Atto I: “The Miracle (Of Joey Ramone)”

Ramones
Ramones

“Abbiamo le lingue, così non riusciamo a comunicare
religioni, così posso amare ed odiare
musica, così posso esagerare il mio dolore, e dargli un nome”
[The Miracle (Of joey ramone)]

La prima canzone dell’album si apre con un coro “da stadio” di Edge e compagni che ha fatto storcere il naso a molti fan (me compreso) ma che successivamente ha preso una sua conformazione nell’ottica totale del brano. Sin da subito irrompe un elemento importante: la chitarra distorta di Edge con power-chord potenti e decisi. Stupisce, inoltre, il suono “sporco” delle sue chitarre, che sin’ora erano state dominate da note vellutate, dal “muro di suono” costruito con il tipico delay, e dagli effetti che lo hanno reso celebre; qui invece tutto sembra sparire a favore di un suono compatto e senza fronzoli. A differenza di “Vertigo”, dove anche lì la chitarra risulta grezza e cruda, qui tutto sembra essere stato studiato per una finalità “di fondo”: senza quella chitarra che richiama al “sound Ramones”, senza la presunzione di imitarlo e cadere nello scherno, la canzone perderebbe molta sua atmosfera e molta della sua “devozione”.

Adam accompagna il ritmo scandendo essenziali linee di basso ritornando alla purezza dei primi album, al basso punk per eccellenza senza arpeggi di accordo ma con la martellante nota portante rigorosamente martoriata dal plettro. Larry ci da dentro ricamando scariche di rullate come non faceva da tempo e rimembra anch’esso il sound dei primi album pieni di ritmi militari assorbiti durante i suoi primi periodi da batterista novizio in varie bande di Dublino. Bono si presenta in forma perfetta con voce ferma e sicura riuscendo a sfoggiare registri alti e bassi e, più avanti nell’album, anche suadenti falsetti. I quattro irlandesi si fondono in un ritornello davvero azzeccato che innalza la canzone verso il “livello superiore” e dove il testo è una dichiarazione d’ammirazione a cuore aperto a Joey Ramone.

Nel complesso non è un brano innovativo ma è sicuramente un passo in avanti rispetto a “Vertigo” e “Get on your boots” che non hanno mai convinto a pieno. “The Miracle (Of Joey Ramone)” riesce ad unire con maestria la capacità di Bono nel modulare melodie avvolgenti  con un sound moderno che gioca sul fattore “temporale” tra vecchio e nuovo.

Il brano parla proprio della scoperta dei Ramones da parte dei quattro ragazzi adolescenti in una Irlanda in crisi economica, senza speranze per il futuro e attraversata dai terribili attacchi dell’IRA.

I Ramones rappresentarono – per quella generazione di ragazzi – la svolta creativa che portò molti adolescenti a credere in sé stessi, ad imbracciare le chitarre sospinti dal fatto che non serviva essere dei tecnici musicali per poter comporre una canzone. All’epoca la scena musicale era dominata dai guitar-hero – Eric Clapton, Jimi Hendrix (defunto ma sempre influente), Tony Iommi – che con i loro assoli interminabili e brani lunghissimi inculcarono la mentalità del musicista virtuoso. I Ramones – insieme ai Sex Pistols sul versante britannico – scardinarono questa idea attraverso le loro canzoni veloci improntate sulla ritmica ossessiva con testi diretti e taglienti.

Bono fu totalmente catturato da questo sound potente e travolgente tanto da capire, finalmente, quale fosse la sua strada: scrivere canzoni e cantarle. Joey Ramone fece il “miracolo” di far prendere coscienza ad un ragazzino, figlio di un impiegato postale della middle-class irlandese destinato ad un umile futuro, di valere qualcosa, di poter dire la sua, di poter buttare fuori – attraverso la musica – il dolore e la paura. Da quella sofferta consapevolezza nacquero gli U2.

Infine tre curiosità:

  • i Ramones, nel 1989, incisero una canzone che si intitola I believe in miracles – contenuta nell’album Brain Drain – il cui testo si allaccia, per contenuto e ideali, a quello scritto da Bono.
  • Joey Ramone, prima di morire, volle ascoltare In a little while, canzone contenuta nell’album degli U2 All that you can’t leave behind del 2000. Un atto di ammirazione reciproca.
  • Gli U2, nel 2003, interpretarono il brano Beat on the brat per l’album tributo ai Ramones We’re a happy family.

“IL MIRACOLO (DI JOEY RAMONE)”

Stavo dando la caccia ai giorni di paura
Cacciando un sogno prima che scomparisse
Stavo soffrendo per essere da qualche parte vicino,
la tua voce era tutto ciò che sentivo
mi stavo agitando per una tempesta in me,
cacciato dagli spettri che dovevamo vedere
Yeah, volevo essere la melodia,
Al di sopra del rumore, al di sopra del dolore.

Ero giovane
non stupido
stavo solo sperando di essere accecato
da te
Nuovissimo
E noi eravamo pellegrini sulla nostra via

Mi svegliai nel momento in cui accadde il miracolo
sentii una canzone che diede un qualche senso al mondo
qualunque cosa abbia perso, ora è tornata
nel più bel suono che abbia mai sentito.

Abbiamo le lingue, così non riusciamo a comunicare
le religioni, così posso amare ed odiare
la musica, così posso esagerare il mio dolore, e dargli un nome

Ero giovane
non stupido
stavo solo sperando di essere accecato
da te
Nuovissimo
E noi eravamo pellegrini sulla nostra via

Mi svegliai nel momento in cui accadde il miracolo
sentii una canzone che diede un qualche senso al mondo
qualunque cosa abbia perso, ora è tornata
nel più bel suono che abbia mai sentito.

Possiamo sentirti
possiamo sentirti
possiamo sentirti

Mi svegliai nel momento in cui accadde il miracolo
sentii una canzone che diede un qualche senso al mondo
qualunque cosa abbia perso, ora è tornata
nel più bel suono che abbia mai sentito.

Le vostre voci verranno udite
Le vostre voci verranno udite

Music by: U2
Words by: Bono and The Edge
Produced by: Danger Mouse, Paul Epworth and Ryan Tedder

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2 pensieri riguardo “Atto I: “The Miracle (Of Joey Ramone)”

    1. Più che a una canzone specifica Bono si riferisce alla totalità del sound dei Ramones da lui identificato come “suono rivelatore” che è riuscito a scatenargli qualcosa dentro. In particolare la figura di Joey per lui fu importante perchè capì che il cantante aveva la forza di trascinare le masse e soprattutto di tirare fuori le frustrazioni e le paure che a quell’epoca attanagliavano il piccolo Bono adolescente.

      E’ più un’ode a quello che hanno rappresentato in generale i Ramones agli occhi degli U2.

      Mi piace

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