Atto VII: “Raised by wolves”

 Nell’immagine di testata: Peter Rowen sulla copertina di “War”

“Siamo stati cresciuti dai lupi
cresciuti dai lupi
più forti della paura
se apro i miei occhi,
scompari…”
[Raised by wolves]

Durante il conflitto civile in Irlanda del Nord — che si prolungò dal 1969 sino agli anni ’90 col nome di “The Troubles — Dublino non fu quasi mai toccata da attacchi terroristici, a parte rari episodi. Tra questi si ricorda quello verificatosi il 17 maggio 1974 a Talbot Street, che provocò la morte di 26 persone, e quello contemporaneo a Monaghan che provocò 7 morti. Il numero dei feriti totali superò le 300 persone.

Nessuno rivendicò l’attentato ma furono subito accusati i paramilitari lealisti dell’Irlanda del Nord ed in particolare l’organizzazione chiamata “Ulster Volunteer Force” (UVF) in diretta opposizione all’Irish Republican Army (IRA): la prima si batteva contro la riunificazione dell’Irlanda del Nord con la Repubblica d’Irlanda (EIRE) mentre, la seconda organizzazione, combatteva per scacciare militarmente l’occupazione inglese al fine di riunire tutta l’isola irlandese sotto un’unica bandiera. Gli attentati non ebbero mandanti certi sino al 1993 quando, l’UVF, ammise di essere stata responsabile del piazzamento delle bombe con l’appoggio di alcuni membri della milizia britannica.

I fatti giungono sino ai giorni nostri, e addirittura ci si riferisce a pochi anni fa: precisamente il 14 Maggio 2014 i familiari delle vittime di Dublino e Monaghan hanno fatto causa al governo Britannico per collusione e insabbiamento della strage. [Approfondimento]

Non è la prima volta che il governo britannico viene accusato di condotte scorrette e atteggiamenti illeciti: basti ricordare la vicenda di Gerry Conlon — condannato ingiustamente a 30 anni di carcere — magistralmente raccontata nel film Nel nome del Padre — e la tristemente nota “Bloody Sunday”, quest’ultima ben più famosa degli attentati di Talbot Street, poiché negli anni divenne simbolo delle stragi di innocenti durante la guerra civile irlandese.

Gli U2 — cresciuti proprio attraverso la fase di maggior intensità della guerriglia urbana — hanno avuto da sempre un particolare interesse verso le vicende della loro terra natia. Sin dal 1983, infatti, hanno denunciato con toni duri e decisi ogni forma di violenza, adottando una posizione inedita rispetto alla “questione irlandese”: là dove la popolazione si schierava contro la riunificazione o a favore di essa, gli U2 hanno invece optato per una visione distaccata della vicenda senza essere succubi dell’intorpidimento ideologico indipendentista o di quello lealista. Per i quattro ragazzi di Dublino si trattava di prendere le distanze da attentati e azioni di violenza: il loro simbolo divenne la bandiera bianca, emblema di pace e unione indiscriminata.

A tal proposito Edge ricorda:

«L’idea di esporre sul palco una bandiera bianca era un modo per prendere le distanze da quella verde, bianca e arancione o da quella a stelle e strisce o dalla Union Jack.»

Da questi ideali di pace nacque l’album War e in esso troviamo uno dei cavalli di battaglia storici del gruppo: Sunday Bloody Sunday.

Raised by wolves non è altro che l’ennesimo capitolo di un cammino politico iniziato proprio nel 1983, revisionato poi nel 1987 con l’attentato di Enniskillen e la performance storica a Denver, citato nel 1997 con la bellissima North and South of the River e Please, riletto in chiave romantica/religiosa nel 2000 con Peace on Earth e infine riscoperto e ampliato dagli attuali U2 che vogliono tornare alle sensazioni iniziali.

Il brano presenta da subito tutte le caratteristiche della “canzone di protesta” tipica degli U2 di War: chitarra martellante con note stoppate nella prima parte e, nella seconda parte, si “apre” arpeggio veloce di Edge con il tipico delay per alzare ancor di più la tensione; il basso è basilare, saturo di compressione per mantenere il carattere nervoso del brano; il ritmo di Larry è ben sostenuto spronando la band ad alzare il pathos nel ritornello. Ma un elemento molto importante è la presenza del pianoforte che, come ricordiamo, ebbe un ruolo fondamentale nell’album del 1983 — New Year’s Day per citare l’esempio più famoso. Le “note di ghiaccio” danno grande spazialità al finale creando un’atmosfera solenne e drammatica.

La canzone ha un’atmosfera molto cupa, la tensione è palpabile e non c’è mai un momento di rilassamento: è un trip attraverso la violenza senza censure e senza romanticismi. Bono adotta uno stile giornalistico per scrivere il testo, azzeccando in pieno la scelta narrativa, riuscendo così a far arrivare un messaggio duro e crudo alle orecchie dell’ascoltatore. Il linguaggio è da cronaca nera, tanto da risultare una testimonianza diretta di ciò che accadde nel 1974, come se noi stessimo leggendo un articolo di giornale: nei versi troviamo moltissimi particolari della “scena del crimine” a partire dalla targa dell’autobomba, “registrazione 1385-WZ”, il suo modello e il suo colore, “Ford metallizzata blu”, troviamo l’ora e il giorno dell’attentato, “5:30 di un Venerdì notte”, e il numero delle vittime “33 buone persone fatte fuori”.

