Atto VI: “Volcano”

 Nell’immagine di testata: Bono salta sul pubblico durante il concerto al “London’s Lyceum” [1980]

“Tu eri da solo,
ora non sei da solo
eri da solo
ma ora
SEI ROCK’N’ROLL
voi E IO SIAMO ROCK’N’ROLL
SEI ROCK’N’ROLL
voi E IO SIAMO ROCK’N’ROLL”
[Volcano]

Come scritto precedentemente in “Song for someone“, Bono entrò a far parte di una band nel 1976. All’epoca Paul non aveva ancora la devozione per il canto bensì preferiva di gran lunga diventare un chitarrista: Norman, il fratello maggiore di Bono, aveva una chitarra e si cimentava a suonare canzoni dei Beatles. Fu lui a insegnare a Bono i primi accordi, facendo così accrescere nel piccolo Paul la curiosità verso lo strumento e la musica pop-rock. A casa Hewson circolava già molta musica, soprattutto lirica, per via della passione del vecchio Bob verso la musica classica italiana. Bono ricorda in vari racconti come suo padre, in preda a euforici scatti di coinvolgimento, brandiva i ferri da maglia della madre per dirigere idealmente l’orchestra. Ma pur avendo questa passione per la musica, Bob non incitò mai il figlio a diventare un musicista, anzi, a volte cercava di impedirglielo abbattendo le intenzioni del piccolo Bono, vietando al figlio di “sognare” per non illudersi.

Un episodio che colpì molto Bono durante la sua adolescenza fu la vendita del pianoforte della nonna, a tal proposito ricorda: “Quando avevo quindici anni, attraversai la fase dell’adolescenza tormentata. Una delle cose che davvero placava il mio spirito era suonare il piano. In realtà non sapevo suonarlo, ma mettevo il piede sul pedale, schiacciavo i tasti e ricordo come la stanza cambiasse forma, perchè la nota produceva intorno a sè una nuvola di riverbero, come dentro a una cattedrale. Ricordo che quelle note gelide alla fine della tastiera mi facevano davvero stare meglio. Credo di essermi molto aggrappato alla musica mentre mi stava esplodendo la testa. Ricordo quando fu venduto il pianoforte di mia nonna. Non c’era spazio in casa, ora che c’erano più nipoti che soldi. Continuavo a chiedere se potevamo tenerlo noi. Sapevo già da allora che c’era della musica in me. E mia madre disse: ‘No, non abbiamo posto in casa’. Risposi: ‘Si che ce l’abbiamo, potremmo…metterlo lì!’. ‘Uffa, smettila!’ Di mia madre mi colpiva il fatto che fosse molto divertente, nel senso che aveva un gran senso dell’umorismo nero, ma non era per niente romantica. Fare musica non aveva alcun riscontro pratico per lei. Cosa lo vuoi suonare a fare ? Per cui non mi lasciarono tenere il piano. Questa cosa mi pesa ancora oggi.

Dopo la morte della madre nel 1976, Bono si chiuse in un guscio ermetico non riuscendo più a relazionarsi con il mondo esterno. Il suo odio superava di gran lunga qualsiasi altro sentimento provasse il suo animo. Un giorno, il 25 Settembre 1976, vide un annuncio per formare una band affisso nella bacheca della Mount Temple School, scuola che frequentava insieme al suo amico Neil McCormick, ma non rispose al volantino su invito proprio di quest’ultimo in quanto il mittente era un certo Larry Mullen, studente del primo anno di liceo, e quindi fu giudicato come “sfigatello”.
Larry, non avendo ricevuto risposta al suo volantino, iniziò a contattare personalmente amici e compagni in modo da spargere la voce e darsi appuntamento nella sua casa al 60 di Rosemount Avenue. La voce giunse nuovamente a Bono che, sempre con la convinzione che fossero ragazzi sfigati, non era intenzionato ad andare all’incontro. Fu però spronato ad andarci dal suo amico Reggie Manuel che credeva veramente nelle capacità di Paul.
Proprio Bono ricorda: “Credeva davvero in me, in un modo che non riesco a capire. Mentre tutti dicevano ‘Dovresti fare il venditore porta a porta’, lui diceva ‘No. Tu sei destinato a fare altro e potrebbe essere questo’. E io dicevo ‘Non posso. E comunque non mi piacerebbe frequentare quelli là. Sono degli sfigati’. E non sarei andato all’appuntamento, perchè ero in una fase di grande timidezza, tipica dell’adolescenza.

