Atto XI: “The Troubles”

Nell’immagine di testata: esponenti della pIRA a Belfast negli anni ’70

“Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun altro ha preso il controllo”
[The Troubles]

Come descritto nel precedente articolo su Raised by wolves, gli U2 – per la prima volta dal 1997, escludendo la piccola parentesi di Peace on Earth – tornano a parlare del problema che ha afflitto l’Irlanda del Nord: la guerra civile per l’indipendenza dall’Inghilterra.

I moti terroristici – denominati appunto Troubles – si sono protratti dalla fine degli anni ’60 sino alla fine degli anni ’90 (con l’attentato di Omagh). Per capire meglio il quadro generale del conflitto, e soprattutto, per meglio intendere in quale contesto si inquadra la canzone in questione, dobbiamo partire dal 1969. Quest’ultimo è un anno cruciale nella storia del conflitto nord-irlandese poichè l’IRA (Irish Republican Army) si scinde al suo interno in due tronconi: da una parte l’Official IRA (il gruppo “storico” che dopo il cessate-il-fuoco del 1972 avrà un ruolo molto marginale) e la Provisional IRA (PIRA – gruppo radicale che mise in discussione la leadership dell’Official IRA per via della sua tendenza al socialismo, e per l’inadeguatezza mostrata nella difesa dei quartieri cattolici di Belfast dagli attacchi degli estremisti protestanti, soprattutto UFF).

La Provisional IRA adottò da subito una “strategia della tensione”contro l’esercito britannico – attaccandolo quotidianamente – e contro i cosiddetti “obiettivi economici”: pub, banche, industrie venivano fatte saltare in aria, a cadenza regolare, provocando numerose vittime civili. Inoltre iniziò un vasto reclutamento che gonfiò a dismisura le sue file, a causa anche dei numerosi attacchi dell’UFF (Ulster Freedom Fighter) e dell’UVF (Ulster Volunteer Force) ai danni dei cittadini cattolici.

Il conflitto si estese a ritmi vertiginosi: tutta la zona di Belfast, di Derry e del South Armagh divenne il territorio più militarizzato dell’Europa dell’Ovest. Gli scontri armati erano all’ordine del giorno con i cittadini che si ritrovavano a passeggiare tra i volontari della PIRA mentre ingaggiavano sparatorie contro l’esercito britannico o contro le fazioni protestanti avversarie.

Si giunge così al 1972, l’anno più cruento e sanguinoso dei Troubles (475 vittime): il 30 Gennaio 1972, a Derry, durante una marcia per i diritti civili, i paracadutisti dell’esercito britannico spararono sulla folla uccidendo 14 persone in quella che passerà alla storia come “Bloody Sunday“. Tale fatto portò ad un’ondata di reclutamento senza precedenti tra le file della PIRA che intensificò gli attentati dinamitardi e che, a sua volta, portarono rastrellamenti sempre più violenti da parte dell’esercito britannico ai danni dei cittadini cattolici, accusati di favorire la PIRA. Vicenda oscura e agghiacciante quella dei “Shankill Butchers” (i macellai di Shankill) esponenti dell’UVF che rapivano i cittadini cattolici al fine di torturarli e mutilarli, per poi ucciderli tagliando loro la gola.

Female IRA fighter, 1970s
Una ragazza appartenente alla PIRA spara per le vie di Belfast negli anni ’70

La situazione divenne caotica, Belfast (e tutta l’Irlanda del Nord) era fuori controllo. Si arrivò, nel 1975, ad un accordo tra i dirigenti della PIRA e i politici britannici che partorì una tregua momentanea, destinata però a durare pochissimo. La PIRA si riorganizzò adottando una struttura a “cellula” in modo da creare piccoli gruppi autonomi, slegati dal nucleo centrale dell’organizzazione, e distribuirli in tutto il paese.

