Atto VIII: “Cedarwood Road”

“A volte la paura è l’unico posto
Che possiamo chiamare casa
[Cedarwood Road]

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La nostra casa era al numero 10 di Cedarwood Road: una casa di dimensioni normali, medio borghese, con tre stanze e un garage. Io dormivo in uno stanzino piccolo quanto una credenza. Dietro la casa c’erano campi e alberi, incredibile. Si poteva uscire, arrampicarsi sugli alberi e rimanerci il giorno intero, scomparendo nella foresta. Ricordo che avevo un pò paura, perchè c’erano delle bande di ragazzi che vagavano per i campi e se ti prendevano, come a volte capitava, ti picchiavano a sangue, minacciavano di impiccarti o più in generale ti terrorizzavano. Poi gli alberi furono tagliati per costruire le cosiddette sette torri, i Ballymun Flats. Quando canti delle canzoni, la gente pensa che tu sia come quello che canti. Invece personaggi come Gandhi e Martin Luther King mi attraggono proprio perchè ero il loro esatto opposto. Ero il ragazzo che non porgeva l’altra guancia, ma non mi è mai piaciuta la violenza. Mai.
[Bono]

Cedarwood Road si presenta, alle orecchie dell’ascoltatore, come la traccia più dura di Son gs of Innocence con un sapore vagamente celtico a partire proprio dal riff iniziale. Dedicata all’amico d’infanzia Guggi, il brano è ancora una volta un viaggio nella difficile adolescenza del cantante dove l’amicizia si è dimostrata più forte di qualsiasi altra cosa.

La canzone è un filmino in bianco e nero girato in 8mm, neo-realismo allo stato puro. Non ci sono effetti speciali ad abbellire la scenografia, nessun sentimentalismo, la fotografia è scarna con contrasti che prediligono l’ombra alla luce. La pellicola è rovinata dal tempo. Il sonoro è lontano, ovattato, ma vivo.

Siamo tutti invitati alla proiezione, i biglietti, in omaggio, sono stati spediti direttamente a casa nostra. Prendiamo posto in una saletta molto intima, poche persone, quelle giuste. Le luci si spengono e lo spettacolo inizia. Si ha quasi la sensazione di entrare in un luogo sacro, in punta di piedi ci muoviamo dentro questo “tempio” di ricordi cercando di non turbare l’ambiente. E’ esattamente quello che vuole il regista: ci ha invitati nella sua vita, ha spalancato parte del suo animo – quello più tormentato – per mostrarci le sue origini e per ricordare, a tutti quelli che lo hanno dimenticato, che lui non è sempre stato una star, bensì un ragazzo della middle-class, molto solitario. Un ragazzo normale.

La proiezione inizia con una melodia dal sapore irlandese, una sigla d’apertura che evoca atmosfere celtiche d’altri tempi, una marcia malinconica che introduce subito l’ambientazione del filmino: la Cedarwood Road. La colonna sonora si fa dura – Edge ci da dentro sul mi-basso della sua sei corde – e questo suono grezzo e potente accompagna una rissa di strada tra ragazzi: le inquadrature sono veloci, la zuffa violenta, molti adolescenti sanguinano mentre altri stanno a guardare increduli. La polvere dell’asfalto copre ogni cosa. Tra questi ragazzi troviamo il protagonista: un ragazzino lentigginoso, capelli rossicci, lisci sulla fronte e grandi occhi azzurri. Fa a botte anche lui ma controvoglia. E’ necessario. Si vive così sulla Cedarwood Road, la via dove egli abita.

“Le torri ospitavano alcune bande molto violente, per cui, sebbene vivessimo in una bella stradina, avevamo quartieri piuttosto violenti da entrambi i lati: West Finglas da una parte e Ballymun dall’altra. Era come trovarsi tra cowboy e indiani. A volte camminavi lungo la strada e qualche banda che passava di lì ti diceva: “Da dove vieni ?”. Oh cazzo, pensavi, questi qui saranno di Finglas o di Ballymun ? Se sbagliavi risposta scattava la violenza. Così siamo dovuti diventare bravi quanto a violenza, io e il mio amico Guggi.
Le risse per strada erano all’ordine del giorno. Ricordo una volta che raccolsi un cestino della spazzatura durante una rissa e pensai: “E’ pazzesco. Davvero picchierò qualcuno con questo coso?” E proprio in quel momento un teppista mi venne addosso con una spranga di ferro in mano, cercando di spaccarmi la testa. Usai il coperchio per proteggermi. Sarei morto stecchito se non lo avessi avuto.”
[Bono]

La situazione si calma e la canzone si “accuccia” su un tappeto di malinconia “Correvo lungo la strada/La paura era tutto ciò che conoscevo/Cercavo un’anima che fosse reale“, un connubio perfetto tra la realtà emotiva (ciò che prova Bono scrivendo il brano) e il flashback narrativo (ciò che visse in passato) che crea uno scenario tremendamente angosciante. Tutta la canzone è attraversata da una doppia personalità: bambino/uomo, innocenza/esperienza, dolore/redenzione ma anche giovinezza/vecchiaia, spensieratezza/nostalgia, rabbia/arresa.

