“Red Hill Mining Town” [1987]

“Posso perdere me stesso
Non posso vivere senza di te
Perché mi tieni ad aspettare
A Red Hill Town mentre le luci scendono…”

[Red Hill Mining Town]

Una delle caratteristiche di ogni album entrato a far parte di quella cerchia ristretta denominata “pietre miliari”, è che la loro grandezza viene spesso ricondotta ai singoli che da essi vengono estratti. Where The Streets Have No Name, I Still Haven’t Found What I’m Looking For With or Without You sono i brani di The Joshua Tree che tutti sanno riconoscere sin dal primo ascolto essendo diventate, nel tempo, delle hit planetarie in grado di spingere l’album in vetta a tutte le classifiche. Essi sono anche i brani che hanno permesso agli U2 di mutare il loro status da “rockband più famosa d’Irlanda” a “rockband più famosa del mondo”, riuscendo a conquistare gli Stati Uniti d’America.

Anche i dischi più famosi, però, hanno dei brani meno conosciuti che pur giacendo nella penombra mediatica sono indispensabili per creare un capolavoro. Red Hill Mining Town – insieme ad altri brani come Exit o One Tree Hill – rientra in questa categoria e dopo trent’anni, in occasione nel tour celebrativo The Joshua Tree Tour 2017, potrebbe avere una sorta di rivincita poiché la band sembrerebbe intenzionata a pubblicarla come singolo.

Ma qual è la sua storia? E perché si è parlato di “rivincita”?


“‘Red Hill Mining Town’ è una delle canzoni perdute. Era penalizzata da un eccesso di produzione e da una composizione poco accurata, una di quelle ottime idee che non arrivano mai a compimento.”

[Larry Mullen Jr.]

Quando la band iniziò a lavorare a The Joshua Tree la sua attenzione era rivolta principalmente ad Occidente, oltre l’oceano, verso quell’America che da sempre suscita su ogni popolo un richiamo particolare, soprattutto per gli irlandesi con le loro storie d’immigrazione; ma gli anni ’80 furono anche sinonimo di grandi scioperi e movimenti operai – pensiamo ad esempio alla “Marcia dei Quarantamila” qui in Italia – per via delle politiche conservatrici e dei rigorosi sistemi fiscali in vigore atti a risollevare le economie statali, che versavano in uno stato d’impasse. Margaret Thatcher fu uno dei personaggi politici simbolo di quegli anni – insieme al presidente americano Ronald Reagan – soprattutto per la sua politica severa e intransigente in materia economica – da qui il soprannome Iron Lady.

Proprio questa linea di pensiero fece sì che a fronte di una politica atta a ridurre l’inflazione dell’Inghilterra, essa provocò un’ondata di disoccupazione che dal 1982 aumentò in maniera esponenziale, arrivando a quadruplicare rispetto al 1978. Ciò fu la causa degli scioperi che attraversarono tutto il Paese causando spesso duri scontri con la polizia. A fianco della questione lavorativa si aggiunse anche la questione razziale che ebbe il suo culmine con i tristemente famosi “Scontri di Brixton” del 1981 che raggiunsero l’apice nella giornata dell’11 Aprile dello stesso anno. Quest’ultima è passata alla storia come il “Bloody Saturday” (Sabato di sangue) – da non confondere con la “Bloody Sunday” irlandese.

A catturare però l’attenzione degli U2 furono gli scioperi dei minatori del 1984/1985, rilevanti perché si trattò della più grande manifestazione operaia svoltasi in Inghilterra dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Gli scioperi iniziarono per via della del Primo Ministro Margaret Thatcher — insieme a Ian MacGregor — di chiudere la miniera di carbone di Cortonwood, nello Yorkshire, come primo atto di un’operazione che avrebbe coinvolto la chiusura di altri venti siti minerari. I minatori indissero uno sciopero che durò 51 settimane e coinvolse oltre 164.000 lavoratori causando scontri con la polizia e, in due casi, provocarono anche delle vittime.