Nel frattempo il governo britannico attuò delle riforme durissime nei confronti dei prigionieri paramilitari: abolì lo status di “prigioniero politico” e costruì i tristemente famosi H-Blocks (blocchi H). Quest’ultimi erano strutture ad un piano – a forma di H – dove il braccio centrale ospitava gli uffici amministrativi mentre i rimanenti quattro contavano 25 celle ciascuno. I detenuti si opposero di sottostare alle regole ferree del carcere, adottando delle strategie estreme: rifiutarono di indossare la divisa carceraria vestendosi solo con una coperta (blanket protest), iniziarono un lungo sciopero della fame che portò alla morte di molti detenuti (compreso Bobby Sands), rifiutarono di lavarsi – poichè i secondini malmenavano tutti i detenuti che si dirigevano ai bagni – cospargendo i propri escrementi sulle pareti delle celle (dirty protest). Le celle – e in generale l’igene – erano a livelli disastrosi, ma il primo ministro inglese, Margaret Thatcher, nonostante le numerose proteste e i continui attacchi della PIRA, non si piegò alle pressioni continuando così la sua durissima linea politica.

Nei successivi anni ’80, la PIRA si rifornì di armi come mai nella sua storia. Grazie ad accordi segreti con il dittatore libico Muammar Gheddafi, i terroristi riuscirono a far entrare in Irlanda tonnellate di armi pesanti attraverso le grandi navi che transitavano nei porti. A seguito di questo massiccio armamento, la PIRA sferrò attacchi devastanti che colpirono città sino ad allora estranee alla guerra civile irlandese: nel 1992 e nel 1993 fecero esplodere due enormi bombe nel centro di Londra provocando danni per 2 miliardi di sterline, e costringendo i politici inglesi ad avviare immediatamente trattative con i terroristi, diventati oramai troppo forti e pericolosi. Nel 1994 si giunge così ad una tregua proclamata dalla PIRA, e seguita, dopo 45 giorni, anche dai gruppi paramilitari protestanti. Il governo britannico, però, pretese che i terroristi cattolici consegnassero le armi, cosa che venne reputata dalla PIRA come atto ostile: fu così che nel 1996 fece esplodere un camion-bomba nel centro di Londra provocando ingenti danni (episodio citato in Staring at the Sun). Con l’elezione di Tony Blair, nel 1997, la tregua riprese, ma all’interno dell’IRA si assistette ad un’altra scissione: si creò la Real IRA, gruppo combattente che non volle sospendere la lotta armata.

Proprio quest’ultima, il 15 Agosto 1998, fece esplodere un’auto-bomba a Omagh uccidendo 29 persone. Questo fu l’ultimo grave attentato dei Troubles che – da quel momento sino ai giorni nostri – sfumarono a favore di un processo di pace che portò, nel 2007, alla formazione di un governo politico formato da cattolici e protestanti.

Dopo questa lunga – ma doverosa –  introduzione, immergiamoci totalmente nella canzone che chiude Songs of Innocence. Nella tradizione U2ica, l’ultima canzone dell’album rappresenta spesso l’apice dell’idea, della visione, del messaggio che la band ha voluto affrontare e sviluppare nel suo lavoro. The Troubles non fa eccezione, e anzi, racchiude perfettamente tutta la tematica di Songs of Innocence abbracciando tutte quelle piccole sfumature che il crescere – con tutti i suoi “problemi” – comporta.

La canzone è un duetto con la cantante svedese Lykke Li (caratteristica che si presentò solo nel 1993, con la canzone The Wanderer cantata da Johnny Cash, che anche in quella occasione chiudeva l’album Zooropa). E’ la prima volta che Bono duetta con un’artista femminile all’interno della discografia essenziale della band, e l’unione delle due voci è molto azzeccata, creando un effetto “mistico” notevole (che personalmente mi ha ricordato In a lifetime, canzone del 1985 dei Clannad con la partecipazione di Bono).