Esattamente come Ali, che salverà Bono dalla crisi del 1976, Guggi – Derek Rowen all’anagrafe – fratello maggiore di Peter Rowen, diede al piccolo Paul il primo appiglio a cui aggrapparsi, lo scoglio su cui rifugiarsi dalla tempesta – in “Lemon” Bono canterà “E mi sento/Come se stessi lentamente scivolando sotto/E mi sento/Come se mi stessi aggrappando al nulla” che descrive perfettamente lo stato di smarrimento dopo la morte della madre Iris. L’incontro con Guggi, viene raccontato così “Cercavo un’anima che fosse reale/E poi mi sono imbattuto in te” e si tratta di versi molto spontanei, direi quasi “amorevoli”, che fanno capire perfettamente come l’amicizia di questi due ragazzi sia stata la chiave per sbloccare non solo il meccanismo che teneva in ostaggio il cuore di Bono, ma anche la forza che riuscì a scardinare l’angoscia. E fu davvero così perché, insieme all’amore di Ali, quest’amicizia profonda riuscì a smuovere tutta la rabbia del piccolo Paul e tramutarla in coraggio di vivere, tenacia, ma soprattutto in quei sogni che gli permisero di cambiare il suo mondo.

Prima dell’albero di Giosuè, un altro albero fu elevato a simbolo: il Joshua Tree, nel 1987, sarà, il simbolo della spiritualità, della contraddizione dell’America, della Fede sul dolore. Il ciliegio, invece, qui funge da simbolo dell’amicizia, della Luce, della via d’uscita, della dolce arresa. “E quel ciliegio in fiore/Era la via per il sole” canta Bono mentre la proiezione scorre davanti ai nostri occhi. Come scrissi in Iris (Hold Me Close), dopo la morte di sua madre, Bono non fece altro che pellegrinare su e giù nella Cedarwood Road, da una casa all’altra, da un amico ad un altro, in cerca d’affetto e conforto. La casa di Guggi aveva un giardino all’ingresso e proprio lì era piantato un grande ciliegio che, con la bella stagione, si riempiva di bellissimi fiori rosa. Per Bono quell’albero rappresentava l’entrata nella salvezza, era l’insegna luminosa del suo rifugio. Sapeva che lì poteva svuotarsi dal dolore tutte le volte che ne avesse bisogno poiché “Un’amicizia una volta vinta/E’ vinta… è unica“.

Il filmino inizia a tingersi con toni più cupi, la colonna sonora scende ancor più nel profondo giungendo nel punto più basso dell’animo umano “Scendendo lungo la strada come un sonnambulo/Non riesco a svegliarmi da questi sogni/Perché non è mai morto è ancora nella mia testa“. Come fa un bambino, un figlio, a dimenticare la madre? Può mai dimenticare il dolore della sua perdita? Può mai dormire “come un bambino stanotte” ?

Iris rivive nei sogni di Bono tormentando la sua mente e la sua anima, trasformandolo quasi in un sonnambulo che vaga senza meta alla ricerca di qualcosa che non sa identificare. Ma la confessione più sconvolgente del cantante è che quei sogni non sono mai andati via del tutto: ci convive da allora con un dolore, sì attenuato, ma mai scomparso “Era un campo di battaglia quando ero un ragazzo/Sono ancora in piedi su quella strada/Ho ancora bisogno di un nemico“.

La Cedarwood Road è la rappresentazione reale dei sentimenti tormentati dove Bono non ha mai smesso di lottare, di correre, di piangere e urlare. Un luogo infestato dai fantasmi della sua mente, fantasmi che non si possono colpire, e a volte, neanche vedere “I peggiori [sono] quelli che non riesco a vedere“. Impressionante inoltre come tutto si riallacci ad un verso di “Acrobat” dove si dice “Lo so che attaccheresti/Se solo sapessi chi colpire“.

“Non è un segreto che un amico è qualcuno che ti permette di aiutarlo” canterà la Mosca nel 1991. E qui ritroviamo lo stesso concetto. Bono permette solamente a Guggi di alleviare le sue pene. Ciò viene descritto perfettamente nel verso “Se la porta è aperta non è furto”: Paul sapeva perfettamente che Guggi lo avrebbe aiutato in qualsiasi momento, indipendentemente dalla situazione; questo perché erano amici già da molto tempo e Bono, fidandosi profondamente, sapeva che poteva attingere a tutta la protezione e la sicurezza che trovava in casa Rowan senza considerarlo un “furto”.

Da qui in poi la canzone inizia a salire, le parole si fanno veloci e la musica corposa. Bono sembra quasi recitare versi di un libro che parla di dannazione e redenzione “Non puoi tornare in un luogo che non hai mai lasciato/Fiori cadono da un albero e coprono te e coprono me/Simboli si scontrano, bibbie si sfasciano/Dipingi il mondo che hai bisogno di vedere/A volte la paura è l’unico posto che possiamo chiamare casa” è la consapevolezza che non riuscirà mai a strappare il marchio di quei luoghi dalla sua pelle. La paura che provò da adolescente fu, non solo la sua disperazione, ma anche la sua dimora (quella in cui non si riesce a dormire) e per quanto lui odia ammetterlo è ciò che lo ha plasmato.