La battaglia di Orgreave [South Yorkshire, durante lo sciopero dei minatori del 1984-85] | Photo By: ©Photofusion/Rex

Bono, quindi, fu colpito dalla situazione drammatica in cui versavano queste persone — costrette a rinunciare al proprio futuro a causa di decisioni al di fuori della loro volontà — e decise di analizzare la questione dal punto di vista umano anziché da quello politico.

A proposito di tale scelta il cantante dichiarò:

“Io sono più interessato alle relazioni, perché riconosco che ci sono altre persone molto più qualificate di me che possono fare commenti sugli scioperi dei minatori. […] Francamente mi sento più adatto a scrivere sugli aspetti relazionali, perché li conosco meglio, mentre non so cosa significhi lavorare in un pozzo minerario.”

Gli U2 iniziarono a lavorare al brano già dal 1985 col titolo provvisorio The Eejit – in irlandese sta ad indicare una persona stupida – riuscendo a trovare da subito una buona base di partenza. Questa traccia fu una delle prime ad avere una struttura insieme ad un’acerba versione di With or Without You. Brian Eno e Daniel Lanois ascoltarono proprio le bozze di queste due canzoni per decidere se valesse la pena produrre nuovamente un disco degli U2. Come tutti sappiamo accettarono l’incarico.

Successivamente le registrazioni si fermarono per l’inizio del Conspiracy Of Hope Tour, in supporto ad Amnesty International, che impegnò la band per due settimane nel Giugno 1986.

Come recentemente dichiarato in una bellissima intervista di U2songs.com alla Arklow Shipping Silver Band – una brass band irlandese originaria di Arklow, cittadina a sud di Dublino -, gli U2 avevano in mente di coinvolgere la suddetta band nelle registrazioni del brano per richiamare al sound delle colliery band inglesi; successivamente il mixaggio fu cambiato e tali parti orchestrali vennero rimosse dalla versione finale.


Red Hill Mining Town fa emergere la disperazione dei disoccupati mascherando però il testo come se si trattasse di una canzone d’amore. La frustrazione degli scioperanti — e anche la loro rabbia — vengono affrontate dal lato familiare rimarcando sul fatto che quei lavoratori sono prima di tutto padri di famiglia: “From Father to Son/The blood runs thin/See faces frozen (still) against the wind” (“Di Padre in Figlio/Il sangue scorre fluido/Vedi le facce immobili dal gelo contro il vento”) si sottolinea il legame di sangue del Padre con il Figlio alludendo al legame sacro che corre tra Dio e suo figlio Gesù.

Questa similitudine è molto particolare. Il verso “The blood runs thin” richiama al sacrificio di Cristo, crocifisso a causa della sua fedeltà al Padre; qui invece si affronta la stessa tragedia ma all’opposto: sono i padri a sacrificarsi per via della loro fedeltà alla famiglia, sono i padri che versano sangue per mantenere quella dignità di uomini agli occhi dei figli.

Il testo nasconde anche un riferimento a Ian MacGregor, industriale e metallurgista, che all’epoca degli scioperi si contrappose duramente contro i sindacati. Egli fu il manager della National Coal Board su nomina di Margareth Thatcher e presidente della British Steel. Il verso “Through hands of steel/And a heart of stone” (“Attraverso mani d’acciaio/E cuori di pietra”) si riferisce proprio a MacGregor contrapponendo il suo lavoro gestionale — nel settore dei minerali e dell’acciaio — al suo comportamento verso i lavoratori: impassibile come se avesse un cuore di pietra e spietato nel voler sedare le proteste con la forza.

