“Let’s go to Vegas, let’s get married…for a while”

Nell’immagine di testata: Bono alias “MirrorBall man” durante lo ZooTv [1992] | VIA: Interference.com

A volte le cose più pure son anche quelle più usate per corrompere le persone. I presidenti americani lo sanno. Democrazia, libertà, nazionalismo, religione. Quattro strumenti che l’America ha scolpito nella sua costituzione, quattro fondamenti imprescindibili per un americano doc.

Alla fine degli anni ’80 il nazionalismo era molto radicato. In Europa Margaret Thatcher usava il pugno duro contro gli altri stati europei rifiutando l’idea di Unione mentre, negli Stati Uniti, Ronald Reagan metteva in atto la sua criticata politica interventista. Ma anche il fanatismo religioso era al culmine della sua importanza tra la popolazione d’oltreoceano: i televangelisti – signori benestanti con abiti stirati alla perfezione – riempivano i palinsesti delle tv via cavo con monologhi tanto lunghi quanto persuasivi. Religione 2.0.

“Se non cerchi Dio, è Dio che viene a cercarti”.

Uno slogan perfetto, il ritratto di ciò che fa l’America quotidianamente con i suoi prodotti. Siamo tutti americani: viviamo, consumiamo, vestiamo all’americana e molto spesso tale coinvolgimento ci appaga a tal punto da sentire sulla nostra pelle i valori americani, senza mai averci messo piede fisicamente.

Lo ZooTV si può considerare a tutti gli effetti una cattedrale televisiva, dove lo schermo abituale del televisore – bidimensionale e posto di fronte ai nostri occhi – diventa vivo, circondandoci completamente e non permettendo più lo stacco tra realtà e teatralità. Gira la testa e vedrai solo finzione, distogli lo sguardo e troverai solo un altro canale con un’altra verità o un’altra bugia. Alla fine niente ha più senso, non ha neanche importanza distinguere il vero dal falso, è tutto un miscuglio di parole e suoni sparati ad un volume talmente alto da farti diventare qualsiasi cosa.

The Fly era l’avvertimento, il bollino rosso per cacciare via i bambini dalla stanza, MirrorBall Man era invece tutto ciò che gli spettatori vogliono. Trash. Soldi. Sesso. Proprio in questo meccanismo entrano in gioco i televangelisti.

Poco prima che lo ZooTV andasse in onda, nel 1992, gli Stati Uniti venivano letteralmente attraversati da numerosi scandali religiosi: Jim Bakker, il più famoso televangelista americano, riuscì a costruire un impero finanziario basandosi solamente sulle sue doti persuasive; grazie alla sua dialettica perentoria e rassicurante riusciva a farsi donare migliaia di dollari da spettatori e telespettatori attraverso i suoi sermoni, soldi che dovevano essere destinati a missioni umanitarie e a gente poco fortunata. La realtà era però ben diversa dalle parole del Sig. Bakker in quanto, quest’ultimo, si intascava tutto il denaro. Dopo un primo scandalo sessuale – pur essendo sposato andò a letto varie volte con la sua segretaria, Jessica Han, pagandola profumatamente per farla rimanere in silenzio – il suo ricco mondo religioso crollò definitivamente con le 24 imputazioni di truffa che lo condannarono a cinquant’anni di carcere.

Ma non fu l’unico: Jimmy Swaggart, in lacrime, ammise in diretta tv di aver tradito la moglie con una prostituta; ma dopo un rito collettivo, in preda alle più fanatiche estasi spirituali, fu perdonato dai fedeli, sospeso per soli tre mesi e riprese le attività venendo osannato come un figliol prodigo; Pat Robertson fu beccato mentre partecipava a dei coca-party e, successivamente, si scoprì che falsificò la data del matrimonio per nascondere la nascita del figlio, avvenuta ben otto mesi prima delle celebrazioni delle vere nozze.

E’ questa la religione di fine XX secolo: svenimenti in diretta, miracoli a cadenza settimanale, invocazioni di Cristo, possessioni ed esorcismi del demonio e personaggi in vestiti di Armani che si atteggiano come rockstar in auditorium strapieni di gente. Un turbinio di spettacolo trash, commedia, orrore, Bibbia e soldi…fiumi di soldi. Ecco dunque il vero Dio, la vera divinità, la rivelazione, la visione suprema: televisione! Tutti in ginocchio davanti al Signore a tubo catodico.

