Atto IX: “Sleep like a baby tonight”

Nell’immagine di testata: particolare della collana di Bono [1987]

Sogni,
E’ un affare sporco, sognare
Dove c’è silenzio e non urla
Dove non c’è la luce del giorno, non c’è guarigione
[Sleep like a baby tonight]

Se dovessimo descrivere gli U2 con pochissime parole sicuramente, tra le molteplici sfumature della loro arte, non potrebbe mancare quella che più rappresenta i quattro ragazzi di Dublino: la Fede. La religione è il vero collante che lega le varie fasi del gruppo e, a dispetto di quelli che sostengono il contrario, gli U2 sono una band profondamente religiosa. Attenzione però: essere religiosi non significa essere “accecati dal sole”. Il fanatismo è sempre stato un ideale da allontanare ad ogni costo; a maggior ragione per gli U2 visto che, nella loro Irlanda, si è espresso con ogni tipo di violenza sia a livello politico che a livello religioso.

Perchè la religione è così importante per gli U2?
Se andassimo a prendere tra le mani il vinile di October, e ne guardassimo la copertina in modo del tutto distaccato diremmo, quasi sicuramente, che si tratterà di un album dalle forti tinte punk (a giudicare anche dai quattro ragazzotti mal vestiti che campeggiano sulla cover). Ed infatti è così, si tratta proprio di un album dal sound tipicamente post-punk; ma mai ci saremmo aspettati di sentir parlare di Dio in un modo così sentito e profondo, soprattutto se consideriamo il fatto che la band aveva un’età media di vent’anni.
Inoltre la canzone che apre l’album è il primo – chiaro – inno di devozione a Dio a cui Bono si aggrappa, per intraprendere una ricerca interiore che possa portarlo fuori dallo stato di smarrimento nel quale si trova, a causa della perdita della madre. Il brano risulta evocativo già dal titolo, Gloria, ed ancor di più nel ritornello dove il cantante intona una preghiera in latino.

Nel 1982 Bono, Edge e Larry, entrarono a far parte di un gruppo cattolico (Shalom Christianity) per studiare e capire meglio le Sacre Scritture. Tale esperienza creò un forte squilibrio all’interno della band poichè la loro visione del mondo, di giovani musicisti rock, mal si sposava con la ricerca spirituale professata nella Bibbia. Si venne a creare una spaccatura che per poco non portò allo scioglimento degli U2, ma – come ricorda lo stesso Bono – arrivò una sorta di illuminazione che fece capire ai ragazzi come il fondamentalismo non fosse la giusta via da seguire: “Ci fu un momento in cui Edge e io pensammo: ‘beh, forse dovremmo sciogliere il gruppo. Forse è frivolo, forse questa gente ha ragione, sono solo cazzate, far parte di una band è soltanto questione di ego, dovremmo lasciarci tutto alle spalle e lavorare sul serio per cambiare la nostra vita, andando nel mondo. C’è tanto da fare.’ Per due settimane fummo sul punto di farlo. Poi capimmo: ‘un attimo…da dove vengono questi doni? E’ così che adoriamo Dio, anche se non scriviamo pezzi religiosi, perchè non ci sembra che Dio abbia bisogno di pubblicità.’ In realtà dicemmo: la musica non è una cazzata. Lo è questo fondamentalismo.

Per tutti gli anni ’80, gli U2 ebbero un atteggiamento di profonda devozione nei riguardi della religione, riuscendo a sfruttare le potenti immagini che la Bibbia offriva per impreziosire la loro musica, ed esaltare la drammaticità e la poeticità dei brani. Tutto il contrario di quel che avvenne negli anni ’90 dove, a fronte di un mutamento stilistico-musicale, la religione divenne fonte di contraddizione: non più ideale da seguire ma idea contorta di Dio. Nacque MacPhisto.

MacPhisto è un personaggio estremamente complesso. E’ un diavolo con l’animo nobile, atteggiamenti da aristocratico, parlantina assai acuta, ma porta dentro di sè qualcosa che lo rende tremendamente raccapricciante. Sembra quasi che nasconda perennemente un segreto dietro i suoi sorrisi ammiccanti e i suoi occhi dolci, ed è un segreto a cui tutti noi aspiriamo, ma che in realtà ci spaventa a morte: la verità. Niente terrorizza di più come una verità nuda e cruda, e il diavolo lo sa. Il personaggio diabolico di Bono non si colloca però nella sfera religiosa del diavolo maligno – almeno non del tutto – al contrario possiede una finezza d’animo e un’attenzione alla poesia che lo rendono una sorta di intellettuale decaduto. Samuel Butler diceva: “In difesa del diavolo, va detto che abbiamo sentito una sola campana. Dio ha scritto tutti i libri“. Ed è proprio il punto essenziale, il cuore del carattere di MacPhisto: rivendicare verità spacciate per bugie.

