Atto X: “This is where you can reach me now”

Nell’immagine di testata: I Clash – Paul Simonon, Joe Strummer, Mick Jones e Nick Headon

“Veniamo da un posto antico
Oltre ciò che possiamo vedere
Siamo venuti per colonizzare la tua notte
E rubare la tua poesia”
[This is where you can reach me now]

Clash. Una parola semplice, breve, solo cinque lettere, suono tagliente ed onomatopeico. Se traducessimo questa parola, dizionario alla mano, vedremo che può assumere svariati significati: scontro, disaccordo, combattimento, conflitto, fare a pugni, stonare, cozzare, stridere; come può, una parola così piccola, esprimere una potenza e una rabbia così grande?

Era il 1976, anno difficile. Il mondo attraversava già da diversi anni una profonda crisi economica. La guerra fredda era ancora la spada di Damocle che teneva in scacco l’intera umanità, il petrolio era diventato un’arma potente nelle mani dei paesi arabi (capaci di tener in pugno gli Stati Uniti), i movimenti studenteschi e le rivolte razziali facevano presagire il ritorno del ’68 e dalla Gran Bretagna arrivava un nuovo movimento musicale, il punk.

Il termine punk, in origine, veniva usato dai critici musicali per indicare le garage-band ed il loro pubblico. La moda punk, sin da subito, aveva sviluppato delle caratteristiche che di certo non l’avrebbero fatta passare inosservata: vestiti di pelle borchiati, calze a rete strappate, capelli modellati nelle forme più disparate, scarponi militari, piercing al volto, trucco pesante e, soprattutto, la pratica dei suoi sostenitori di pogare ai concerti.

Era una forma inedita di rivolta giovanile, la nuova “politica” che muoveva le teste e le menti degli adolescenti ma che, a differenza degli anni ’60 – dove gli hippies adottarono l’ideale del “pace e amore” riunendosi in grandi concerti per evadere e sballare – qui tutto prende la forma della lotta al sistema. I concerti punk erano veri e propri ‘colpi di stato’ combattuti in cantine umide e locali stipati di gente: si abbattevano i pregiudizi, si andava contro i politici, si urlava addosso alle ingiustizie, si cercava l’integrazione tra le razze. Il motto era “O sei col punk o sei contro il punk“. Non c’erano vie di mezzo.

Anche nelle sue caratteristiche musicali, il punk era controcorrente: era l’opposto del virtuosismo rock, agli assoli interminabili dei ‘guitar hero’ si contrapponeva la velocità dei brani dominati da aggressivi accordi di quinta; non era importante essere un bravo musicista, l’importante era centrare il problema – ecco il punto cruciale – centrare il problema e demolirlo.

I Clash esordirono sulla scena musicale durante la cossiddetta “prima ondata” del punk. Siamo tra il 1976 e il 1977. I quattro componenti del gruppo – Mick Jones, Paul Simonon, Nick Headon e Joe Strummer – non avevano l’aria di esperti musicisti ma sapevano catturare l’attenzione con un mix esplosivo di testi politicamente impegnati e una padronanza del palcoscenico fuori dal comune. Il nome del gruppo, come ricorda Mick Jones, fu scelto perchè Clash era la parola che appariva più volte sui giornali dell’epoca, e ben si sposava con l’ideale seguito dal gruppo: devoto a svegliare le coscienze e a far luce su aspetti poco chiari della società, andando a scontrarsi, appunto, con il potere dei ricchi e dei politici.

A differenza dell’altro gruppo-fondatore del movimento punk – i Sex Pistols – i Clash avevano una base solida, uno slogan da portare avanti: se da una parte il gruppo di John Lydon incitava alla rivolta violenta, mettendo in risalto la loro natura anarchica e votata al disordine, dall’altra i Clash, con le loro canzoni, “armavano” i giovani con i valori della lotta culturale.

Joe Strummer (letteralmente Joe “lo strimpellatore”) divenne una vera e propria icona per le migliaia di adolescenti che assistevano ai suoi concerti: i suoi testi avevano la capacità di trasmettere un messaggio complesso in pochissimi versi a rima baciata, ma non solo, il suo carisma trasformava il pubblico in un “elettorato punk” dove i fans si radunavano per ascoltare “il comizio” del loro leader e per condividerne le idee a suon di schitarrate. Lo stesso Strummer disse “Scrivo canzoni di protesta, quindi sono un cantante folk. Un cantante folk con la chitarra elettrica“.