Il brano ha una struttura atipica per gli U2: inizia con il ritornello cantato da Lykke Li che, essendo molto evocativo, ben si presta come apertura della canzone mettendo da subito in allerta l’ascoltatore. Sin dai primi secondi si ha la sensazione di essere di fronte a qualcosa di maestoso. I violini accentuano l’atmosfera di solennità riportando a canzoni del passato – Tomorrow e Sunday bloody sunday in primis essendo canzoni riguardanti i disordini irlandesi, ma anche All I want is you – mentre la batteria di Larry sottolinea la tensione dando una sorta di effetto “rallenty” alla canzone, come se tutto si muovesse in maniera decisa marcando ogni aspetto che emerge dal brano: Adam disegna una linea di basso malinconica con l’uso di passaggi in legato che danno un forte senso di stranezza alla sezione ritmica; Edge rimane in sottofondo, nascosto dalla suadente voce di Bono che canta “Tu pensi sia più facile/Puntare il dito contro il problema/Quando il problema sei tu/E pensi sia più facile/Conoscere i tuoi stessi trucchi/Beh, è la cosa più difficile che puoi fare“. Il modo in cui il testo è stato scritto, rivolgendosi direttamente all’attentatore, richiama moltissimo a Please, canzone contenuta nell’album Pop: anche in quel caso, Bono si rivolgeva direttamente al terrorista chiedendo una tregua e pregando le due fazioni di arrivare alla pace; qui però il cantante adotta un approccio molto più duro, accusando direttamente i terroristi per il loro metodo di lotta e identificando il problema proprio nelle organizzazioni paramilitari “Tu pensi sia più facile/Puntare il dito contro il problema/Quando il problema sei tu“. Ma il fattore più sconvolgente è che tutto il testo di The Troubles si può perfettamente “incastrare” in quello di Please andando così a formare un (ipotetico) dialogo, dove le due controparti sembrano essere proprio Bono e un terrorista dell’IRA. [Documento]

Nel pre-ritornello Edge si fa finalmente sentire con le sue tipiche linee melodiche, e le voci di Bono e Lykke Li si fondono in una melodia suadente cantando parole dolci-amare “Ho un desiderio di sopravvivenza/Così puoi ferirmi e poi farmi male ancora un po’/Posso vivere negando/Ma voi non siete più un mio problema” che racchiudono lo stato d’animo di chi il conflitto lo visse dall’esterno (come lo stesso Bono), costretti a ignorare il problema per poter vivere nella normalità, consapevoli che il modo di agire dell’IRA – il loro modo di risolvere la questione – non rappresentasse la popolazione, come invece i terroristi volevano far intendere. [Link] L’istinto di sopravvivenza del popolo, la sua voglia di continuare a vivere in pace nonostante la battaglia, accresce l’offesa da esso subito: ogni attentato non va a colpire un nemico esterno, bensì uccide fratelli e sorelle, madri e padri irlandesi, figli e nipoti. E’ lo stesso popolo irlandese a macchiare il tricolore col sangue dei suoi confratelli (tema, quest’ultimo, che attraversa anche un’altra famosa canzone dei Cranberries sul conflitto nord-irlandese, Zombie).

La pesante critica mossa dagli U2 si muove su basi ben costruite, dettata da persone che sanno quel che dicono, persone che hanno vissuto le vicende dei Troubles sulla loro pelle: “Tu pensi sia più facile/Farla finita col problema/Se il problema ti sta distruggendo/Tu pensi sia più facile/Ma prima che mi tirasti una fune/Era l’unica cosa a cui potevo aggrapparmi” sono versi molto duri, dove si accusano le organizzazioni paramilitari di adottare tecniche estreme per debellare il problema “Farla finita col problema” poichè quest’ultimo, a sua volta, si può ritorcere contro gli stessi attentatori “Se il problema ti sta distruggendo” – basti pensare ai rastrellamenti da parte protestante. Qui però sorge un’altra critica, che non vuole giustificare in alcun modo le azioni omicide dei movimenti paramilitari, ma che identifica parte delle responsabilità anche alle nazioni limitrofe – in primis ovviamente l’Inghilterra – che non ha mai voluto sforzarsi in maniera decisa, se non recentemente, di trovare una soluzione pacificatrice: “Ma prima che mi tirasti una fune/Era l’unica cosa a cui potevo aggrapparmi” versi che accusano i politici inglesi di aver assecondato la formazione e la prolificazione delle violenze nell’Irlanda del Nord.