L’Irlanda fu attraversata da tantissimi scandali sessuali nelle sfere cattoliche. Dagli anni ’40 sino agli anni ’90 furono numerosi i casi di violenze sessuali ai danni di minorenni, molti dei quali segnalati alle autorità competenti, ma il Vaticano non prese mai un vero provvedimento per debellare la piaga. Celebre il caso di Tony Walsh – prete irlandese condannato nel 2010 a 123 anni di carcere – definito “violentatore seriale” che abusò, tra il 1970 e il 1980, di tre minorenni. Prima del 2010 le segnalazioni di violenze da parte di Walsh furono decine ma le autorità ecclesiastiche, onde evitare scandali, preferirono semplicemente spostare il prete in un monastero. Si venne a sapere – al momento del processo – che i preti, i canonici, i monsignori, i vescovi e l’arcivescovo di Dublino erano a conoscenza del problema.

Purtroppo le violenze non si limitarono alla cerchia dei preti. Dalla metà del XVIII° secolo sino al 1996 – anno in cui fu chiusa l’ultima struttura – le case Magdalene furono dei veri e proprio lager cattolici distribuiti in tutto il territorio irlandese ed inglese. Gli scandali vennero fuori solo nel 1993 quando, delle suore di Dublino, vendettero parte del loro convento ad un imprenditore immobiliare: furono trovati 155 corpi, sepolti all’interno della struttura in fosse improvvisate. I cadaveri vennero riesumati, cremati e tumulati nel cimitero di Glasnevin. Scoppiò una scandalo nazionale: si iniziò a tracciare la storia di queste case dell’orrore scoprendo che durante la loro esistenza, distribuita in 240 anni, le donne ospitate furono più di 30.000. Si cercò allora di rintracciare le superstiti per documentarne gli orrori subiti, e ciò che ne venne fuori fu un dossier che svelò un olocausto silenzioso svolto nel nome di Dio: le donne raccontarono di aver subito violenze fisiche e sessuali sia dai preti che dalle suore, spesso furono tenute in detenzione forzata con l’impossibilità di aver contatti con l’esterno, molte svilupparono disagi psicologici ed altre – non resistendo agli abusi – preferirono suicidarsi.

Sleep like a baby tonight è tutto questo. Essa appartiene al lato oscuro del Credo, alla trasfigurazione maligna di Dio, ma possiede anche una luce – quasi impercettibile – che tiene viva la speranza. Non si tratta di una semplice canzone di denuncia: vuole letteralmente farci entrare nelle chiese, nei monasteri, nelle celle degli internati; e per farlo non adotta la tecnica del “narratore onnisciente”, bensì ci identifica nella vittima che subisce violenza. La canzone è la voce del bambino abusato, della donna maltrattata, della giovane ragazza violata dall’uomo e dalla donna che porta la croce di Cristo al collo.

Il brano inizia con un synth molto lugubre, impreziosito da un effetto elettronico destabilizzante. Veniamo immediatamente catapultati in un ambiente dominato da ombre. All’interno dell’album, Sleep like a baby tonight rappresenta l’eccezione. Abbiamo la sensazione di tornare a metà degli anni ’90: le atmosfere decadenti, la voce di Bono piena di sarcasmo, il cantato basso e gutturale. E’ musica senza innocenza, si è fatta all’improvviso adulta.

Per tutta la prima strofa la traccia è dominata dalla voce del cantante: le parole vengono recitate con un tono surreale come se si trattasse di un’opera teatrale. Ritorna prepotentemente la maschera, il Lipton Village e i suoi personaggi; come Gavin Friday che sul palco scimmiotta pose teatrali all’epoca dei Virgin Prunes, preludio a quel MacPhisto che Bono metterà in scena 15 anni dopo. Il testo descrive una mattinata tranquilla “Mattino, il tuo toast, il tuo tè e zucchero/Leggi dell’amante del politico/Passi attraverso il giorno come un coltello nel burro” sono gesti quotidiani: fare colazione, leggere il giornale, apprendere gli scandali che provocano indignazione, essere in disaccordo con la politica corrotta. L’etica della laicità così lontana dall’educazione cattolica. “Perché non/Ti vesti nei colori del perdono/I tuoi occhi rossi come il Natale/Vesti rosse sono piegate sulla sedia della cucina“: il prete senza il suo abito non è altro che un uomo comune, il perdono è confinato alle vesti ecclesiastiche piegate sulla sedia della cucina, la doppia personalità crea una netta distinzione da ciò che è al sorgere del sole e ciò che diviene al suo tramontare.