Reggie portò Bono all’appuntamento a casa di Larry sulla sua moto. Era l’ottobre del 1976.
A casa di Larry giunsero: Peter Martin, un ragazzo intraprendente che si presentò con un amplificatore per chitarra e la proposta di fare il manager della band; Adam Clayton, che tutti alla Mount Temple conoscevano sia per il suo look particolare (lungo cappotto afgano, capelli ricci ossigenati, occhiali scuri, sigaretta) sia per la sua naturale predisposizione a cacciarsi nei guai (famoso il racconto di quando Adam corse nudo per i corridoi della scuola facendosi sospendere); Dave Evans, un ragazzo schivo, molto intelligente e abile con la sei corde; Dick Evans, fratello di Dave, e anch’egli chitarrista; Ivan McCormick, fratello di Nick, chitarrista scarsino ma possessore di una copia giapponese della Fender Stratocaster e Paul Hewson che si presentò senza chitarra, per via del viaggio in moto, ma si improvvisò cantante. I sette ragazzi si sistemarono nella cucina di casa Mullen. Larry montò la sua batteria in un angolo della stanza e gli altri gli si misero intorno. Dave e Dick portarono una chitarra che si costruirono da soli, era una chitarra gialla che suonava davero male ma era il vanto dei due ragazzi; Adam Clayton aveva un basso imitazione Ibanez e un piccolo amplificatore che non faceva altro che fischiare. Non si suonò granchè quella volta. I ragazzi passarono il più del tempo ad accordare gli strumenti e parlare tra loro. Ebbero però l’occasione di demolire due classici del rock: “Brown Sugar” e “Satisfaction” dei Rolling Stones.

Settimane dopo la band rimase con soli quattro elementi: Larry, Adam, Bono e Dave (divenuto nel frattempo The Edge). La band decise di chiamarsi “Feedback“, nome scelto sia per i lunghi e angoscianti fischi che l’amplificatore di Adam continuava ad emettere, sia per sottolineare la volontà della band di coinvolgere il pubblico.

La prima esibizione del gruppo avvenne nell’autunno 1976 proprio alla Mount Temple School in occasione di un concorso scolastico per giovani band: lo show durò una decina di minuti, giusto il tempo per suonare “Show me the way” di Peter Frampton e “Bye Bye Baby” dei Bay City Rolles. L’esibizione non bastò per vincere, ma la band riuscì a infiammare il pubblico arrivando a impressionare non poco le menti dei ragazzi presenti; Neil McCormick, che assistette alla prima esibizione dei futuri U2, ricorda: “Fu uno spettacolo incredibile. Nessuno di noi aveva mai visto una rock band. I ragazzi urlavano, Bono si dimenava tutt’attorno. Sollevava l’asta del microfono e faceva tutte le mosse, andando avanti e indietro. Non era un grande cantante: lo diventò perchè ne aveva la personalità“.

Fu l’inizio di una delle band più prolifiche e importanti nella storia del rock, non solo dal punto di vista musicale, ma anche dal punto di vista umano e d’amicizia: gli U2 sono l’unica band al mondo a non aver mai subito un cambiamento di formazione dal tardo-1976 ad oggi.

“Volcano”, sesta traccia dell’album, è proprio il racconto della nascita degli U2: dal punto di vista musicale è il brano più spiccatamente “vecchia maniera” con netti riferimenti al sound di “Boy”. Adam Clayton suona il suo basso in maniera vigorosa sin dalla possente introduzione dove ne è protagonista: il suo suono è saturo di compressione risultando corposo e graffiante, martella le note con il plettro per dare l’effetto “metallico” al sound come ben si nota dall’ascolto del disco e costruisce un interessante, quanto semplice, riff portante nel quale Larry batte un tempo preciso e coinvolgente, giocando con le ripartenze sul rullante. Edge, per tutta la lunghezza della prima strofa, si limita a scandire il tempo con il “palm-mute” (ossia tenendo le corde ferme con la mano sinistra e plettrando su esse con la destra) mentre Bono esordisce con “Il mondo sta girando veloce stanotte/puoi ferirti nel tentativo di tenerti/a ciò che sei abituato ad essere/sono davvero così felice che il passato se ne sia andato ?”.