Il bridge innalza ancora di più il pathos della canzone, andando a disegnare linee melodiche coinvolgenti, con la voce di Lykke Li che viene avvolta dalla voce calda di Bono: “Dio sa che non è facile/Prendere la forma del dolore di qualcun altro/Dio ora puoi vedermi/Sono nudo e non ho paura/Il mio corpo è sacro e non provo vergogna” parole che sembrano pronunciate da un’esponente dell’IRA (cattolico, non dimentichiamolo) che dialoga con Dio, e dove la fede cattolica viene paragonata alla fede di tipo militare; il terrorista è una sorta di “messia”, mosso da un ideale per il quale è pronto a morire “Dio ora puoi vedermi/Sono nudo e non ho paura“, per il quale è pronto ad uccidere pur sapendo di provocare dolore “Dio sa che non è facile/Prendere la forma del dolore di qualcun altro” ma soprattutto ha la convinzione di essere nel giusto, di muovere violenza per devozione alla sacralità del suo movimento “Il mio corpo è sacro e non provo vergogna“. Ogni esponente di un movimento paramilitare ha in sè un forte senso di appartenenza, ogni individuo si identifica nell’organizzazione con cieco amore (ricordate Love is blindness) capace di alienare la sua mente e trasformarlo in una marionetta senza facoltà intellettive.

E proprio l’alienazione è al centro di questi versi “Qualcuno è entrato nella tua anima/Qualcuno è entrato nella tua anima/Piano piano hanno rubato e depredato/Finché qualcun ha preso il controllo” che descrive perfettamente l’annullamento dell’Io, a favore di un “Noi” – identificato nell’idea o nel partito – che depreda l’anima, la annulla e prende il controllo delle menti. E’ un processo pericoloso, che attraversa tutte le ideologie – dal semplice partito, alle dittature del XX secolo – e che è stato analizzato spesso dagli U2 nelle loro canzoni.
Il brano sfuma su un assolo di Edge pieno di melodia, dove l’unico neo è la poca durata dello stesso: forse una durata maggiore avrebbe donato ulteriore maestosità ad una canzone meravigliosa.

E’ stata una buona mossa chiudere un album sull’innocenza con una canzone così incentrata sulla politica irlandese? Assolutamente si. La canzone ha una duplice lettura, una politica e una personale; la seconda emerge di più nella versione alternativa della canzone mentre qui, il contrasto tra situazione irlandese/problemi familiari di Bono, si affianca appunto alla dicotomia guerra/fede. Ed infine cosa è l’ideologia se non una perdita, parziale o totale, di quella pura innocenza che ti fa provare rimorso e paura, vergogna e ribrezzo, sdegno e terrore di fronte alle tue azioni? Tutto questo, un politico – o un estremista – non lo prova.

The Troubles è il mondo degli adulti, dove i bambini osservano e s’interrogano, senza capire.

10556300_716634118421626_3849906602797246134_n
Una bambina osserva un militare inglese durante i “Troubles” in Irlanda del Nord [Ulster – 1971] Photo by: Clive Limpkin

I problemi

Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun altro ha preso il controllo

Tu pensi sia più facile
Puntare il dito contro il problema
Quando il problema sei tu
E pensi sia più facile
Conoscere i tuoi stessi trucchi
Beh, è la cosa più difficile che puoi fare

Ho un desiderio di sopravvivenza
Così puoi ferirmi e poi farmi male ancora un po’
Posso vivere negando
Ma voi non siete più un mio problema

Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun ha preso il controllo

Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun ha preso il controllo

Tu pensi sia più facile
Farla finita col problema
Se il problema ti sta distruggendo
Tu pensi sia più facile
Ma prima che mi tirasti una fune
Era l’unica cosa a cui potevo aggrapparmi

Ho un desiderio di sopravvivenza
Così puoi ferirmi e poi farmi male ancora un po’
Posso vivere negando
Ma voi non siete più un mio problema

Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun ha preso il controllo

Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun ha preso il controllo

Dio sa che non è facile
Prendere la forma del dolore di qualcun altro
Dio ora puoi vedermi
Sono nudo e non ho paura
Il mio corpo è sacro e non provo vergogna

Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun ha preso il controllo

Qualcuno è entrato nella tua anima
Qualcuno è entrato nella tua anima
Piano piano hanno rubato e depredato
Finché qualcun ha preso il controllo

Words by: Bono and The Edge
Music by: U2
Produced by: Danger Mouse

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...