“Fire” [1981]

Nell’immagine di testata: The Edge, Bono e Adam [1980 ca] | VIA: U2Start.com

“Ma c’è un fuoco dentro
E ci sto cadendo
C’è un fuoco in me
Quando chiamo
Ho costruito un fuoco, il fuoco
Sto andando a casa.”
[“Fire”]

Fire - Singolo  Fire - ROK

Pubblicazione: 27 Luglio 1981
Produttore: Steve Lillywhite
Etichetta discografica: Island Records
Formato: Vinile 7″, 12″ e CD

Tracklist
01. “Fire” – 3:52
02. “J. Swallow” – 2:20
03. “11 O’Clock Tick Tock” (Live from Boston, MA, Mar. 6, 1981) – 4:53 [12″ R.O.K Version]
04. “The Ocean” (Live from Boston, MA, Mar. 6, 1981) – 2:12 [12″ R.O.K Version]
05. “Cry/The Electric Co.” (Live from Boston, MA, Mar. 6, 1981) – 4:54 [7″x 2 Version]


 – ENGLISH VERSION

Boy aveva fatto irruzione sul panorama musicale come una promessa solenne: quella band, gli U2, sarebbe diventata grandiosa. Ma il difficile per ogni artista, come si sa, è replicare la purezza compositiva del lavoro d’esordio: a differenza del primo disco – libero da scadenze e pressioni esterne  – il secondo album deve rientrare in un certo periodo temporale, le idee devono essere concretizzare più artificialmente e spesso non hanno lo sviluppo necessario per maturare.

Nel caso di October, però, avvenne anche un grave furto il 22 Marzo 1981: dopo un concerto a Portland, gli U2 ricevettero degli ospiti nel loro camerino; solamente più tardi, Bono si accorse che la sua valigetta marrone – dove teneva tutti gli appunti e le bozze dei testi per il futuro album – era stata rubata. Ciò ebbe un forte impatto sulle registrazioni, con il cantante costretto per la maggior parte delle canzoni a improvvisare sul momento.

Fire – primo singolo estratto da October e pubblicato nel Luglio del 1981 – risente di tutto ciò.

Nata durante le session di Boy, essa aveva un titolo diverso – Saturday Night – ed aveva anche una tematica di fondo differente, avvicinandosi molto di più al tormento adolescenziale, filo conduttore di tutto il primo lavoro discografico della band di Dublino. L’assolo di Saturday Night – in una versione molto grezza – fu inserito come ghost track in alcune versioni di Boy, aumentando, all’epoca, il mistero attorno a questa traccia.

Con l’arrivo di October – nell’Ottobre del 1981 – il brano cambiò totalmente testo e titolo venendo adattati alla tematica religiosa, colonna portante nel secondo LP degli U2. Fire divenne una canzone sull’Apocalisse.

ARKIV -1981 - Bono, t.h., sjunger med U2 på konsert i Åbo den 7 augusti 1982. Foto: Anna-Kristina Örtengren/Lehtikuva Kod: 411 COPYRIGHT PRESSENS BILD
Bono durante un concerto a Turku, Finlandia [7 Agosto 1982] | Photo By: Anna-Kristina Örtengren/Lehtikuva ©PRESSENS BILD | VIA: U2Start.com

E’ uno dei brani che, all’interno del periodo punk-rock degli U2, si discosta maggiormente dal sound adottato dalla band. L’introduzione viene affidata alla voce di The Edge, modulata con un delay onirico che ci fa calare immediatamente in un’atmosfera cupa e destabilizzante. A differenza della sua versione primordiale – dove le drammatiche note di Edge si contrapponevano ad un testo tanto acerbo quanto criptico – la sei corde di Fire si affianca perfettamente alle parole di Bono, seguendone il mood crepuscolare, facendoci sprofondare lentamente nell’oscuro mistero della fede.

Il basso ha un incedere solenne, oserei dire inevitabile ascoltando la crudezza con cui decide di esordire: è lo strumento che ci apre le porte del brano, che ci immette in questo mondo fatto di colori sbiaditi. Adam mantiene una ritmica spezzata carica di tensione che, insieme alla batteria dinamica di Larry, costruiscono un tappeto sonoro molto cupo. Quest’ultimo è la versa forza di Fire. Se si ascolta attentamente la canzone, prestando maggiore attenzione al lavoro fatto da Adam e Larry, ci si accorge di come essi abbiano le redini del brano: si incastrano perfettamente nella ritmica carica di delay di Edge e ne seguono l’andamento, spiazzando l’ascoltatore con stacchi, riprese, pause e accelerazioni.

Bono adotta un cantato ricco di pathos, addentrandosi pian piano nella misticità delle sue parole. Il testo parla dell’Apocalisse – nel significato biblico e non quello catastrofista moderno – ossia La Rivelazione dei Misteri da parte di Dio: quest’ultimo spiega, ad alcuni profeti scelti, concetti che vanno oltre la concezione umana come la creazione, i fenomeni naturali, il giudizio universale, la fine del mondo, caratteristiche del Paradiso Terrestre, il destino dell’Uomo.

Il cantante irlandese adotta questo concetto e lo adatta al periodo profondamente spirituale che stava attraversando – non dimentichiamoci che Bono, The Edge e Larry facevano parte del gruppo integralista cattolico Shalom – vedendo nella sua profonda crisi religiosa la riscoperta di Dio, del Fuoco interiore, della sua rivelazione appunto. La Bibbia, per gli U2, divenne la fonte d’ispirazione primaria, e Fire – rilasciata ben tre mesi prima dell’album – era un messaggio chiaro sulle intenzioni di October.