Il duro lavoro nelle cave “The seam is split/The coal face cracked” (“Il filone è spaccato/La superficie del carbone crepata”) coinvolge molte persone “The lines are long” (“Le file sono lunghe”) e viene affrontato in situazioni molto pericolose che spesso non danno possibilità di fuga “And there’s no going back” (“E non c’è ritorno”). Tutto ciò viene accostato all’attesa lacerante dei lavoratori “And you leave us holding on/In Red Hill Town/As the lights go down” (“E ci lasci ad aspettare/A Red Hill Town/Mentre le luci scendono”) che aspettano la decisione definitiva sul loro futuro, affrontando, giorno dopo giorno, lunghe giornate di lavoro.

Ecco dunque che Bono vuole mettere in relazione due distinte situazioni: da una parte ci sono uomini che pur rischiando la vita svolgono un lavoro pericoloso per poter mantenere i loro cari; dall’altra ci sono i politici che — dai loro palazzi di potere — possono decidere tranquillamente di togliere il sostentamento a quelle famiglie.

Ma c’è di più: l’attesa fa sì che gli sforzi compiuti dagli operai potrebbero risultare vani, in quanto, in caso di chiusura delle cave, essi hanno faticato e rischiato la vita inutilmente. Dunque c’è anche la descrizione della condizione mentale di chi va ad affrontare una giornata di lavoro senza avere la certezza sul domani. Ecco che la famiglia diventa non solo il fulcro della lotta operaia per poter continuare a svolgere il proprio lavoro, ma si tramuta anche nell’unica risorsa rimasta per non crollare del tutto, l’appiglio attraverso la tempesta “I’m hanging on/You’re all that’s left to hold on to” (“Sto tenendo duro/Sei tutto ciò che è rimasto a cui aggrapparsi”).

Bono, The Edge e il regista Neil Jordan sul set del video di “Red Hill Mining Town” [1987]

La discesa dentro i pozzi minerari è un’immagine molto forte da poter accostare alla situazione dei minatori, soprattutto identifica perfettamente ciò che avviene nel loro animo “Our love runs cold/In the caverns of the night/We’re wounded by fear/Injured in doubt” (“Il nostro amore diventa freddo/Nelle caverne della notte/Siamo feriti dalla paura/Offesi nel dubbio”), parole molto chiare e dirette: ancora una volta le sfumature tendono al rapporto amoroso, alludendo però all’isolamento degli operai lasciati soli dal loro Paese.

Una delle figure retoriche utilizzate spesso da Bono nel testo di Red Hill Mining Town è quello della notte. La ritroviamo in molti versi sia direttamente che indirettamente “As the lights go down”, “In the caverns of the night”, “For the night to come”, “See the lights go out on Red Hill”, “See lights go down on Red Hill” e il cantante la usa per identificare la perdita del ruolo all’interno della società. Tutti questi versi hanno una valenza negativa all’interno del brano poiché tendono a descrivere l’incupirsi dell’esistenza ed il distacco crescente che si interpone tra i lavoratori e tutto ciò che li circonda.

“Ora aspettiamo tutto il giorno/Che arrivi la notte”, un verso molto poetico per esprimere l’attesa e il dramma del licenziamento. Il climax della canzone, che esplode sul finale, enfatizza ancor di più l’involucro sentimentale della canzone “We see love slowly stripped away/Our love, has seen a better day” (“Vediamo l’amore degradare lentamente/Il nostro amore, ha visto giorni migliori”) mettendo in evidenza il deterioramento dei rapporti umani — tematica che richiama anche Where The Streets Have No Name “And our love turns to rust” (“E il nostro amore diventa ruggine”).

Ci furono delle critiche molto aspre all’epoca del rilascio del disco poiché, i diretti interessati, accusarono la band di non essere stata abbastanza esplicita nell’esprimere il loro dissenso verso la Thatcher. Ma Bono, come precedente scritto, preferì stilare un testo che verteva sui rapporti familiari, prendendo grande spunto dagli scritti di Bob Dylan e Bruce Springsteen. La canzone, infatti, resta un raro caso di labour song all’interno della discografia degli U2.