Desire divenne l’inno del denaro in nome di Dio; “I Have a Vision, Television” la folgorazione sulla via di Damasco. Cambiare canale. Alzare il volume. Cambiare ancora. Zapping: la nuova corrente religiosa. Tornare indietro. Televendita. Alza il telefono, ordina quanto più possibile. Hai i soldi. Usali. Sermone. Ascolta il tuo Signore. Ascolta la voce del televisione. Dona. Dona adesso. Salva le vite. Salva la vita al predicatore. Paga la sua villa. La sua Ferrari. La sua escort. Sentiti utile. Hai fatto del bene.

Un meccanismo infinito, assuefazione pura. Un requiem per un sogno.

Bono pensò di portare in scena tutto questo turbinio di contraddizioni mentre, nella sua testa, tornava l’immagine di Phil Ochs, musicista folk che divenne l’idolo delle masse dopo che Bob Dylan tradì le sue origini convertendosi alle chitarre elettriche. Ochs era stanco di essere ingabbiato nel suo ruolo di musicista impegnato e noioso, decise così di cambiare atteggiamento verso il pubblico: durante un concerto alla Carnegie Hall di Chicago si presentò sul palco indossando un completo di lamé del tutto simile a quello di Elvis – che Bono ripescò successivamente per Macphisto. Il pubblico rimase di sasso, totalmente deluso da tutta questa eccentricità asserendo che il musicista fosse completamente pazzo. Ma il musicista folk aveva capito che per raggiungere davvero la massa doveva coinvolgerla totalmente, giocare con essa, deliziarla con i trucchi dello show-business e, di tanto in tanto, sbattergle in faccia qualcosa di sostanzioso.

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Phil Ochs negli anni ’70 | VIA: boogiewoogieflu.blogspot.it

Bono allora ideò MirrorBall Man un personaggio dotato di una parlata scurrile e di un atteggiamento sfrontato – entrava in scena con uno specchio per baciare la sua stessa immagine ed esordiva con “Siete fottutamente belli” rivolto al pubblico – incarnando esattamente la persuasione televisiva, capace di farti compiere qualsiasi azione con piena autonomia e coscienza. Esaltava la massa con movimenti pelvici del tutto simili a Presley, impartiva slogan e verità infiammando il pubblico con il suo marcato accento statunitense del meridione – dove c’è la cosiddetta Bible Belt, la cintura della Bibbia, la culla dell’evangelismo a stelle e strisce.

Il tutto veniva infine enfatizzato dalla pioggia di finti dollari, la manna dal cielo. E’ l’apoteosi del capitalismo sfrenato, senza barriere né ideali, dove anche Dio deve piegarsi alla ricchezza americana.

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“One Silver Dollar” dello ZooTv | VIA: atu2.com

Tutta questa violenza verbale, però, aveva anche un lato romantico. O quasi. Mirrorball Man entrava in gioco con Desire, come visto, e restava sul palco sino al termine dei concerti. Nella parte finale degli show la scaletta si faceva emotivamente importante per via di brani come Ultraviolet (Light My Way)With or Without You e Love Is Blindness. Tre brani che parlano di amore tormentato. Tre brani cantati da un televangelista. Non c’è da fidarsi.

Prima di Ultraviolet (Light My Way), Bono faceva l’abituale telefonata alla Casa Bianca dove, alternativamente, gli rispondeva la centralinista 1 o 2, a seconda delle serate. Dopo aver ricevuto l’ennesimo rifiuto – “il Presidente non ha tempo per parlare con lei” – e aver lasciato il messaggio da recapitare a Bush, “Dica al Presidente di guardare più televisione“, lo show iniziava a sprofondare in un cocktail dal sapore malinconico dove la materialità, che sino a quel momento aveva dominato lo spettacolo, iniziava a mischiarsi alla spiritualità umana.

Le note di Ultraviolet facevano calare Bono in trance alla ricerca dell’estasi mistica. Proprio come i televangelisti, il cantante irlandese metteva in scena il climax emotivo dei sermoni religiosi, l’ascesa – o la discesa – verso la verità. Tolti gli occhiali da sole rimaneva l’uomo nella sua essenza, con i suoi occhi stanchi e ammiccanti. Le pose diventavano più controllate, la voce suadente. La sfrontatezza lasciava il posto alla carica emotiva di un personaggio in cerca di redenzione. “Illuminami la via” cantava, che sia quella della Terra Promessa o quella della villa lastricata d’oro, non importa. In ogni caso ci ha convinti, ci incamminiamo.

Quando gli U2 descrissero la contraddizione insita nell’America reaganiana con The Joshua Tree, si concentrarono sul suo lato politico, quello della morte e della sofferenza fisica. Lo ZooTV Tour, cinque anni più tardi, scardinò anche quello della contraddizione emotiva.