Questi versi fanno riferimento alla crisi identitaria che ebbe Bono subito dopo la morte di sua madre Iris. La morte della sua cara mamma ha gettato in confusione il piccolo Paul – “Il mondo sta girando veloce stanotte” – non riuscendo più a distinguere le cose giuste da quelle sbagliate affidandosi solo alla ragione – “puoi ferirti nel tentativo di tenerti/a ciò che sei abituato ad essere” – e interrogandosi se sia veramente la cosa giusta dimenticare il dolore e lasciarsi tutto alle spalle etichettandolo come ‘passato’ – “sono davvero così felice che il passato se ne sia andato ?”. 

Il pre-ritornello arriva presto durante la canzone, e anche questa è una caratteristica del primo periodo della band. Volcano” è essenzialmente un brano senza fronzoli, non ha bisogno di abbellimenti o giri di parole, deve essere un razzo che squarcia l’animo di un adolescente e ne fa uscire tutta la rabbia e la tristezza. La musica si fa più graffiante: Edge inizia a suonare davvero, con schitarrate che sanno di ferro arrugginito tanto sono grezze e sporche mentre Bono continua cantando “sono stato fuori nella natura selvaggia/sono stato fuori nella notte/sono stato fuori dalla tua mente/vivi qui o è soltanto una vacanza ?” con chiaro riferimento allo stato di smarrimento che stava attraversando in quel periodo. La vita nella Cedarwood Road così violenta e primordiale – “sono stato fuori nella natura selvaggia” – le giornate passate nell’ombra della tristezza e della rabbia identificate come una notte perenne – “sono stato fuori nella notte” – l’apparente indifferenza del padre Bob, e di tutte quelle persone a cui non sembrava fregare nulla della condizione nel quale versava la mente del piccolo Bono – sono stato fuori dalla tua mente – e, infine, la domanda finale che Bono si pone “vivi qui o è soltanto una vacanza ?” racchiudendo in questo quesito il suo stesso destino. La condizione in cui versava Paul era una gabbia nel quale era costretto a vivere per sempre? La Cedarwood Road era veramente il suo futuro? O tutto questo era solo un periodo di transizione, una vacanza, che una volta finito potesse segnare il ritorno alla libertà spirituale tanto voluta ?

Il ritornello esplode letteralmente in una melodia vocale alquanto particolare e neanche semplice da modulare. Edge adotta una tecnica che utilizzava spesso nei primi album, accompagnando la musica con una linea di chitarra totalmente costruita su singole note, ripetute da veloci plettrate. Adam è ancora pesante sul basso e ricorda la cattiveria delle sue linee melodiche dei primi U2 post-punk mentre Larry ci da dentro sul rullante come ai vecchi tempi. Bono intona “Vulcano, non vorresti, non vorresti sapere/Vulcano/qualcosa in te vuole soffiare/Vulcano/non vorresti, non vorresti sapere” ed è la descrizione perfetta per la rabbia che ribolle dentro il suo animo, come magma incandescente, pronto a esplodere come un vulcano da un momento all’altro alla prima buona occasione. Il verso “non vorresti, non vorresti sapere” è la negazione della realtà: immaginate un ragazzo in fase adolescenziale che viene catapultato in un mondo senza madre, con un padre severo, che vive in una strada non certo accogliente e un futuro incerto. Tutto racchiuso nell’Irlanda degli anni ’70 squarciata dagli attentati dell’IRA. Non si può far altro che negare l’evidenza, ma Bono non ci riesce. Non lo accetta.