Guardando al futuro della band, esattamente tre anni dopo, Fire si può inserire in quella visione onirica che sarà il brano The Unforgettable Fire, ove anche quest’ultimo prende in prestito l’Apocalisse e il Fuoco – ma questa volta dal lato catastrofico – plasmandolo in un contesto disincantato.

Il singolo ebbe un discreto successo commerciale procurando alla band l’entrata nelle classifiche britanniche. Col senno di poi, però, Bono riflette sul brano dandone un giudizio negativo: “Per quel che posso ricordare, ‘Fire’ fu semplicemente il tentativo di avere un singolo di successo. Solo Dio sa dov’erano le nostre menti in quel momento. Aveva qualcosa di buono…ma non riesco a ricordare cosa fosse.

Ironicamente la band attribuisce il fallimento alle sedute di registrazione avvenute a Nassau, nelle Bahamas: “Fu un viaggio straordinario” – ricorda Bono – “era la prima volta che ci recavamo ai Caraibi e questo ci fece andare fuori di testa. Quando sei in una band di ragazzini, ti sembra di essere sempre in vacanza. Insomma, quando ti trovi in un posto come Nassau, non hai voglia di metterti a lavorare, no? E capisci finalmente perché tutti questi grandi gruppi che vanno a registrare in posti così fanno dei dischi di merda! E’ proprio perché alle Bahamas non gli sembra nemmeno di lavorare.

Anche The Edge si muove sullo stesso sentimento: “Non ricordo assolutamente le sedute. Ma ricordo le Bahamas, quindi probabilmente le due cose sono collegate. ‘Fire’ era una canzone in cui riponevamo grandi speranze; la consideravamo innovativa e originale per via degli echi usati in quel modo nuovo. Il problema era che aveva tantissimo potenziale ma scarso contenuto. Però, una volta tornati in Gran Bretagna, fu grazie a quel brano che andammo per la prima volta a Top of The Pops.

Già, Top of The Pops. Il programma anglosassone chiamò gli U2 per promuovere il loro nuovo singolo. Ma una canzone che parlava dell’Apocalisse cattolica – per di più in tempi difficili come gli inizi degli anni ’80 – come poteva adattarsi ad un programma televisivo dominato dalla dance, dal synthpop e dalla new wave? La band di Dublino possedeva già l’evocativa drammaticità fisica, tipica dei loro live, e la loro forza espressiva era ormai maturata in una granitica presenza scenica.

Furono visti come alieni. Il 28 Agosto 1981, in uno studio inondato da luci colorate – con un improbabile effetto fuoco su schermo e un pubblico saltellante assolutamente fuori luogo – la band di Dublino fece una delle loro peggiori apparizioni televisive…complice anche la poca dimestichezza con il playback.

Andammo per la prima volta a Top of The Pops e quelli della casa discografica erano al settimo cielo perché stavamo per sfondare con una hit. […]” dichiara Bono. “Il playback fu un disastro e l’esecuzione troppo melodrammatica per un programma TV. Io indossavo una camicia nera che pareva un sacco a pelo militare e avevo un taglio di capelli terrificante.

Fallimmo in modo spettacolare,” – ammette The Edge – “siamo stati l’unica band che abbia mai partecipato a Top of The Pops il cui singolo la settimana dopo sia sceso in classifica.

Fire è stata suonata 68 volte durante i concerti – la prima volta fu il 27 Maggio 1981 a New Haven mentre l’ultima esecuzione risale al 26 Febbraio 1983 a Dundee.

Una delle esecuzioni più belle ed energiche fu quella documentata il 4 Luglio 1982, durante il festival musicale di Werchter, in Belgio.


Fire

Gridando, gridando
Il sole bruciando si annerisce
Gridando, gridando
Sta battendo sulla mia schiena
Con un fuoco
Con un fuoco.

Gridando, gridando
La luna sta diventando rossa
Gridando, gridando
Sta invece tirando me
Con un fuoco, fuoco

Ma c’è un fuoco dentro
Ed io sto precipitando
C’è un fuoco in me
Quando grido
Ho fatto un fuoco, fuoco
Sto andando a casa.

Gridando, gridando
Le stelle stanno cadendo giù
Gridando, gridando
Mi sbattono a terra
Con un fuoco, fuoco.

Ma c’è un fuoco dentro
Ed io sto precipitando
C’è un fuoco dentro
Quando grido
C’è un fuoco dentro
Quando sto precipitando
Ho fatto un fuoco, fuoco
Sto andando a casa.


Il lato B del singolo venne affidato a J. Swallo – conosciuta anche come Johnny Swallo o J.Swallow – un brano senza troppe pretese che serviva solamente da riempitivo per l’uscita discografica. “Fu una cosa fatta nel panico più folle,” – ricorda Edge – “della serie: ‘Mancano due ore sbrighiamoci!. Johnny Swallow era uno dei nostri amici, un certo Reggie Manuel.

J. Swallow

Johnny Swallow
Smettila di guardare
Ti prendo per mano

Blocca dentro
Paul e io
Passiamo oltre

Camminando in silenzio
Io vidi
Che stava bruciando

Paese
Incendiato
Era un paese incendiato

Words by: Bono
Music by: U2
Traduzioni da: U2/AncheTu!
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