With or Without You veniva introdotta da una frase che passava quasi inosservata “Let’s go to Vegas, let’s get married…for a while” (“Andiamo a Las Vegas, andiamo a sposarci…per un po’“). Non passò però inosservata a Phil Joanou –  il regista di Rattle and Hum – e a Katie Hyman, all’epoca vice presidente A&R per la Imago Records.

I due si incontrarono casualmente mentre attendevano l’inizio del concerto degli U2 alla Meadowlands Arena di New Jersey, il 18 Marzo 1992, e quando Bono disse quella frase, prima di iniziare With or Without You, Phil e Katie decisero di prendere l’aereo per andarsi a sposare davvero a Las Vegas. Il matrimonio fu celebrato il giorno dopo alla Graceland Wedding Chapel mentre cantava un sosia di Elvis. Le immagini delle nozze furono poi mandate sui maxi-schermo durante Desire nel concerto al Madison Square Garden di New York, il 20 Marzo.

Katie dichiarò: “Beh, è stato Bono ad ispirarci. Tra due canzoni ha detto, ‘Andiamo a Las Vegas, andiamo a sposarci…per un po’”. Dovrebbe stare attento a ciò che dice perché tra il pubblico ci sono delle persone sensibili. Io e Phil siamo tra quelle persone e lo abbiamo fatto.”

Per fortuna Bono ha deciso di far carriera nel mondo musicale, quanto a persuasione ne ha da vendere. Andarsi a sposare per un po’, un concetto che suona quasi come un ossimoro; una dichiarazione ambigua che univa ancora una volta l’America sentimentalista e la propaganda materialista di stampo televisivo: sprezzante superficialità anche nelle cose più profonde. La città del Nevada viene vista come la patria del capitalismo emozionale, dove puoi comprare un marito o una moglie: “For Love or Money?“, un dubbio lancinante se ti fermi a pensare, ma tra le luci accecanti della ribalta e il lusso degli edifici anche l’amore diventa un bene di consumo.

Bono ricorda:

Suppongo che il denaro sia la nuova religione. Stavo ragionando su questo ed ero solito pensare che le nuove cattedrali fossero le banche, ma non lo sono, esse sono i casinò, perché le giocate casuali sono molto importanti. Las Vegas è La Mecca. […] La frase era questa, ‘Andiamo a Las Vegas, sposiamoci…per un po”. L’hai mai sentita? Si tratta ancora una volta di contraddizioni. Questa, probabilmente, è la ragione per cui mi piace essere in America.

Il brano del 1987, nell’epoca tecnologica della ZooTV, parlava ancora una volta dell’amore che ci distrugge lentamente dietro la sua patina glitterata. Splendente come Las Vegas in notturna.

E dopo la lussuria si passava al pentimento. Love Is Blindness si stagliava lentamente con il suo carico di dolore, lasciando un sapore amaro in bocca. Il televangelista oramai è consumato dalle sue stesse menzogne, “L’amore è cecità“, sembra quasi una scusa per giustificarsi agli occhi del mondo o forse una constatazione della sua cieca ricerca d’idolatrazione. La chitarra di Edge è un tunnel senza fine, non fa altro che scendere nell’oscurità; il suo assolo sono urla d’anime in pena, un perenne graffiare e squarciare, strappare e dilaniare. Il castello di carta è crollato.

Rimane solo un ultimo, strenuo, tentativo di compassione. Ritorna Elvis, quello romantico, che ci confida “Non posso evitare di innamorarmi di te“, sussurrato, flebile, al limite del lamento. La voce angelica, carica di pathos e sentimento, ci catturano totalmente. Anche noi, telespettatori bisognosi di certezze e verità, non possiamo fare a meno di innamorarci. E allora risolleviamo il peccatore, lo rivestiamo del suo ego e un sorriso corre lungo le guance di entrambi. Sappiamo bene che ricomincerà tutto da capo, ma non ne possiamo fare a meno. “Io credo nell’amore“, la sua voce è nuovamente ferma e decisa, “Si, io credo nell’amore. Nei soldi. Nell’amore. Io credo nella poesia, nell’elettricità, nei cosmetici economici. Io credo nel cielo sopra la mia testa e nelle scarpe argentate sotto di me. Io credo in Las Vegas, ci sono stato, so che esiste. Io credo in te! Io credo per te! Ho una visione! Ho una visione! Televisione! Televisione!

E’ come un’esplosione, un ritorno alla vita. “Sono come un predicatore che ruba cuori, ad uno spettacolo ambulante“, ci ritornano in testa le parole di Desire, forse l’unica verità assoluta in mezzo a fiumi di menzogne. Ma, in fondo, capire i meccanismi di questo sistema è irrilevante.

Tasto rosso del telecomando.
Cala il sipario.
Il silenzio ci avvolge.

That’s all folks.

Ma solo per oggi.

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