Edge – con la sua chitarra – imposta “la luce” del brano come farebbe uno scenografo per un film gotico: le sue note sono pesantemente distorte, pesanti, sature di un breve riverbero che danno ancora di più la sensazione di claustrofobia. Bono rincara la dose “Sogni/E’ un affare sporco, sognare/Dove c’è silenzio e non urla/Dove non c’è la luce del giorno, non c’è guarigione” è l’innocenza che muore nel cuore arido di un bambino, svuotato dalla sua infanzia. La Chiesa, almeno in quegli anni, ha ucciso l’innocenza di centinaia d’adolescenti. Ha tolto la luce a Cristo e lo ha reso il simbolo del peccato carnale, ed il silenzio sordo delle celle nelle quali si consumava l’abuso.

A questo punto MacPhisto diviene prepotente con un falsetto altissimo:”La speranza è dove c’è la porta/Quando la chiesa è dove c’è la guerra/Dove nessuno può sentire il dolore altrui“. Bono tocca note che non si sentivano da anni, e pennella versi strazianti con i quali accusa la chiesa di non essere più dove c’è davvero bisogno: la porta [della chiesa] deve essere il simbolo della speranza andata perduta a causa di un ambiente malato [la guerra] che non permette più di aiutarsi a vicenda poichè tutti soffrono allo stesso modo, e nessuno sa come venirne fuori.

Il ritornello è accompagnato da una dolce melodia arpeggiata da Edge che crea una leggerezza momentanea all’interno della cupezza generale. E’ l’unico momento in cui le parole di Bono esprimono sollievo: “Dormirai come un bambino stanotte/Nei tuoi sogni, è tutto a posto“. Questi versi descrivono come la vittima desideri fuggire dalla prigionia spirituale nel quale si trova (nei sogni può viaggiare lontano dalle violenze) ma – allo stesso tempo – ha anche la consapevolezza che il “Domani sorge come un suicidio” e ciò significa che ricomincerà l’incubo in cui è condannata a vivere.

Alla fine della canzone il ritornello presenta una variante molto interessante: “Come un uccellino, i tuoi sogni prendono il volo/Come San Francesco coperto dalla luce/Dormirai come un bambino stanotte“: è un richiamo sia a Papa Francesco sia alla Predica agli uccelli descritta nei “Fioretti” di San Francesco D’Assisi. E’ la speranza di Bono che la chiesa, attraverso il nuovo papa e ad un ritorno ai valori genuini, riesca a ritrovare la strada della luce dopo anni d’oscurità.

Il finale è pura poesia di Edge che richiama Your blue room: la sua chitarra esplode con un effetto distorto che, carico di riverbero, squarcia in due la sottile dinamica della canzone. E’ come se volesse dire la sua: alza la voce attraverso la sei corde tessendo note taglienti per poi sfumare in un dolce carillon, che lascia un forte senso di abbandono e solitudine.

Sleep like a baby tonight è la canzone più buia di Songs of Innocence. E’ il requiem che accompagna la morte dell’innocenza dentro l’adolescente, mentre Dio – nell’alto della sua estraneità – piange e si dispera, per mano di assassini che portano al petto il corpo di suo figlio.

“dormi come un bambino stanotte”

Mattino, il tuo toast, il tuo te e zucchero,
Leggi dell’amante del politico
Passi attraverso il giorno come un coltello nel burro
Perché non
Ti vesti nei colori del perdono
I tuoi occhi rossi come il Natale
Vesti rosse sono piegate sulla sedia della cucina

Dormirai come un bambino stanotte
Nei tuoi sogni, è tutto a posto
Domani sorge come il suicidio di qualcun altro
Dormirai come un bambino stanotte

Sogni,
E’ un affare sporco, sognare
Dove c’è silenzio e non urla
Dove non c’è la luce del giorno, non c’è guarigione

Dormirai come un bambino stanotte
Nei tuoi sogni, è tutto a posto
Domani sorge come un suicidio
Ma dormirai come un bambino stanotte

La speranza è dove c’è la porta
Quando la chiesa è dove c’è la guerra
Dove nessuno può sentire il dolore altrui

Dormirai come un bambino stanotte
Nei tuoi sogni, è tutto a posto
Domani sorge come un suicidio
Ma dormirai come un bambino stanotte
Dormirai come un bambino stanotte
Come un uccellino, i tuoi sogni prendono il volo
Come San Francesco coperto dalla luce
Dormirai come un bambino stanotte

Words: Bono and The Edge
Music by: U2
Produced by: Danger Mouse

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MacPhisto per le vie del Vaticano [1993]

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