Bono – all’epoca poco più che diciassettenne – assistette ad un concerto dei Clash in una delle sue prime esperienze da spettatore: l’atmosfera del locale, la tensione emotiva che si venne a creare, la violenza e la prepotenza della musica dei Clash segnarono tanto profondamente Bono a tal punto da vedere in Strummer un riferimento non solo musicale, ma anche, e soprattutto, intellettuale. In questo video Bono ricorda proprio il concerto al Trinity College:

Dopo il successo del doppio album “London Calling“, i Clash – alla fine del 1980 – fecero uscire un triplo album dal titolo “Sandinista!“. L’album descriveva la difficile situazione in Nicaragua derivante dalla lotta anti-imperialista del movimento rivoluzionario “Fronte sandinista di liberazione nazionale” che si batteva per scacciare il dittatore politico Anastasio Somoza Debayle. I Clash decisero di raccontare tale situazione poichè i giornali e i telegiornali omettevano, di proposito, le notizie che provenivano dal Nicaragua poichè gli USA erano contrari al movimento rivoluzionario (di stampo marxista).
Il gruppo di Strummer con l’album “Sandinista!” divenne un vero “veicolo politico”, capace di scavalcare i mass-media ed informare i loro sostenitori con notizie e fatti politici occultati dai grandi potenti del mondo.

I Clash sono quindi un importante riferimento, non solo per Bono, ma anche per gli altri membri degli U2. Soprattutto con l’album “War” le sonorità della band irlandese si rifanno palesemente ai Clash, adottando il cossiddetto “combat rock” ossia un genere musicale totalmente indirizzato alla lotta politica ed ideologica (tutti ricorderanno la bandiera bianca sventolata da Bono, simbolo di pace e di non appartenenza a nessuna nazione).

This is where you can’t reach me now” descrive proprio l’importanza di Strummer (e ovviamente dei Clash) per la crescita degli U2. La canzone riprende le sonorità del gruppo inglese traslandole però nelle tipiche melodie del gruppo irlandese. Adam Clayton batte il tempo con note scandite e ritmate che danno al brano un carattere militaresco, Larry, a sua volta, lo accompagna con un ritmo semplice ma sostenuto. La differenza, al solito, la fa Edge che, riprendendo le ritmiche di Mick Jones, va a creare un’inedita ritmica funk con l’uso sapiente del wha.

Bono canta “Veniamo da un posto antico/Oltre ciò che possiamo vedere/Siamo venuti per colonizzare la tua notte/E rubare la tua poesia”, sono versi che sanno quasi di giustificazione, una sorta di perdono. Ma quale sarebbe la colpa? La colpa starebbe nell’aver rubato la poesia di Strummer per poterla poi utilizzare nelle canzoni degli U2. Bono si rivolge a Strummer da fan, come se fosse ancora il ragazzino che assistette al concerto dei Clash, e spiega i motivi del suo gesto “Veniamo da un posto antico/Oltre ciò che possiamo vedere” la Dublino degli anni ’70, da dove vengono gli U2, è un posto con una storia troppo radicata nel tempo per poter essere compresa da semplici adolescenti (potrebbe riferirsi alle lotte di religione tra cattolici e protestanti) e devono servirsi della poesia “adulta” appresa da Joe per poter descrivere ciò che i loro occhi innocenti non possono ancora vedere (e capire).

La seconda strofa ricalca la prima per quanto riguarda la parte musicale ma ha un interessante sviluppo a livello lirico “Il mio vecchio lo sa che non ascolto mai/Così come potrei avere qualcosa da dire?/Il mio vecchio lo sa come imbrogliare l’ambizione/Non perdi se non giochi“. Assistiamo ad una descrizione caratteriale di Bono e di suo padre Bob: i primi due versi sono un’autocritica dove Bono ammette che da giovane non sapeva ascoltare nessun parere altrui (e conseguentemente non aveva nulla da dire poichè non elaborava la realtà che lo circondava), gli ultimi due versi, invece, sono una critica al padre Bob che, come descrissi in Volcano, aveva un carattere arrendevole sia verso se stesso, rifiutandosi di mettersi in gioco (pur avendo ambizione), sia verso il figlio Paul impedendogli di sognare per non illudersi. Strummer diede al piccolo Bono il coraggio di mettersi in gioco, facendogli capire che “Non perdi se non giochi“.

I versi appena descritti vanno a contrapporsi con i seguenti “Il mio vecchio dice che non ascoltiamo mai/Gridiamo cose che non conosciamo/Stiamo prendendo il sentiero di maggiore resistenza/L’unico modo per noi di andarsene” dove la classe borghese (identificata dal padre di famiglia) rimprovera ai figli – le nuove generazioni – di propagandare idee e critiche su questioni che non conoscono. Ma i Clash diedero ai giovani U2 una scappatoia, “la resistenza” – termine derivante dalla resistenza politica – che qui viene usato con un significato più ideale: io resisto alla realtà, il mio scopo è resistere ai potenti, le mie idee non devono piegarsi al conformismo bensì aprire uno spiraglio di luce e fuggire dalla routine.

