono tantissimo nell’ambiente musicale rappresentando “il nuovo” che arrivava sul mercato, e che veniva “sparato” dai dj in anteprima nelle case e nelle orecchie dei giovani ascoltatori.

La seconda copertina – quella ufficiale e presente sui supporti fisici – scattata dal fotografo Glen Luchford, vede il batterista della band, Larry Mullen Jr, nell’atto di abbracciare suo figlio Aaron. La scelta di non far vedere il volto del ragazzo è stata una volontà della moglie di Larry, ma in questo modo, quel ragazzo, ha un volto universale, e potrebbe anche essere lo stesso bambino di Boy.

Immaginate, solo per un secondo, che quel ragazzo sia Peter Rowen da adulto, con Larry che si “aggrappa” non solo alla giovinezza e all’innocenza, ma anche agli U2 del primo album.

Questa foto è, per certi versi,  l’opposto della copertina di Boy: dove la prima era totalmente bianca, questa è totalmente nera; l’attenzione si sposta dal volto del bambino all’abbraccio dell’adulto che si riscopre ragazzo. Ma ha anche delle analogie come l’assenza del titolo dell’album e il bianco e nero dei soggetti.

Il ragazzo cresce e diventa adulto, lascia la spensieratezza (ricordate la posa spensierata del bambino di Boy?) per diventare ragionevole. L’adulto invecchia e torna bambino, si aggrappa alla sua innocenza come un appiglio: capisce che l’esperienza non è per forza segno di crescita, ma che invece, attraverso essa, ha dimenticato il bambino che era una volta. “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).”

Dopo questa lunga introduzione veniamo all’analisi delle singole canzoni:

  1. The Miracle (of Joey Ramone)
  2. Every Breaking Wave
  3. California (There Is No End To Love)
  4. Song For Someone
  5. Iris (Hold me close)
  6. Volcano
  7. Raised By Wolves
  8. Cedarwood Road
    9. Sleep Like a Baby Tonight
    10. This Is Where You Can Reach Me Now
  9. The Troubles

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