Non ha mai lasciato quei luoghi e questo Bono lo ha sempre saputo. A dimostrazione di ciò provate a leggere questi versi tratti da Deep In The Heart del 1987: “Il profumo di cedro/Riesco ancora a vederla/Non puoi ritornare in un posto che non hai mai lasciato” è palese che non ha mai dimenticato le sue origini, ma non lo ha mai accettato sino in fondo, quel dolore era ancora troppo vivo, difficile da accettare.

In Cedarwood Road, invece, abbiamo un uomo maturo che sa cogliere le sfumature del suo animo, ha imparato ad analizzare con occhi distaccati le sue sensazioni, e si accorge che la Cedarwood Road non raffigura solo la sua rabbia ma anche la sua essenza. Il verso del ritornello “La ferita che nascondi e la gioia che tieni stretta” è palesemente frutto di una redenzione, di un mutamento di pensiero durante gli anni. Il cantante è riuscito a tramutare il dolore in gioia, i ricordi dolorosi in ricordi affettivi, le ferite in cicatrici da portarsi dietro con orgoglio; e la voglia di evadere, di fuggire, che provava da adolescente “Zona nord appena oltre il fiume rispetto alla zona sud/E’ molto lontano da qui“, con un netto richiamo ancora una volta a North and South of the River, adesso si trasforma in quello “stupido orgoglio che ti rimanda indietro per avere di più” perchè il cuore ti riporta sempre a casa. Perché qualsiasi cosa tu abbia provato, quella è casa tua. Sei tu.

Il pathos della canzone giunge ad un climax esplosivo. Bono si lascia completamente andare in una rivelazione che gli è costata anni e anni di dolore e tormenti: “Ed un cuore che è spezzato/E’ un cuore che è aperto” segno che è giunto ad un punto della sua vita in cui riesce a guardare al suo passato con più pacatezza. Il suo cuore ha sofferto molto e ciò vuol dire che ha vissuto davvero. Un verso molto simile lo ritroviamo in “One step closer” del 2004 “Beh il cuore che fa male/E’ un cuore che batte” canzone, ancora una volta, legata al suo passato e ai suoi genitori, nello specifico al padre Bob.

Il filmino infine sfuma nel silenzio. Nei nostri occhi rimangono le immagini di un viaggio emotivamente impegnativo. Abbiamo assistito a qualcosa di eccezionale. Questo lo si avvertiva già durante lo spettacolo, ma adesso, tale sensazione, si fonde con un vuoto interiore. E’ come se tutti quanti fossimo tornati a casa dopo tanto tempo, a risentir l’odor d’infanzia.

Cedarwood Road è una sorta di ritorno a casa. Ma non è un felice ritorno a casa: è un ritorno a casa silenzioso, sacro, malinconico. E’ un ritorno a casa fatto di dolore ma anche di tanta poesia.

“Cedarwood Road”

Correvo lungo la strada
La paura era tutto ciò che conoscevo
Cercavo un’anima che fosse reale
E poi mi sono imbattuto in te
E quel ciliegio in fiore
Era la via per il sole
Un’amicizia una volta vinta
E’ vinta… è unica

Zona nord appena oltre il fiume rispetto alla zona sud
E’ molto lontano da qui
Tutto il verde e tutto l’oro
La ferita che nascondi, la felicitа che tieni stretta
Lo stupido orgoglio che ti tiene fuori dalla porta
Su a Cedarwood Road, a Cedarwood Road

Scendendo lungo la strada come un sonnambulo
Non riesco a svegliarmi da questi sogni
Perchè non è mai morto è ancora nella mia testa
Era un campo di battaglia quando ero un ragazzo
Sono ancora in piedi su quella strada
Ho ancora bisogno di un nemico
I peggiori [sono] quelli che non riesco a vedere
Tu puoi… tu puoi

Zona nord appena oltre il fiume rispetto alla zona sud
E’ molto lontano da qui
Tutto il verde e tutto l’oro
La ferita che nascondi e la gioia che tieni stretta
Lo stupido orgoglio che ti rimanda indietro per avere di più
Su a Cedarwood Road, a Cedarwood Road

Se la porta è aperta non è furto
Non puoi tornare in un luogo che non hai mai lasciato
Fiori cadono da un albero e coprono te e coprono me
Simboli si scontrano, bibbie si sfasciano
Dipingi il mondo che hai bisogno di vedere
A volte la paura и l’unico posto che possiamo chiamare casa

UN CUORE [CHE E’] ROTTO
E’ UN CUORE [CHE E’] APERTO

Words by: Bono and The Edge
Music by: U2
Produced by: Danger Mouse and Paul Epworth

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Da sinistra: Adam Clayton, Guggi, Bono e The Edge [12 Febbraio 1979]

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