Red Hill Mining Town è senza dubbio una delle canzoni più poetiche di The Joshua Tree riuscendo ad unire perfettamente il dramma sociale a quello umano. Tali potenzialità furono riconosciute anche dalla band che, nel febbraio 1987, girarono il video — diretto dal regista Neil Jordan in uno studio cinematografico di Londra — per poter pubblicare il brano come secondo singolo estratto dall’album. Il filmato voleva ricreare l’atmosfera di una cava mineraria con tutti gli elementi che caratterizzavano il lavoro degli operai — come ad esempio i canarini realmente utilizzati nel lavoro sotterraneo per identificare le fughe di gas.

Il risultato finale, però, non soddisfò la band che abbandonò le intenzioni iniziali a favore di I Still Haven’t Found What I’m Looking For. A tale motivazione si affiancò quella strettamente tecnica in quanto, Red Hill Mining Town, a livello vocale, è un brano difficile da eseguire dal vivo e rischiava seriamente di affaticare notevolmente Bono durante il tour. Se fosse stato pubblicato come singolo la band sarebbe stata costretta ad eseguirla ai concerti. Ad oggi non è mai stata suonata.

Il videoclip rimase sepolto nell’anonimato sino al 2007 quando venne pubblicato ufficialmente in occasione del ventennale del disco.

E’ doveroso ricordare, infine, che all’epoca la band si mobilitò molto verso le difficili condizioni dei lavoratori. Il 17 Marzo 1986 partecipò al Self Aid di Dublino, un concerto di beneficenza per protestare e raccogliere fondi a favore dei lavoratori irlandesi licenziati.

Storico il discorso di Bono poco prima dell’esibizione di Sunday Bloody Sunday:

Non so cosa voglia dire essere senza lavoro, cosa significa essere disoccupati. Io non lo so, quando avevo 16 anni ho avuto modo di unirmi a questo gruppo, ho 26 anni adesso e non riesco a immaginare che cosa dev’essere stare in riga settimana dopo settimana, o perdere il lavoro dopo 10 o 20 anni, o, peggio, di non aver avuto nemmeno un posto di lavoro. Ma ci sono un sacco di voi che sa esattamente cosa vuol dire. Lasciatemelo dire: questo paese appartiene a voi, altrettanto appartiene a RTE, altrettanto appartiene a CIE, o ESB, e AIB e Bank of Ireland. E se lavorate per ANCO o se lavorate di manodopera, se venite pagati dal popolo, è meglio che curiate queste persone.
Quindi trattateli bene il Lunedì mattina, Dio vi benedica, vi voglio bene, Sunday Bloody Sunday!

Il 16 Marzo 1987, a pochi giorni dal rilascio di The Joshua Tree, gli U2 eseguirono la cover del brano Springhill Mining Disaster sulla rete televisiva RTE per il 25° anniversario della band The Dubliners. Il brano racconta degli incidenti minerari che si verificarono nel 1891, 1956 e 1958 in prossimità della cittadina di Springhill, appunto, nella contea di Cumberland County, in Canada.

A distanza di trent’anni, il prossimo Aprile, gli U2 pubblicheranno come singolo questo gioiello dimenticato, includendolo anche nel cofanetto speciale in occasione del 30° anniversario di The Joshua Tree — con un nuovo mixaggio di Steve Lillywhite che dovrebbe includere le parti orchestrali originali. Inoltre, per la prima volta, essa farà parte della setlist nei prossimi concerti del The Joshua Tree Tour 2017. Una vera rivincita per uno dei brani più toccanti mai scritti da Bono&Co.

“E ci lasci ad aspettare/A Red Hill Town”, l’attesa è finalmente giunta al termine.

Grazie a:
U2songs.com
U2/AncheTu!
Foto di testata: ©Anton Corbijn
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2 pensieri riguardo ““Red Hill Mining Town” [1987]

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