Tutto ciò che Bono descrive in Raised by Wolves, però, non lo vide personalmente: in quel 17 Maggio, infatti, egli doveva essere in un negozio di dischi sulla Talbot Street insieme ai suoi amici inseparabili. Quel giorno, fortunatamente, decise di fare un giro in bicicletta scampando così agli attentati dinamitardi che distrussero completamente il negozio.

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Talbot Street dilaniata dagli attentati terroristici del 17 Maggio 1974.

La canzone è dedicata a Andy Rowen, fratello di Guggi e di Peter — il bambino sulla copertina di “Boy” e “War” — che rimase bloccato nel furgone del padre durante le esplosioni. Fu lui ad assistere direttamente a tutta la distruzione, alla violenza, ai cadaveri mutilati e all’orrore che si scatenò intorno. Andy, negli anni successivi,  divenne dipendente dall’eroina e gli U2, successivamente, scrissero di lui in un’altra loro canzone-capolavoro che parla proprio della tossicodipendenza: Bad.

In Raised by Wolves troviamo quindi la descrizione dettagliata di cosa vide Andy e, attraverso i suoi occhi, riviviamo quella terribile vicenda mentre i lupi — metafora per identificare i terroristi — divoravano e dilaniavano tutto.

La generazione degli anni ’60, in Irlanda, fu letteralmente cresciuta dalla violenza degli attentati. Gli U2 vogliono esprimere proprio questo concetto all’interno del brano: la consapevolezza di essere cresciuti con la paura nel sangue, una paura che non era estranea o confinata lontano dalla famiglia, ma che invece strisciava ovunque, si intrufolava nella vita quotidiana e poteva colpire ora e subito qualsiasi cosa; è la stessa paura che troviamo già in Tomorrow, del 1981, ma che in Raised By Wolves assume un aspetto positivo e di ribellione “Siamo cresciuti dai lupi/più forti della paura”. Si tratta di parole forti, parole di ragazzi che non si piegarono mai al silenzio e all’indifferenza ma che invece si impegnarono a denunciare, davanti al mondo, i vili gesti d’inaudita violenza.

La scelta di mettere la copertina di War come immagine di testata dell’articolo vuole essere un simbolo, un simbolo che illustri come la violenza possa cambiare la vita, possa far mutare la visione del mondo e trasformare l’animo di un ragazzo. La foto di Peter Rowen simboleggia la perdita dell’innocenza davanti alla violenza della guerra. I suoi occhi perforano lo spazio e arrivano dritti all’osservatore come una fucilata. Sono occhi da lupo. Gli stessi occhi di un attentatore, occhi carichi d’odio. In un album che parla d’innocenza, Raised by Wolves è un urlo di protesta, un urlo di rabbia contro quei lupi che cercarono di strappare l’identità di semplici adolescenti. Ma non ci riuscirono.

La violenza alimentò la paura. La paura divenne rabbia. La rabbia si tramutò in musica. E la musica in poesia. I ragazzi cresciuti dai lupi seppero essere più forti della paura. I ragazzi cresciuti dai lupi usarono la paura di quest’ultimi per abbatterli.

“Cresciuti dai lupi”

“A faccia in giù su una strada rotta
c’è un uomo all’angolo in una pozza di miseria.
Sono in un furgoncino bianco e un mare rosso copre il terreno
fragore metallico, non so dire cosa sia
ma do un’occhiata e ora mi pento di averlo fatto.
5:30 di un Venerdì notte, 33 buone persone fatte fuori

Non credo più
Non credo più

A faccia in giù su un cuscino di vergogna
ci sono alcune ragazze con un ago che cercano di scrivere il mio nome
il mio corpo non è una tela
ora il mio corpo è il muro di un bagno.

Non credo più
Non credo più

Cresciuti dai lupi
più forti della paura
cresciuti dai lupi
siamo stati cresciuti dai lupi
cresciuti dai lupi
più forti della paura
se apro i miei occhi,
scompari

Un ragazzo vede suo padre schiacciato sotto il peso
di una croce in una passione, in cui la passione è odio.
Ford blu metallizzata, sto per esplodere e tu sei morto
sangue in casa,
sangue per strada
le peggiori cose al mondo sono giustificate dalla fede
registrazione 1385-WZ

Non credo più
Non credo più

Cresciuti dai lupi
più forti della paura
cresciuti dai lupi
siamo stati cresciuti dai lupi
cresciuti dai lupi
più forti della paura
se apro i miei occhi,
scompari”

Words by: Bono & The Edge
Music by: U2
Produced by: Declan Gaffney and Danger Mouse

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