Ecco, quindi, perchè gli U2 si rivolgono a Strummer con il soprannome di “Soldato”, perchè egli era un soldato armato di chitarra elettrica, i suoi proettili erano le parole, le sue bombe i suoi accordi veloci e i suoi fans erano le reclute: piccoli “soldati” che andavano per il mondo pronti a resistere al sistema.

“Quando tutto si faceva incasinato”, riprendendo un verso da Ultraviolet, un “1, 2, 3, 4, era abbastanza” dove quest’ultimo verso riprende l’essenza del punk: per chi ascolta abitualmente i Ramones, ricorderà sicuramente in che modo richiamavano l’attacco delle canzoni nei concerti, urlando “One, two, three, four“. E’ un grido di battaglia, l’inizio di quel ‘colpo di stato’ accennato in precedenza. Appena nell’aria si alzava quel “1,2,3,4” tutti sapevano che era tempo di combattere, e gli U2 ne hanno voluto rimarcare l’importanza, sottolineando come fossero quei semplici quattro numeri urlati con rabbia a far accendere le passioni assopite dalla difficile realtà irlandese.

La canzone termina con queste parole “Questo è il posto/Questa è la stagione/Qui è dove puoi trovarmi ora/Questo è il posto/Questo è il numero/Qui è dove puoi trovarmi ora” un saluto ‘militare’ dinanzi a Strummer. Gli U2 hanno preso consapevolezza che adesso è l’ora di combattere, che questo è il posto giusto, che qui – sul campo di battaglia – è dove puoi trovare questi quattro ragazzi irlandesi. Bono, The Edge, Adam e Larry hanno preso lo scettro dei Clash e hanno portato avanti le loro battaglie.

Soldati armati di poesia e chitarre, soldati senza divise ma vestiti di rabbia e valori, soldati dai lunghi capelli per contrapporsi alla disciplina militare, soldati che sfidano i potenti anzicchè essere i loro burattini. Soldati che portano vita e non morte.

Strummer morì, per un attacco cardiaco, nel 2002 lasciandoci in eredità le sue canzoni, le sue idee e le sue memorabili battaglie. Se ci fosse un modo giusto per ricordarlo, abbracciando tutta la sua filosofia, credo che queste sue parole siano l’ideale:

E ora vorrei dire che la gente può cambiare qualsiasi cosa se vuole, e intendo qualsiasi cosa al mondo. La gente corre, segue i suoi piccoli binari. Io sono uno di loro.
Ma dobbiamo smettere tutti di seguire i nostri miseri binari. La gente può fare qualsiasi cosa. E’ una cosa che sto iniziando a imparare. La gente là fuori si fa del male a vicenda. E’ perchè è stata disumanizzata. E’ ora di riportare al centro l’umanità e di seguirla per un pò.
L’avidità non porta da nessuna parte. Dovrebbero scriverlo su un grande cartellone a Times Square.
Senza gli altri non siamo niente.

[Joe Stummer 1952 – 2002]

“Qui è dove puoi trovarmi ora”

Per Joe Strummer

Soldato soldato
Abbiamo firmato via le nostre vite
Resa totale
L’unica arma che conosciamo
Soldato soldato
Sapevamo che il mondo non sarebbe più stato lo stesso
Soldato qui è dove puoi trovarmi ora

Veniamo da un posto antico
Oltre ciò che possiamo vedere
Siamo venuti per colonizzare la tua notte
E rubare la tua poesia

Il mio vecchio lo sa che non ascolto mai
Così come potrei avere qualcosa da dire?
Il mio vecchio lo sa come imbrogliare l’ambizione
Non perdi se non giochi

1, 2, 3, 4, era abbastanza

Soldato soldato
Abbiamo firmato via le nostre vite
Resa totale
L’unica arma che conosciamo
Soldato soldato
Sapevamo che il mondo non sarebbe più stato lo stesso
Soldato qui è dove puoi trovarmi ora

In un bus a due piani
A College Square
Se non ci lasci entrare nel tuo mondo
Il tuo mondo semplicemente non è là

Il mio vecchio dice che non ascoltiamo mai
Gridiamo cose che non conosciamo
Stiamo prendendo il sentiero di maggiore resistenza
L’unico modo di andarsene per noi

Un 2, 3, 4, era abbastanza

Soldato soldato
Abbiamo firmato via le nostre vite
Resa totale
L’unica arma che conosciamo
Soldato soldato
Sapevamo che il mondo non sarebbe più stato lo stesso
Soldato qui è dove puoi trovarmi ora

Questo è il posto
Questa è la stagione
Qui è dove puoi trovarmi ora
Questo è il posto
Questo è il numero
Qui è dove puoi trovarmi ora

Words by:  Bono and The Edge
Music by: U2
Produced by: Danger Mouse

Gli estratti sono presi dal documentario “Joe Strummer – Il futuro non è scritto”

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