Il bridge ha una sorta di “inviluppo”, che risucchia il ritmo sostenuto e crea un’atmosfera leggiadra con un coro femminile che ricorda moltissimo quelli intonati dalle “Coconuts” nell’album “War”. Bono, qui, canta proprio della sua solitudine “Tu eri da solo“, ma dice anche che “ora non sei da solo” e ciò è dovuto proprio ad un avvenimento importante che gli ha permesso di uscire dal suo guscio e di far esplodere quel vulcano di emozioni.

L’apice della canzone arriva proprio adesso, con Edge che tesse un riff alla Led Zeppelin estrapolato da un’altra loro canzone mai incisa in studio “Glastonbury”: “SEI ROCK’N’ROLL/VOI E IO SIAMO ROCK’N’ROLL/SEI ROCK’N’ROLL /VOI E IO SIAMO ROCK’N’ROLL“. E’ chiaro a chi stia riferendo Bono con quelle parole, proprio a quei 3 ragazzi che tutt’ora sono al suo fianco. Edge. Adam. Larry. Loro quattro insieme, uniti in una band dal nome evocativo, gli U2, ha dato finalmente a Bono la forza e la grinta di far esplodere quel vulcano che ribolliva dentro sè, scatenando una rabbia che si fa versi, parole, acuti, urla, gemiti e lacrime. Ed è proprio l’essenza degli U2: dietro questa band c’è la vita. E’ nata da istinti primordiali. Primo fra tutti quello della sopravvivenza, e quando Bono canta lo si sente perfettamente.

“Volcano”, da molti reputata l’anello debole dell’album, è l’essenza stessa dei quattro ragazzi di Dublino. Nel suo ritmo trascinante, nel suo pulsare, nella sua cattiveria è il cuore della speranza e di quei sogni che non hanno mai ceduto davanti a nulla. Rappresenta come l’amicizia possa davvero unire le persone e costruire qualcosa di grande. Dimostra come le rockstar non vengono da altri pianeti, che non sono migliori di noi, che non stanno su un palco perchè valgono più di noi: ci sono rockstar che vengono dalla Cedarwood Road e che non lo dimenticano; ci sono rockstar che a ogni concerto cercano il contatto del pubblico ad ogni costo perchè loro stessi sono il pubblico; ci sono rockstar che si battono per i diritti degli emarginati, dei disadattati perchè sanno cosa significa vivere in quei posti.

Ci sono rockstar che vengono criticate per il loro impegno, per la loro devozione, per migliorare le cose. Ma queste sono le stesse rockstar che ci dicono “Vuoi sognare, allora sogna forte. Non lasciare che i bastardi ti schiaccino“.
Tutti possiamo fuggire dalla “nostra” Cedarwood Road.

“Vulcano”

“Il mondo sta girando veloce stanotte
puoi ferirti nel tentativo di tenerti
a ciò che sei abituato ad essere
sono davvero così felice che il passato se ne sia andato ?
sono stato fuori nella natura selvaggia
sono stato fuori nella notte
sono stato fuori dalla tua mente
vivi qui o è soltanto una vacanza ?

Vulcano, non vorresti, non vorresti sapere.
Vulcano
qualcosa in te vuole soffiare
Vulcano
non vorresti, non vorresti sapere

I tuoi occhi erano come luci d’atterraggio
erano sempre stati del blu più chiaro
ora non vedi più così bene
il futuro ti atterrerà addosso

Sono stato fuori nella natura selvaggia
sono stato fuori nella notte
sono stato fuori dalla tua mente
vivi qui o è soltanto una vacanza ?

Vulcano, non vorresti, non vorresti sapere.
Vulcano
qualcosa in te vuole soffiare
Vulcano
non vorresti, non vorresti sapere
Sei su un pezzo di terreno sopra un vulcano

Tu eri da solo,
ora non sei da solo
eri da solo
ma ora
SEI ROCK’N’ROLL
VOI E IO SIAMO ROCK’N’ROLL
SEI ROCK’N’ROLL
VOI E IO SIAMO ROCK’N’ROLL

Vulcano, non vorresti, non vorresti sapere.
Vulcano
qualcosa in te vuole soffiare
Vulcano
non vorresti, non vorresti sapere
Sei su un pezzo di terreno sopra un vulcano”

Lyrics by: Bono and The Edge
Music by: U2
Produced by: Declan Gaffney

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